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Perché demolire il NAFTA sarebbe un grande regalo di Trump alla Cina, di Larry Summers (dal blog di Summers, 24 marzo 2017)

03/24/2017

Why scrapping NAFTA would be Trump’s big gift to China

By Larry Summers

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I was in Mexico Thursday seeing the Mexican president, foreign minister and finance minister and addressing a convention of bankers. The only subjects anyone is interested is the future of NAFTA and U.S. Mexican relations.

I came to Mexico from Beijing, and so I was able to report that there was no greater strategic gift the United States could give China than to abrogate NAFTA and rupture the North American community.

In narrow commercial terms right now, Mexican goods enter the United States on a preferred basis relative to Asian goods. This preference would disappear with NAFTA suspension. Furthermore about 70 percent of Mexican exports are of goods that are not finished but are inputs to further U.S. production. Anything that hurts Mexico therefore hurts us in global economic competition with China.

There is a further, even more important, strategic dimension. As illustrated by the more than $60 billion China has poured into Hugo Chávez’s Venezuela, China would regard opportunities to ally with a hard-left anti-American government as strategic windfalls. What better than a country of 130 million people with a 2,000 mile border with the United States? Every Mexican with whom I spoke said that the risk of Mexico electing a Chávezlike government had gone way up in recent months on account of American disrespect and truculence.

China apart, NAFTA strengthens the U.S. economy. U.S. tariffs without NAFTA would average less than 3 percent, so repeal would not greatly reduce protection. Indeed by undermining the peso, U.S. challenges to NAFTA have led to an effective 10 to 15 percent subsidy on all Mexican goods. There is the further point that the United States competes more effectively globally with access to low-cost Mexican inputs. More than two-thirds of our imports from Mexico are inputs to further U.S. processing.

There is a silver lining in all the fuss over NAFTA — it needs updating. Digital trade didn’t exist in 1993. Thinking has shifted on the need to assure that trade agreements are in worker interests. This means more emphasis on labor standards and more need to ensure that dispute settlement systems do not overly empower corporate interests. Most important, with more competition from Asia and with the increased sophistication of the Mexican economy, there is a strong case for strengthened rules of origin that enhance North American manufacturing.

Changes along these lines may have an “America first” aspect but they are also in Mexico’s interest. They are the right way forward.

It is also essential that the United States and Mexico find a way forward on immigration. A wall is a 19th-century response to a 21st-century concern. I’m told that most illegal immigration does not take place through people crossing open borders in the desert — the only thing a wall could address. Rather it takes place through illegal entry at legal checkpoints as people are smuggled in in freight containers and the like. This will be unaffected by a wall. Technology, data science, enhanced collaboration, and cooperation with respect to Central America are much better ways to resist illegal immigration flows. They are also much more likely to strengthen our alliance with our most populous neighbor.

 

Perché demolire il NAFTA sarebbe un grande regalo di Trump alla Cina,

di Larry Summers

Giovedì ero in Messico per un incontro con il Presidente messicano, con il Ministro degli Esteri e quello delle Finanze e per fare un discorso ad una convenzione di banchieri. L’unico tema al quale sono tutti interessati è il futuro del NAFTA e delle relazioni tra Stati Uniti e Messico.

Ero arrivato in Messico da Pechino, e dunque ero nelle condizioni di riferire che non ci sarebbe regalo più grande che gli Stati Uniti potrebbero offrire alla Cina se non abrogare il NAFTA e rompere la comunità degli Stati Nord Americani.

In questo momento, in termini strettamente commerciali, i beni messicani entrano negli Stati Uniti su una base preferenziale rispetto ai beni asiatici. Questa preferenza scomparirebbe con la sospensione del NAFTA. Inoltre, circa il 70 per cento delle esportazioni messicane riguardano beni non finiti, apporti alla ulteriore produzione degli Stati Uniti. Di conseguenza, tutto ciò che danneggia il Messico ci danneggia nella competizione economica globale con la Cina.

C’è un aspetto strategico ancora più importante. Come illustrato dai più di 60 miliardi di dollari che la Cina ha riversato nel Venezuela di Hugo Chávez, la Cina considererebbe la possibilità di allearsi con un Governo anti-americano di estrema sinistra come un regalo strategico. Cosa ci sarebbe di meglio di un paese di 130 milioni di persone con 2.000 chilometri di confine con gli Stati Uniti?  Ogni americano con cui ho parlato mi ha detto che il rischio che il Messico elegga un Governo del genere di quello di Chávez, nei mesi recenti è cresciuto a causa del non rispetto e della truculenza americana.

A prescindere dalla Cina, il NAFTA rafforza l’economia statunitense. Le tariffe statunitensi senza il NAFTA sarebbero in media meno del 3 per cento, dunque abrogarle non ridurrebbe di molto la protezione. Infatti, mettendo in crisi il peso, le sfide statunitensi al NAFTA hanno comportato un sussidio su tutti i prodotti messicani dal 10 al 15 per cento. C’è l’aspetto ulteriore che gli Stati Uniti competono più efficacemente su scala globale con l’accesso agli beni messicani a basso costo. Più di due terzi delle nostre importazioni sono apporti a successivi processi produttivi negli Stati Uniti.

C’è un lato positivo in tutto il clamore sul NAFTA – quell’accordo ha bisogno di essere aggiornato. Il commercio digitale non esisteva nel 1993. Il ragionamento si è spostato sul bisogno di garantire che gli accordi commerciali siano negli interessi dei lavoratori. Questo comporta più enfasi sugli standard lavorativi ed un maggiore bisogno di assicurare che i sistemi di definizione dei contenziosi non rafforzino eccessivamente gli interessi delle grandi società. Ancora più importante, con una competizione maggiore da parte dell’Asia e con l’accresciuta sofisticazione dell’economia messicana, c’è un forte argomento per rafforzare le regole originarie che incrementano il settore manifatturiero americano.

Modifiche su queste tracce possono avere un aspetto da “America First”, ma sono anche negli interessi del Messico. In prospettiva, sono la strada giusta.

È anche essenziale che gli Stati Uniti e il Messico trovino una soluzione sul tema dell’immigrazione. Un muro è una risposta del diciannovesimo secolo alle preoccupazioni del ventunesimo secolo. Mi è stato riferito che la maggior parte dell’immigrazione illegale non avviene con persone che attraversano i confini nel deserto – l’unico aspetto che un muro potrebbe affrontare. Avviene piuttosto attraverso ingressi illegali ai posti di controllo legali, quando le persone vengono trasportate abusivamente nei container per il trasporto delle merci o in modi simili. Questo non sarebbe influenzato da un muro. La tecnologia, le informazioni scientifiche, una collaborazione accresciuta e una cooperazione per quanto riguarda l’America Centrale sono modi molto migliori per resistere ai flussi dell’immigrazione illegale. È anche più probabile che essi rafforzino la nostra alleanza con il nostro vicino più popoloso.

 

 

 

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