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Il paese del carbone è una condizione mentale, di Paul Krugman (New York Times 31 marzo 2017)


Coal Country Is a State of Mind

Paul Krugman MARCH 31, 2017

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West Virginia went overwhelmingly for Donald Trump in November — in fact, he beat Hillary Clinton by almost a three-to-one majority. And it may seem obvious why: The state is the heart of coal country, and Mr. Trump promised to bring coal jobs back by eliminating Obama-era environmental regulations. So at first glance the 2016 election looks like a political realignment reflecting differences in regional interests.

But that simple story breaks down when you look at the realities of the situation — and not just because environmentalism is a minor factor in coal’s decline. For coal country isn’t really coal country anymore, and hasn’t been for a long time.

Why does an industry that is no longer a major employer even in West Virginia retain such a hold on the region’s imagination, and lead its residents to vote overwhelmingly against their own interests?

Coal powered the Industrial Revolution, and once upon a time it did indeed employ a lot of people. But the number of miners began a steep decline after World War II, and especially after 1980, even though coal production continued to rise. This was mainly because modern extraction techniques — like blowing the tops off mountains — require far less labor than old-fashioned pick-and-shovel mining. The decline accelerated about a decade ago as the rise of fracking led to competition from cheap natural gas.

So coal-mining jobs have been disappearing for a long time. Even in West Virginia, the most coal-oriented state, it has been a quarter century since they accounted for as much as 5 percent of total employment.

What, then, do West Virginians actually do for a living these days? Well, many of them work in health care: Almost one in six workers is employed in the category “health care and social assistance.”

Oh, and where does the money for those health care jobs come from? Actually, a lot of it comes from Washington.

West Virginia has a relatively old population, so 22 percent of its residents are on Medicare, versus 16.7 percent for the nation as a whole. It’s also a state that has benefited hugely from Obamacare, with the percentage of the population lacking health insurance falling from 14 percent in 2013 to 6 percent in 2015; these gains came mainly from a big expansion of Medicaid.

It’s true that the nation as a whole pays for these health care programs with taxes. But an older, poorer state like West Virginia receives much more than it pays in — and it would have received virtually none of the tax cuts Trumpcare would have lavished on the wealthy.

Now think about what Trumpism means for a state like this. Killing environmental rules might bring back a few mining jobs, but not many, and mining isn’t really central to the economy in any case. Meanwhile, the Trump administration and its allies just tried to replace the Affordable Care Act. If they had succeeded, the effect would have been catastrophic for West Virginia, slashing Medicaid and sending insurance premiums for lower-income, older residents soaring.

Also, don’t forget that Paul Ryan has long pushed for the conversion of Medicare into an underfunded voucher scheme, which would be another body blow to retiree-heavy states.

And aside from the devastating effect on coverage, think about how the Republican assault on Obamacare would have affected the health sector that now employs so many West Virginians. It’s almost certain that the job losses from Trumpcare cuts would have greatly exceeded any possible gains in coal.

So West Virginia voted overwhelmingly against its own interests. And it wasn’t just because its citizens failed to understand the numbers, the reality of the trade-off between coal and health care jobs.

For the striking thing, as I said, is that coal isn’t even the state’s dominant industry these days. “Coal country” residents weren’t voting to preserve what they have, or had until recently; they were voting on behalf of a story their region tells about itself, a story that hasn’t been true for a generation or more.

Their Trump votes weren’t even about the region’s interests; they were about cultural symbolism.

Now, regional cultures that invoke a long-gone past are hardly unique to Appalachia; think of Texans wearing 10-gallon hats and cowboy boots as they stroll through air-conditioned malls. And there’s nothing wrong with that!

But when it comes to energy and environmental policy, we’re not talking about mere cultural affectations. Going backward on the environment will sicken and kill thousands in the near future; over the longer term, failing to act on climate change could, all too plausibly, lead to civilizational collapse.

So it’s incredible, and terrifying, to think that we may really be about to do all of that because Donald Trump successfully pandered to cultural nostalgia, to a longing for a vanished past when men were men and miners dug deep.


Il paese del carbone è una condizione mentale, di Paul Krugman

New York Times 31 marzo 2017

La Virginia Occidentale [1] ha votato in modo schiacciante per Trump – di fatto, egli ha sconfitto la Clinton con una maggioranza quasi di tre a uno. E la ragione pare evidente: quello Stato è il cuore dell’area del carbone, e Trump aveva promesso di riportare i posti di lavoro nel settore carbonifero eliminando i regolamenti ambientali dell’epoca di Obama. Ad una prima occhiata, dunque, le elezioni del 2016 sembrano un riallineamento politico che riflette diversità negli interessi regionali.

Ma quel semplice racconto cade quando si osservano i dati reali della situazione – e non solo perché l’ambientalismo è stato un fattore minore nel declino del carbone. Il punto è che la regione del carbone non è più tale, e non lo è da lungo tempo.

Come accade che un settore industriale, che non è più un importante fattore di occupazione persino in West Virginia, mantenga una tale presa sulla immaginazione della regione, e porti i suoi residenti a votare in modo schiacciante contro i loro stessi interessi?

Il carbone alimentò la rivoluzione industriale e un tempo occupava in effetti una gran quantità di persone. Ma dopo la Seconda Guerra Mondiale il numero dei minatori cominciò un brusco declino, e in particolare dopo gli anni ’80, nonostante che la produzione del carbone continuasse a crescere. Questo dipese principalmente dalle moderne tecniche di estrazione – come quella di far esplodere le cime delle montagne – che richiedono molto meno lavoro della attività mineraria di un tempo, basata sulla scelta dei siti e sulla escavazione. Il declino accelerò circa una decina di anni fa, quando la crescita della estrazione per fratturazione degli scisti bituminosi portò alla competizione del gas naturale.

Dunque, i posti di lavoro nelle miniere sono scomparsi da lungo tempo. Anche nella Virginia Occidentale, lo Stato con il massimo indirizzo carbonifero, è passato un quarto di secolo dal tempo in cui essi realizzavano il 5 per cento dell’occupazione totale.

Cosa fanno in realtà i virginiani dell’est, dunque, per tirare a campare di questi tempi? Ebbene, molti di loro lavorano nella assistenza sanitaria: quasi un lavoratore su sei è occupato nella categoria “cure sanitarie e assistenza sociale”.

E da dove vengono i soldi per quei posti di lavoro nella assistenza sanitaria? In realtà, in massima parte vengono da Washington.

Il West Virginia ha una popolazione relativamente anziana, dunque il 22 per cento dei suoi residenti sono assistiti da Medicare, contro il 16,7 per cento della nazione nel suo complesso. È anche uno Stato che ha tratto molti benefici dalla riforma sanitaria di Obama, con un percentuale della popolazione priva di assicurazione sanitaria che è caduta dal 13 per cento nel 2013 al 6 per cento nel 2015; questi miglioramenti sono derivati principalmente da una espansione di Medicaid [2].

È vero che la nazione nel suo complesso paga per questi programmi di assistenza sanitaria con le tasse. Ma uno Stato con più anziani e con più poveri riceve molto di più di quello che paga – e in sostanza non avrebbe ricevuto alcuno sgravio fiscale che la riforma di Trump avrebbe elargito ai più ricchi.

Si pensi ora a quello che il trumpismo comporta per uno Stato come questo. Liquidare i regolamenti ambientali potrebbe restituire un po’ di posti di lavoro nel settore minerario, ma non molti, e in ogni caso l’attività mineraria non è realmente fondamentale nell’economia. Nel frattempo, la Amministrazione Trump ha appena cercato di sostituire la Legge sulla Assistenza Sostenibile. Se ci fosse riuscita, nella Virginia Occidentale l’effetto sarebbe stato catastrofico, tagliando Medicaid e spedendo alle stelle i premi assicurativi per i residenti a più basso reddito e più anziani.

Neppure si deve dimenticare che Paul Ryan ha spinto per lungo tempo per la conversione di Medicare in un programma di voucher sottofinanziato, che sarebbe un altro brutto colpo per gli Stati con pesanti percentuali di pensionati.

E a parte gli effetti devastanti sulla copertura assistenziale, si pensi a come l’assalto repubblicano alla riforma di Obama avrebbe influenzato il settore sanitario, che adesso occupa tanti virginiani dell’ovest. È quasi certo che le perdite di posti di lavoro derivanti dalle norme sanitarie di Trump avrebbe grandemente ecceduto ogni possibile vantaggio nel settore del carbone.

Dunque la Virginia Occidentale ha votato in modo schiacciante contro i suoi stessi interessi. E non è dipeso solo dal fatto che i suoi cittadini non sono riusciti a comprendere i numeri, la realtà dello scambio tra i posti di lavoro nel settore del carbone e in quello della assistenza sanitaria.

Perché, come ho detto, la cosa impressionante è che il carbone non è neppure il settore industriale dominante dello Stato, di questi tempi. I residenti del “paese del carbone” non hanno votato per conservare quello che avevano, o che avevano avuto sino ad un’epoca recente; hanno votato nel nome di una storia che la loro regione racconta su sé stessa, una storia che non è vera da una generazione o più.

I loro voti a Trump non erano neppure negli interessi della regione; riguardavano una forma di simbolismo culturale.

Ora, le culture regionali che si basano su un passato che non c’è più da molto tempo non sono certo una caratteristica dei soli Appalachi; si pensi ai texani che indossano cappelli e stivali da cowboy per andare a spasso nei loro centri commerciali con l’aria condizionata. E in questo non c’è niente di sbagliato!

Ma quando si passa alle politiche dell’energia e dell’ambiente, non stiamo parlando soltanto di mere pose culturali. Tornare indietro in materia di ambiente provocherebbe malattie e decessi per migliaia di persone nel prossimo futuro; nel più lungo termine non essere capaci di una iniziativa sul cambiamento climatico potrebbe portare, anche troppo plausibilmente, ad un collasso della civiltà.

Dunque è incredibile, e terrificante, pensare che si sia realmente alle prese con tutto questo perché Donald Trump ha assecondato con successo una nostalgia culturale, un desiderio di un passato svanito, quando gli uomini erano uomini e i minatori scavavano nel profondo.




[1] La Virginia Occidentale è uno Stato federato degli Stati Uniti d’America, situato nella regione degli Appalachi, negli Stati Uniti orientali. Confina con la Virginia a sud-est, con il Kentucky a sud-ovest, con l’Ohio a nord-ovest, con la Pennsylvania a nord e con il Maryland a nord-est. La Virginia Occidentale è il 41º stato per superficie e il 38° più popoloso tra i 50 stati. La capitale e maggiore città è Charleston.

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[2] Medicare è il programma federale di assistenza sanitaria alla popolazione anziana; Medicaid è il programma federale di assistenza sanitaria per i più poveri.









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