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Il trauma della normalità (dal blog di Krugman, 7 gennaio 2017)

 

The Shock of the Normal

 

 JANUARY 7, 2017 11:13 AM 

 

Some further thoughts on the macro situation: some of us spent years trying to convince others that the post-crisis environment changed the rules, especially for fiscal policy. Now we have a new problem: how to explain that the rules have (somewhat) changed back without leading to a lot of stupid gotchas, “You said that and now you say this”

The thing is, people like me or Simon Wren-Lewis have been consistent all along; and saying that the rules have changed back is just an application of the same basic framework that worked so well after 2008 — basically an updated version of IS-LM.

Again, think of aggregate demand as reflecting the interest rate, other things equal, while monetary policy normally leans against changes in GDP, so that there’s an upward-sloping LM curve — but because it’s really hard to cut rates below zero, that curve is flat at low levels of output. Short-run equilibrium of output and interest rates is where the IS and LM curves cross:

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Now, suppose you’re considering the effects of policies that will, other things equal, raise or lower aggregate demand — that is, shift the IS curve. In normal circumstances, where the IS curve intersects an upward-sloping LM, such shifts have limited effects on output and employment, because they’re offset by changes in interest rates: fiscal expansion leads to crowding out, austerity to crowding in, and multipliers are low.

In the aftermath of the financial crisis, however, we spent an extended period at the ZLB, as shown by the “2010” IS curve. In those conditions, shifts in the IS curve don’t move interest rates, there is no crowding out (actually crowding in because increased sales lead to higher investment), and multipliers are large.

In that kind of world, prudence is folly and virtue is vice. Almost anything that leads to higher spending is a good thing; we were in coalmines and aliens territory.

Even at the time, however, I tried to explain that this wouldn’t always be the case. From the linked post:

Oh, and let’s always remember that Keynesians like me don’t believe that thing like the paradox of thrift and the paradox of flexibility are the way the economy normally works. They’re very much exceptional, applying only when interest rates are up against the zero lower bound. Unfortunately, that happens to be the world we’re currently living in.

So are we still there? No. Wages are finally rising, quit rates are back to pre-crisis levels, so we seem to be fairly close to full employment, and the Fed is raising rates. So it now looks like the “2017” IS curve in the figure. We’re just barely over the border into normality, which is why I think the Fed should hold and we could still use some fiscal stimulus for insurance, and very low rates still make the case for lots of infrastructure spending. But it’s not the same as it was.

Or actually it’s not the same in the U.S.. Europe is still fairly deep in the liquidity trap.

The point here is that argument by gotcha is even worse now than usual. If you see progressive economists saying different things about Trump deficits than they said about Obama deficits, it’s because the situation has changed, and the very same models that called for fiscal stimulus when Republicans pretended to be fiscally responsible say that deficits are no longer good now that they’re showing what they always were.

 

Il trauma della normalità [1]

Qualche altro pensiero sulla situazione macroeconomica: alcuni di noi hanno passato anni a cercar di convincere gli altri che nell’ambiente successivo alla crisi le regole erano cambiate, in particolare quelle della politica della finanza pubblica. Ora abbiamo un problema nuovo: come spiegare che le regole sono in parte nuovamente cambiate, senza che questo comporti che un sacco di persone pensino di averti preso in castagna, “Prima la pensavi in un modo e ora in un altro”.

Il punto è che persone come me o come Simon Wren-Lewis sono state coerenti dall’inizio; e dire che le cose sono di nuovo cambiate è solo l’applicazione dello stesso modello di base che ha funzionato così bene dopo il 2008 – fondamentalmente una versione aggiornata del IS-LM [2].

Di nuovo, si pensi alla domanda aggregata come un riflesso, a parità delle altre condizioni, del tasso di interesse, mentre la politica monetaria normalmente si appoggia ai cambiamenti del PIL, cosicché c’è una curva LM (della liquidità e della moneta) che inclina verso l’alto – ma poiché è davvero difficile tagliare i tassi al di sotto dello zero, quella curva, a livelli bassi di produzione, è piatta. Nel breve periodo l’equilibrio di produzione e di tassi di interesse è dove le curve IS (degli investimenti e dell’occupazione) e LM si incrociano:

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Ora, pensate di valutare gli effetti di politiche che, a parità delle altre condizioni, eleveranno o abbasseranno la curva della domanda – ovvero, spostate la curva IS [3]. In circostanze normali, all’intersezione della curva IS con LM che tende verso l’alto, tali spostamenti hanno effetti limitati sulla produzione e sull’occupazione: l’espansione della finanza pubblica comporta uno ‘spiazzamento’ (dell’investimento privato), mentre l’austerità comporta l’accalcarsi di entrambi, e i moltiplicatori sono bassi.

All’indomani della crisi finanziaria, tuttavia, abbiamo avuto un periodo prolungato di tassi di interesse al livello inferiore dello zero, come mostrato dalla curva IS nella versione del 2010. In quelle condizioni, gli spostamenti della curva IS non muovono i tassi di interesse, non c’è alcuno spiazzamento (dell’investimento privato) (in realtà c’è una maggiore concentrazione, perché le vendite accresciute portano a investimenti più elevati), e i moltiplicatori sono ampi.

In un mondo di quel genere, la prudenza è follia e la virtù è il vizio. Quasi tutto quello che porta ad una spesa maggiore è una cosa buona; siamo nel territorio delle miniere di carbone e degli alieni [4].

Persino in quel periodo, tuttavia, io cercai di spiegare che la situazione non sarebbe stata sempre questa. Dal post che ho richiamato in precedenza:

“Infine, ricordate sempre che i keynesiani come me non credono che cose come il paradosso del risparmio e il paradosso della flessibilità siano il modo nel quale un’economia funziona normalmente. Esse sono situazioni del tutto eccezionali, si applicano soltanto quando i tassi di interesse sono al livello inferiore dello zero. Sfortunatamente, accade che sia quello il mondo nel quale stiamo vivendo attualmente.”

Dunque, siamo ancora a quel punto? No. I salari finalmente stanno salendo, i tassi delle dimissioni volontarie dai posti di lavoro sono tornati ai livelli precedenti alla crisi [5], cosicché sembra che siamo abbastanza vicini alla piena occupazione, e la Fed sta alzando i tassi. Sembra dunque che adesso siamo in una condizione della curva IS come quella mostrata nella figura nella versione “2017”. Siamo appena oltre il limite della normalità, che è la ragione per la quale io penso che la Fed dovrebbe attendere e che dovremmo ancora utilizzare lo stimolo della spesa pubblica per sicurezza, e che tassi di interesse molto bassi ancora giustifichino una forte spesa pubblica nelle infrastrutture. Ma non è la stessa situazione che c’era in precedenza.

Per la verità, non è la stessa negli Stati Uniti. L’Europa è ancora abbastanza profondamente in una trappola di liquidità.

In questo caso, il punto è che l’argomento di coloro che pensano di trovarvi in contraddizione con voi stessi è persino peggiore del solito. Se voi osservate economisti progressisti che sui deficit di Trump dicono cose diverse di quelle che dicevano sui deficit di Obama, questo dipende dal fatto che la situazione è cambiata, e proprio gli stessi modelli che richiedevano lo stimolo della finanza pubblica quando i repubblicani facevano finta di essere responsabili dicono che i deficit non sono più positivi, pur oggi che stanno confermando quello che sono sempre stati.

 

 

[1] In questo caso Krugman non ha inserito il suo normale avvertimento per un post “per esperti”. Ma in effetti si tratta di un post complesso, che – spero senza fare sbagli – ho cercato di rendere più comprensibile con qualche nota e con riferimenti a post e note precedenti.

[2] Per una comprensione del modello, si vedano i due post qua pubblicati il 14 marzo 2014, che comprende anche la traduzione del post del 9 ottobre 2011 (“IS-LMentary”, ovvero “Lo IS-LM spiegato in modo semplice).

[3] Si può intendere per “spostare la curva IS” un intervento di stimolazione della spesa pubblica, che in pratica trasferisce la curva IS più verso destra, ovvero verso una produzione e occupazione maggiore.

[4]  La connessione è con un post del 20 agosto 2013 e scopro che purtroppo non è qua tradotto. Il “territorio delle miniere di carbone” era comunque un riferimento ad un noto passo di Keynes, nel quale egli spiegava che nelle circostanze eccezionali di una trappola di liquidità sarebbe stato positivo anche nascondere dei soldi in miniere di carbone e fare in modo che la gente li trovasse e utilizzasse. In pratica, una versione del successivo quasi-paradosso del ‘lancio dei soldi dall’elicottero’. Gli ‘alieni’ erano una ulteriore esemplificazione di un paradosso del genere coniata da Krugman, ovvero l’invenzione di una guerra stellare che avrebbe costretto a spendere soldi per nulla.

[5] Il “quit rate” è il tasso che mostra la propensione volontaria degli americani a lasciare il loro posto di lavoro per cercarne altri. Dunque paradossalmente è un indicatore non di debolezza, ma di forza dell’economia, che non va ovviamente confuso con il tasso delle dimissioni non volontarie, o dei licenziamenti. Indica una condizione di maggiore sicurezza ed ottimismo dei lavoratori e, non a caso, quel tasso crollò dopo la crisi nell’anno 2009.

 

 

 

 

 

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