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Illusioni di infrastrutture (dal blog di Krugman, 14 gennaio 2017)

 

JAN 14 8:29 AM 

Infrastructure Delusions

Ben Bernanke has a longish post about fiscal policy in the  Trump era. It’s not the most entertaining read; perhaps because of the political fraughtness of the moment, Bernanke has reverted a bit to Fedspeak. But there’s some solid insight, a lot of it pretty much in line with what I have been saying.

Notably, Bernanke, like yours truly, argues that the fiscal-stimulus case for deficit spending has gotten much weaker, but there’s still a case for borrowing to build infrastructure:

When I was Fed chair, I argued on a number of occasions against fiscal austerity (tax increases, spending cuts). The economy at the time was suffering from high unemployment, and with monetary policy operating close to its limits, I pushed (unsuccessfully) for fiscal policies to increase aggregate demand and job creation. Today, with the economy approaching full employment, the need for demand-side stimulus, while perhaps not entirely gone, is surely much less than it was three or four years ago. There is still a case for fiscal policy action today, but to increase output without unduly increasing inflation the focus should be on improving productivity and aggregate supply—for example, through improved public infrastructure that makes our economy more efficient or tax reforms that promote private capital investment.

But he gently expresses doubt that this kind of thing is actually going to happen:

In particular, will Republicans be willing to support big increases in spending, including infrastructure spending? Alternatively, if Congress opts to reduce the deficit impact of an infrastructure program by financing it through tax credits and public-private partnerships, as candidate Trump proposed, the program might turn out to be relatively small.

Let me be less gentle: there will be no significant public investment program, for two reasons.

First, Congressional Republicans have no interest in such a program. They’re hell-bent on depriving millions of health care and cutting taxes at the top; they aren’t even talking about public investment, and would probably drag their feet even if Trump came forward with a detailed plan and made it a priority.

But this then raises the obvious question: who really believes that this crew is going to come up with a serious plan? Trump has no policy shop, nor does he show any intention of creating one; he’s too busy tweeting about perceived insults from celebrities, and he’s creating a cabinet of people who know nothing about their responsibilities. Any substantive policy actions will be devised and turned into legislation by Congressional Republicans who, again, have zero interest in a public investment program.

So investors betting on a big infrastructure push are almost surely deluding themselves. We may see some conspicuous privatizations, especially if they come with naming opportunities: maybe putting in new light fixtures will let him rename Hoover Dam as Trump Dam? But little or no real investment is coming.

 

Illusioni di infrastrutture

Ben Bernanke ha un post piuttosto lunghetto sulla politica della finanza pubblica nell’epoca di Caligola Trump. Non è la lettura più divertente: forse a causa delle insidie della politica del momento, Bernanke è un po’ tornato al linguaggio stile Fed. Ma c’è qualche intuizione solida, e molte di esse abbastanza in linea con quello che vengo dicendo.

In particolare, Bernanke, come il sottoscritto, sostiene che l’argomento dello stimolo con la finanza pubblica è diventato molto più debole, ma c’è ancora un motivo per indebitarsi nella costruzione di infrastrutture:

Quando ero Presidente della Fed, in un certo numero di occasioni mi pronunciai contro l’austerità nella finanza pubblica (aumenti delle tasse, tagli delle spese). A quel tempo l’economia stava soffrendo di elevata disoccupazione e, con la politica monetaria che operava vicina ai suoi limiti, io spinsi (infruttuosamente) per politiche della finanza pubblica che aumentassero la domanda aggregata e la creazione di posti di lavoro. Oggi, con l’economia che si avvicina alla piena occupazione, il bisogno di uno stimolo da lato della domanda, se forse non è interamente superato, è certamente molti inferiore di tre o quattro anni fa. Oggi c’è ancora un motivo per una iniziativa di politica della finanza pubblica, ma per aumentare la produzione senza aumentare significativamente l’inflazione ci si dovrebbe concentrare sul miglioramento della produttività e dell’offerta aggregata – ad esempio, attraverso migliori infrastrutture pubbliche che rendano più efficiente la nostra economia, o riforme fiscali che promuovano l’investimento del capitale privato.”

Ma egli, in modo cortese, esprime il dubbio che cose del genere stiano effettivamente per accadere:

“In particolare, i repubblicani saranno disponibili a grandi incrementi di spesa, incluse le spese per infrastrutture? In alternativa, se il Congresso scegliesse di ridurre l’impatto sul deficit di un programma infrastrutturale finanziandolo attraverso crediti di imposta e collaborazioni tra il pubblico e il privato, come ha proposto Trump da candidato, il programma potrebbe rivelarsi relativamente modesto.”

Fatemi essere meno cortese: non ci sarà alcun significativo programma pubblico di investimenti, per due ragioni.

La prima: i repubblicani nel Congresso non hanno alcun interesse per un programma del genere. Essi sono caparbiamente determinati nel privare milioni di persone della assistenza sanitaria e nel tagliare le tasse sui più ricchi; non stanno neppure ragionando di investimenti pubblici, e probabilmente non sarebbero entusiasti neppure se Trump si facesse avanti con un programma dettagliato e ne facesse una priorità.

Ma questo inoltre solleva una ovvia domanda: chi crede davvero che una squadra di questo genere sia intenzionata a venirsene fuori con un programma serio? Trump non possiede alcun laboratorio programmatico, né mostra alcuna intenzione di crearsene uno: è troppo occupato a twittare sui presunti insulti da parte di celebrità, e si sta costruendo un gabinetto di individui che non sanno niente delle loro responsabilità. Ogni iniziativa politica di sostanza sarà concepita e trasformata in legge dai repubblicani del Congresso i quali, lo ripeto, non hanno alcun interesse in un programma di investimenti pubblici.

Dunque, gli investitori che scommettono su una forte spinta infrastrutturale quasi certamente si stanno illudendo. Forse assisteremo a qualche cospicua privatizzazione, in specie se esse si annunciano con qualche opportunità di titolazione: forse realizzare un nuovo impianto di illuminazione permetterebbe di rinominare la Diga Hoover [1] con la Diga Trump? Ma, quanto a investimenti, ne arriveranno pochi o punti.         

 

 

[1] La diga di Hoover (in inglese Hoover Dam, anche nota come Boulder Dam) è una diga di tipo arco-gravità in calcestruzzo armato realizzata nel 1935 e situata nel Black Canyon lungo il corso del fiume Colorado, sul confine tra lo Stato dell’Arizona e del Nevada.

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