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La tassa Americana al confine, di Nouriel Roubini (da Project Syndicate, 3 marzo 2017)

 

MAR 3, 2017

America’s Bad Border Tax

NOURIEL ROUBINI

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NEW YORK – The United States may be about to implement a border adjustment tax. The Republican Party, now in control of the legislative and executive branches, views a BAT – which would effectively subsidize US exporters, by giving them tax breaks, while penalizing US companies that import goods – as an important element of corporate-tax reform. They claim that it would improve the US trade balance, while boosting domestic production, investment, and employment. They are wrong.

The truth is that the Republicans’ plan is highly problematic. Along with other proposed reforms, the BAT would turn the US corporate income tax into a tax on corporate cash flow (with border adjustment), implying far-reaching consequences for US companies’ competitiveness and profitability.

Some sectors or firms – especially those that rely heavily on imports, such as US retailers – would face sharp increases in their tax liabilities; in some cases, these increases would be even greater than their pre-tax profits. Meanwhile, sectors or firms that export, like those in manufacturing, would enjoy significant reductions in their tax burden. This divergence seems both unwarranted and unfair.

The BAT would have other distributional implications, too. Studies indicate that it may hit consumers among the bottom 10% of income earners hardest. Yet it has been promoted as a way to offset the corporate-tax cuts that Republicans are also pushing – cuts that would ultimately benefit those at the top of the income distribution.

Making matters worse, the BAT would not actually protect US firms from foreign competition. Economic theory suggests that, in principle, a BAT could push up the value of the dollar by as much as the tax, thereby nullifying its effects on the relative competitiveness of imports and exports.

Moreover, the balance-sheet effects of dollar appreciation would be large. Because most foreign assets held by US investors are denominated in a foreign currency, the value of those assets could be reduced by several trillion dollars, in total. Meanwhile, the highly indebted emerging economies would face ballooning dollar liabilities, which could cause financial distress and even crises.

Even if the US dollar appreciated less than the BAT, the pass-through from the tax on imports to domestic prices would imply a temporary but persistent rise in the inflation rate. Some studies suggest that, in the BAT’s first year, the new tax could push up US inflation by 1%, or even more. The US Federal Reserve may respond to such an increase by hiking its policy rate, a move that would ultimately lead to a rise in long-term interest rates and place further upward pressure on the dollar’s exchange rate.

Yet another problem with the BAT is that it would create massive disruptions in the global supply chains that the US corporate sector has built over the last few decades. By undermining companies’ capacity to maximize the efficiency of labor and capital allocation – the driving motivation behind offshoring – the BAT would produce large welfare costs for the US and the global economy.

The final major problem with the BAT is that it violates World Trade Organization rules, which allow border adjustment only on indirect taxation, such as value-added tax, not on direct taxes, like those levied on corporate income. Given this, the WTO would probably rule the BAT illegal. In that case, the US could face retaliatory measures worth up to $400 billion per year if it didn’t repeal the tax. That would deal a serious blow to US and global GDP growth.

So how likely is the US to enact the BAT? The proposal has the support of the Republican majority in the House of Representatives, but a number of Senate Republicans are likely to vote against it. Democrats in both houses of Congress are likely to vote against the entire proposed corporate-tax reform, including the BAT.

The executive branch is also split on the issue, with President Donald Trump’s more protectionist advisers supporting it and his more internationalist counselors opposing it. Trump himself has sent mixed signals.

Disagreement over the BAT extends to business as well, with firms that export more than they import supporting it, and vice versa. As for the general public, low- and middle-income households should oppose the BAT, which would drive up prices of the now-cheap imported goods that these groups currently consume, though Trump’s blue-collar constituents, particularly those who work in manufacturing, may support the measure.

Ultimately, the case for the BAT is relatively weak – far weaker than the case against it. While this may be enough to ensure that it doesn’t pass, there are strong protectionist forces in the US government pushing hard for it and similar policies. Even if the BAT is rejected, the risk of a damaging global trade war triggered by the Trump administration will continue to loom large.

 

La tassa Americana al confine,

di Nouriel Roubini

NEW YORK – E’ possibile che gli Stati Uniti siano prossimi ad applicare una tassa di adeguamento al confine. Il Partito Repubblicano, che adesso ha il controllo del ramo legislativo ed esecutivo, considera tale tassa (BAT) – che in pratica darebbe un sussidio agli esportatori statunitensi, consentendo loro sgravi fiscali, mentre penalizzerebbe le società statunitensi che importano beni – come un elemento importante della riforma della tassazione sulle società. Sostengono che migliorerebbe la bilancia commerciale degli Stati Uniti, incoraggiando altresì la produzione nazionale, gli investimenti e l’occupazione. Ma hanno torto.

La verità è che il progetto dei repubblicani è altamente problematico. In aggiunta ad altre proposte riforme, la BAT trasformerebbe la tassa sul reddito delle società in una tassa sui flussi di contante delle società (con correzioni al confine), comportando conseguenze di vasta portata sulla competitività e sui profitti delle società degli Stati Uniti.

Alcuni settori di imprese – in particolare quelle che si basano pesantemente sulle importazioni, come le grandi aziende che commerciano al dettaglio – si troverebbero di fronte a bruschi incrementi dei loro oneri fiscali; in alcuni casi, questi incrementi sarebbero persino maggiori dei loro profitti prima delle tasse. Contemporaneamente, i settori e le imprese che esportano, come quelli del settore manifatturiero, godrebbero significative riduzioni nei loro oneri fiscali. Queste differenze sembrano sia immotivate che ingiuste.

La BAT avrebbe anche altre implicazioni distributive. Gli studi indicano che essa potrebbe colpire nel modo più duro il 10% dei percettori dei redditi più bassi. Tuttavia essa è stata promossa come un modo per bilanciare gli sgravi fiscali alle società che i repubblicani stanno al tempo stesso proponendo – sgravi dei quali in ultima analisi beneficeranno coloro che stanno ai primi posti della distribuzione del reddito.

Rendendo le cose peggiori, la BAT effettivamente non proteggerebbe le imprese statunitensi dalla competizione straniera. La teoria economica indica che, in via di principio, una BAT potrebbe spingere in alto il dollaro per valori analoghi a quelli della tassa, di conseguenza annullando i suoi effetti sulla competitività relativa di importazioni ed esportazioni.

Inoltre, gli effetti sugli equilibri patrimoniali dell’apprezzamento del dollaro sarebbero ampi. Giacché gran parte degli asset stranieri detenuti dagli investitori statunitensi sono denominati in valute straniere, il valore di quegli asset potrebbe ridursi per varie migliaia di miliardi di dollari, nel complesso. Nel frattempo, le economie emergenti altamente indebitate si troveranno di fronte ad un ingigantimento delle loro passività, che potrebbe provocare disordine finanziario ed anche crisi.

Anche se il dollaro statunitense si apprezzasse meno del valore della BAT, il passaggio dalla tassa sulle importazioni ai prezzi interni implicherebbe una crescita temporanea ma persistente nel tasso di inflazione. Alcuni studi indicano che nel primo anno della BAT, la nuova tassa potrebbe spingere in alto l’inflazione negli Stati Uniti dell’1% ed anche di più. La Federal Reserve può rispondere a tale incremento alzando il suo tasso di riferimento, una mossa che alla fine porterebbe ad una crescita dei tassi di interesse a lungo termine e collocherebbe ancora più in alto la pressione sul tasso di cambio del dollaro.

Un altro problema ancora con la BAT è che essa creerebbe massicce rotture nelle catene globali dell’offerta che il sistema delle imprese degli Stati Uniti ha costruito nel corso dei passati decenni. Mettendo a repentaglio la capacità delle imprese di massimizzare l’efficienza del lavoro e della allocazione dei capitali – le motivazioni che stanno dietro le delocalizzazioni – la BAT produrrebbe grandi costi per gli Stati Uniti e l’economia globale in termini di benessere.

L’importante problema conclusivo della BAT è che essa viola le regole della Organizzazione Mondiale del Commercio, che consentono correzioni alle frontiere solo sulla tassazione indiretta, quale la tassa sul valore aggiunto, e non sulle tasse dirette, come quelle imposte sui redditi delle società. Su questa base, probabilmente il WTO decreterebbe l’illegalità della BAT. In quel caso, gli Stati Uniti probabilmente potrebbero misurarsi con misure ritorsive del valore di 400 miliardi di dollari all’anno, se non abrogassero la BAT. Il che darebbe un colpo serio agli Stati Uniti ed alla crescita dell’economia globale.

Quanto è, dunque, probabile che gli Stati Uniti approvino la BAT? La proposta ha il sostegno della maggioranza repubblicana alla Camera dei Rappresentanti, ma è probabile che un certo numero di Senatori repubblicani voti contro. I democratici in entrambi i rami del Congresso è probabile che votino contro l’intera riforma della tassazione sulle società che viene proposta, inclusa la BAT.

Anche l’esecutivo è diviso su tale tema, con i consiglieri più protezionisti del Presidente Donald Trump che la sostengono e i consiglieri più internazionalisti che si oppongono. Trump stesso ha inviato segnali contraddittori.

Il disaccordo con la BAT si estende anche alle imprese, con quelle che esportano che la sostengono più di quelle che importano, e viceversa. Per quanto riguarda l’opinione pubblica, le famiglie con redditi medio bassi dovrebbero opporsi alla BAT, che innalzerebbe i prezzi adesso economici dei beni importati che questi gruppi sociali attualmente consumano, sebbene l’elettorato di Trump, particolarmente coloro che lavorano nel settore manifatturiero, possono sostenere quella misura.

Infine, gli argomenti a favore della BAT sono relativamente deboli – assai più deboli degli argomenti contrari. Se questo può essere sufficiente ad assicurare che essa non sia approvata, ci sono consistenti forze protezioniste nel Governo degli Stati Uniti che spingono con energia su di essa e su politiche simili. Anche se la BAT fosse respinta, il rischio di una dannosa guerra commerciale globale innescato dalla Amministrazione Trump continuerà ad incombere ampiamente.

 

 

 

 

 

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