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Tassi di cambio reali e correzione europea (dal blog di Krugman, 4 maggio 2016)

 

May 4 12:23 pm

Real Exchange Rates and European Adjustment

Still in Lisbon, although heading home soon. And I found myself wondering about an empirical question: what would a crude look at the correlation between real exchange rates and trade adjustment look like?

The reason I raise this question is that I keep hearing forms of elasticity pessimism – assertions that internal devaluation either hasn’t worked or isn’t necessary, that there’s no real correlation between doing well on exports and reducing relative prices or unit labor costs. But are these assertions true? What are the stylized facts?

Well, here’s a quick and dirty look. I take as my independent variable the change in the real effective exchange rate from 2008 to 2015, taken from the European Commission database. I take as my dependent variable the change in the current account as a percentage of GDP, also from 2008 to 2015, from the IMF World Economic Outlook database. Here’s what you get:

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Er, the stylized fact seems to be a quite strong correlation between real exchange rates and trade adjustment.

OK, I’m aware that this is too crude to be interpreted as a causal relationship – at least some and maybe most of the adjustment we see is the result of import compression, driven by austerity-driven downturns, rather than improved competitiveness. But it’s still somewhat startling how different the data are from the widespread impression.

So where did the impression come from? One thought: we tend to look at real exchange rates of peripheral economies vis-à-vis the European core, which would be sufficient if the euro exchange rate hadn’t moved much and/or if euro countries were equally affected by euro depreciation. In fact, however, the euro has fallen a lot, and this has very differential effects: it’s a big gain for countries like Ireland that do a lot of their trade with non-euro (and non-European) partners, much less for countries like Greece that are more locally focused.

In any case, the raw correlation between real exchange rates and trade adjustment is much stronger than I thought, and probably than most people think.

 

Tassi di cambio reali e correzione europea

Ancora in Lisbona, sebbene tornerò presto a casa. E mi sono ritrovato a ragionare su una questione empirica: cosa verrebbe fuori da una semplice occhiata alla correlazione tra tassi di cambio reali e modifica nell’andamento del commercio?

La ragione per la quale sollevo questo tema è che continuo a sentire forme di ‘pessimismo sulla elasticità’ [1] – giudizi secondo i quali nemmeno la svalutazione interna  ha funzionato o è necessaria, che non c’è alcuna reale correlazione tra il buon andamento delle esportazioni e la riduzione dei prezzi relativi o dei costi per unità di lavoro. Ma sono vere queste asserzioni? Cosa dice una rappresentazione dei fatti?

Ebbene, ecco un’occhiata rapida e semplice. Assumo come mia variabile indipendente il cambiamento del tasso di cambio reale effettivo dal 2008 al 2015, derivato dal database della Commissione Europea. Assumo come mia variabile dipendente il cambiamento nel conto corrente come percentuale del PIL, anch’esso dal 2008 al 2015, derivato dal database del World Economic Outlook del FMI. Ecco cosa si ottiene [2]:

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Ehm, i fatti stilizzati sembrano indicare una forte correlazione tra i tassi di cambio reali e le correzioni commerciali.

É  vero, sono consapevole che questo è troppo rozzo per essere interpretato come una relazione causale – almeno una parte e forse la maggioranza della correzione che osserviamo è il risultato di una compressione delle importazioni, guidata dal declino provocato dall’austerità, piuttosto che da una competitività migliorata. Ma è tuttavia sorprendente quanto siano diversi i dati rispetto alla percezione generale.

Dunque, da dove deriva quella impressione? Un pensiero: tendiamo a guardare ai tassi di cambio reali delle economie periferiche correlandoli a quelli dei paesi centrali dell’Europa, che sarebbe sufficiente se il tasso di cambio dell’euro non si fosse spostato molto e/o se i paesi dell’euro fossero egualmente influenzati da una svalutazione dell’euro. Nei fatti, tuttavia, l’euro è caduto molto, e questo ha effetti molto diversi: si tratta di una gran vantaggio per paesi come l’Irlanda che hanno una gran quantità di scambi con partner non euro (e non europei), molto meno per paesi come la Grecia che sono più concentrati su scala locale.

In ogni caso, la rozza correlazione tra tassi di cambio reali  e modifiche nel commercio è molto più forte di quello che pensassi, e probabilmente di quello che pensano la maggioranza delle persone.

 

 

 

[1] Krugman ha affrontato tale questione di recente, nel post del 16 aprile qua tradotto.

[2] Per una lettura della tabella si consideri:

  1. a) che il ‘tasso di cambio reale effettivo’ (REER) è la media ponderata del valore della valuta di un paese in relazione ad un indice o ad un ‘paniere’ di altre importanti valute e corretta per gli effetti dell’inflazione. Dunque, il tasso di cambio reale effettivo di un paese europeo può ben essere diverso da un altro paese europeo, pur avendo essi una valuta unica; principalmente perché può riflettersi su diverse situazioni nel commercio che possono far pesare in modi diversi i rapporti con le altre valute, ed anche perché l’inflazione non è dappertutto identica;
  2. b) Il “conto corrente” è la somma della bilancia commerciale (i beni ed i servizi esportati, sottratti quelli importanti), del reddito netto proveniente dall’estero e dei trasferimenti correnti netti all’estero.

Proviamo dunque a leggere la tabella: sulla linea verticale leggiamo i cambiamenti del ‘conto corrente’, dunque quanto soprattutto sono cresciute le esportazioni rispetto alle importazioni. I paesi ‘periferici’ dell’Europa hanno avuto una considerevole modifica, ma, come spiega Krugman, essa potrebbe anche dipendere da una forte contrazione delle importazioni a seguito delle crisi e delle politiche di austerità. Francia, Germania ed Italia si collocano in una variazione da 5 a 10.

Contemporaneamente, però, le variazioni nel ‘tasso di cambio reale effettivo’ mostrano, ad esempio per l’Italia, un effetto di qualche punto di svalutazione, una discreto accrescimento delle Germania, ed una forte svalutazione di Irlanda, Spagna e Portogallo. Anche in questo caso, la svalutazione del tasso di cambio reale potrebbe significare cose molto diverse: la maggiore svalutazione potrebbe derivare da un peso maggiore degli scambi con i paesi delle valute dell’indice – come nel caso dell’Irlanda, che ha una svalutazione reale di circa il 30%  – mentre la minore svalutazione della Grecia deriva dal suo deficit di scambi e di export.

Krugman però osserva che una correlazione, indubbiamente, c’è.

 

 

 

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