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Macroipocrisia (dal blog di Krugman, 6 gennaio 2017)

 

JAN 6 3:23 PM

 

Macrohypocrisy

 

Paul Waldman has a righteous rant on Congressional Republicans, who posed as the hawkiest of deficit hawks as long as a Democrat was in the White House, but are now fine with huge debt increases under Trump. But really, is anyone except the fiscal scolds surprised? The fraudulence and flim-flam of GOP deficit poseurs was obvious all along.

What is true is that the GOP flip-flop – flim-flam-flop? – is especially noteworthy because of the macroeconomic timing. Deficits were the ultimate evil when the economy was depressed, monetary policy was stymied by the zero lower bound, and we really needed fiscal expansion. Now deficits are fine at precisely the moment when the economy seems to be fairly close to full employment, the Fed is starting to hike rates, and the case for fiscal expansion, while not completely absent, is fairly subtle, resting mainly on the precautionary motive.

But will Republicans pay a price for their hypocrisy? Probably not: my guess is that professional centrists will move the center, as they always do, to declare both parties equally at fault, while the news media will continue to canonize Paul Ryan, who looks Very Serious as he instantly abandons all his supposed principles.

And meanwhile I and other Keynesians are getting mail accusing us of being the hypocrites: “You were for deficits when Obama was in, now they’re bad!”

But as I just said, the situation has changed.

Nobody knows precisely how close we are to full employment; we have very little reason to trust estimates of the NAIRU, if such a thing even exists at low inflation rates. However, some unambiguous indicators of labor market tightness clearly show an economy looking much more like its pre-crisis self than it did a few years ago. As the figure shows, wages are finally rising at a reasonable clip, and quit rates are more or less normal, suggesting that jobs are relatively easy to find.

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I’d be a lot more comfortable about the state of affairs if we had more-or-less full employment along with an interest rate well clear of the ZLB, so that the Fed had evident room to cut in the next recession; the fact that we don’t is why I still think modest fiscal stimulus is appropriate, and so is monetary forbearance until inflation is higher. But it’s nothing like the situation in 2010.

When the macroeconomic situation changes, I change my policy recommendations. What do you do?

 

Macroipocrisia

Paul Waldmann pubblica una legittima invettiva contro i repubblicani del Congresso, che si erano atteggiati come i massimi falchi dei deficit finché c’era un democratico alla Casa Bianca, ma adesso sono d’accordo con ampi incrementi del deficit sotto Trump. Ma davvero, c’è qualcuno, eccetto le Cassandre del deficit, che si sorprende? L’inganno delle fandonie sul deficit del Partito Repubblicano è stato sempre evidente.

Quello che è vero è che il dietro front del Partito repubblicano – un dietro front della fandonia [1]? – è particolarmente notevole a causa della tempistica macroeconomica. I deficit erano l’ultimo dei danni quando l’economia era depressa, la politica monetaria intralciata dal limite inferiore dello zero (nei tassi di interesse) e avevamo davvero bisogno di una espansione della finanza pubblica. Adesso i deficit vanno bene proprio nel momento nel quale l’economia sembra abbastanza vicina alla piena occupazione, e l’argomento per una espansione della spesa pubblica, sebbene non completamente peregrino, è abbastanza sottile, fondandosi principalmente su una motivazione di tipo precauzionale.

Ma i repubblicani pagheranno un prezzo per la loro ipocrisia? Probabilmente no: la mia impressione è che i centristi di professione si sposteranno verso il centro, come fanno sempre, per dichiarare che la colpa è di entrambi i partiti, mentre i media dell’informazione continueranno a canonizzare Paul Ryan, che appare Molto Serio nel momento in cui abbandono all’istante i suoi presunti principi.

E nel frattempo, io come altri Keynesiani stiamo ricevendo mail che ci accusano di essere degli ipocriti: “Eravate per il deficit quando Obama era in carica, ora sono negativi!”

Ma come ho appena detto, la situazione è cambiata.

Nessuno sa con precisione quanto si sia effettivamente vicini alla piena occupazione; abbiamo davvero poca ragione di fidarci delle stime del NAIRU [2], se una cosa del genere persino esista a bassi tassi di inflazione. Tuttavia, alcuni indicatori non ambigui sulla compattezza del mercato del lavoro mostrano un’economia che assomiglia molto di più alla sua condizione pre-crisi di quello che non pareva pochi anni fa. Come mostra il diagramma, i salari stanno crescendo finalmente ad una velocità ragionevole, e i tassi delle dimissioni volontarie dal lavoro sono più o meno normali, il che indica che i posti di lavoro sono relativamente facili da trovare.

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Sarei molto più a mio agio sulla condizione dell’economia se avessimo più o meno una piena occupazione assieme ad un tasso di interesse ben distante dal limite inferiore dello zero, in modo tale che la Fed avesse spazio per fare tagli in una prossima recessione; il fatto che non l’abbiamo spiega perché penso ancora che un modesto stimolo di spesa pubblica sia appropriato, e lo stesso vale per una pazienza con lo strumento monetario sinché l’inflazione non sia più alta. Ma la situazione è molto diversa dal 2010.

Quando la situazione macroeconomica cambia, io cambio le mie raccomandazioni sulla politica. Voi che fate?

 

 

[1] Intraducibile gioco di parole tra le espressioni inglesi “flim-flam” (“fandonia”) e “flip-flop” (“dietro-front”).

[2]  A proposito del significato dell’acronimo NAIRU (che sta per “Non-accelerating inflation rate of unemployment” e vuol dire: ‘Tasso di disoccupazione al quale non si ha accelerazione dell’inflazione’) si veda alle Note sulla Traduzione, la voce Curva di Phillips, cenni di storia, deflazione, NAIRU e attualità”.

 

 

 

 

 

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