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L’Europa ha problemi, ma Le Pen non è la risposta, di Paul Krugman (dal blog di Krugman, 11 aprile 2017)

 

Europe Has Problems, But Le Pen Is Not The Answer, by Paul Krugman

 APRIL 11, 2017 9:28 AM 

France will have its presidential election in a few weeks, and there are understandable concerns that it may be another Trump shock. In particular, the travails of the euro have tarnished the reputation of the European project – the long march toward peace and prosperity through economic integration – and played into the hands of anti-Europe politicians. And French contacts tell me that the Le Pen campaign is trying to portray critiques of European policies from prominent economists as implicit endorsements of the FN platform.

They aren’t.

I’ve been a harsh critic both of the euro and of the austerity policies followed in the euro area since 2010. France could and should be doing much better than it is. But the kinds of policies the FN is talking about – unilateral exit from not just the euro but the EU – would hurt, not help, the French economy.

Start with the euro. The single currency was and is a flawed project, and countries that never joined – Sweden, the UK, Iceland – have benefited from the flexibility that comes from independent currencies. There is, however, a huge difference between choosing not to join in the first place and leaving once in. The transition costs of euro exit and restoration of a national currency would be huge: massive capital flight would cause a banking crisis, capital controls and bank holidays would have to be imposed, problems of how to value contracts would create a legal morass, business would be disrupted during a long interim period of confusion and uncertainty.

These costs might nonetheless be worth bearing under extreme circumstances, such as those facing Greece: a severely depressed economy that needs a radical reduction in costs relative to its trading partners might find even a costly euro exit followed by devaluation preferable to years of grinding deflation.

France, however, does not fit that description. French employment performance should be better, but it’s not terrible – prime-age adults are more likely to be employed than they are in the United States. And since the creation of the euro, French labor costs have roughly tracked the average for the euro area as a whole, so there’s little reason to believe that a restored franc would or should experience a large devaluation:

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OECD

In short, for France exiting the euro would bring all the costs that Greece would have faced, without any of the benefits.

What about the EU in general? There is every reason to believe that membership in the EU, making France part of a far larger market than it could provide on its own, makes French industry more productive and offers French citizens a wider range of cheaper products than they would otherwise be able to buy. Sorry, but France just isn’t big enough to prosper with inward-looking, nationalist economic policies. And given the benefits of being part of a larger economic entity, being part of Schengen – which reduces the frictions and makes integration work better – should be seen as a privilege, not a burden.

I’m not by any means saying that the EU is fine, or that French policy is great. The European consensus in favor of austerity was immensely wrong-headed and destructive – and France has been far too willing to impose unnecessary austerity on itself. I sometimes say that the most serious economic ailment France suffers from is hypochondria, a willingness to believe propaganda that has portrayed it as the sick man of Europe for more than three decades, even as it continues to exhibit high productivity and decent employment performance.

The point, however, is that nothing the FN has to offer would move France in the right direction. Just because Le Pen and economists like me are both critical of European policy doesn’t mean we have anything in common.

 

L’Europa ha problemi, ma Le Pen non è la risposta, di Paul Krugman

La Francia avrà le sue elezioni presidenziali tra poche settimane e c’è una comprensibile preoccupazione che possa trattarsi di un altro shock come quello di Trump. In particolare, i guai dell’euro hanno macchiato la reputazione del progetto europeo – la lunga marcia verso la pace e la prosperità attraverso l’integrazione economica – e hanno fatto il gioco dei politici anti europei. E i contatti con la Francia mi riferiscono che la campagna elettorale della Le Pen sta cercando di presentare le critiche alle politiche europee da parte di eminenti economisti come un appoggio implicito alla piattaforma del FN.

Non è così.

Sono stato aspramente critico sia dell’euro che delle politiche dell’austerità che sono proseguite nell’area euro dal 2010. La Francia poteva e doveva essere in condizioni molto migliori di quelle in cui è. Ma il genere di politiche delle quali il FN sta parlando – l’uscita unilaterale non solo dall’euro ma dall’Unione Europea – non aiuterebbero, bensì danneggerebbero, l’economia francese.

Partiamo dall’euro. La moneta unica è stata ed è un progetto difettoso, e i paesi che non hanno mai aderito – la Svezia, il Regno Unito, l’Islanda – hanno beneficiato della flessibilità che deriva da valute indipendenti. C’è, tuttavia, una grande differenza tra lo scegliere di non aderire sin dall’inizio e andarsene una volta che si è aderito. I costi di transizione dell’uscita dall’euro e di ripristino di una valuta nazionale sarebbero ingenti: la fuga massiccia di capitali provocherebbe una crisi bancaria, si dovrebbero imporre controlli sui capitali e giorni di festività [1], i problemi di come valutare i contratti provocherebbero situazioni intricate dal punto di vista legale, le imprese sarebbero fermate per un lungo periodo di interruzione caratterizzato da confusione e da incertezza.

Ciononostante, varrebbe la pena di sopportare questi costi in condizioni estreme, quali quelle che affronta la Grecia: una economia gravemente depressa che ha bisogno di una radicale riduzione dei costi in rapporto ai suoi partner commerciali potrebbe persino affrontare un costoso abbandono dell’euro seguito da una svalutazione, preferibile ad anni di deflazione insopportabile.

La Francia, tuttavia, non rientra in questa descrizione. L’andamento occupazionale francese dovrebbe essere migliore, ma non è terribile – gli adulti nell’età della prima occupazione è molto più probabile che abbiano un lavoro che non negli Stati Uniti. E dal momento dell’istituzione dell’euro, i costi del lavoro in Francia si sono grosso modo collocati nella media dell’area euro nel suo complesso, dunque c’è poca ragione di credere che un franco ripristinato possa o debba provocare un’ampia svalutazione.

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OCSE

In poche parole, l’uscita dall’euro della Francia comporterebbe tutti i costi che la Grecia avrebbe subito, senza alcun beneficio.

Che dire più in generale dell’euro? Ci sono tutte le ragioni per credere che la partecipazione all’UE, rendendo la Francia parte di un mercato più ampio di quello che essa potrebbe fornire per conto proprio, consenta all’industria francese di essere più competitiva e di offrire ai cittadini francesi una gamma più ampia di prodotti più convenienti di quelli che altrimenti potrebbero permettersi di acquistare. Può non piacere, ma la Francia non è semplicemente abbastanza forte da prosperare con politiche economiche nazionaliste, che la chiudano in sé stessa. E dati i benefici di essere parte di una entità economica più ampia, essere partecipe dell’accordo di Schengen – che riduce le frizioni e fa meglio operare l’integrazione – dovrebbe essere considerato come un privilegio, non come un peso.

Non sto in alcun modo dicendo che l’UE stia andando bene, o che la politica francese sia straordinaria. L’unanimità europea a favore dell’austerità è stata grandemente erronea e distruttiva – e la Francia è stata fin troppo disponibile ad imporre a sé stessa una austerità non necessaria. Talvolta dico che il più serio malanno economico francese dipende dalla sua ipocondria, una disponibilità a credere ad una propaganda che l’ha ritratta come il malato d’Europa per più di tre decenni, anche se essa continua a mostrare una elevata produttività ed una prestazione occupazionale dignitosa.

Il punto, tuttavia, è che niente di quello che il FN ha da offrire alla Francia si muoverebbe nella direzione giusta. Solo perché la Le Pen ed un economista come me siamo entrambi critici verso la politica europea, non significa che abbiamo niente in comune.

 

 

[1] Nel senso, credo, di tenere chiusi i mercati finanziari per periodi aggiuntivi alle normali festività.

 

 

 

 

 

 

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