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Appellandosi alla letteratura dai vasti abissi, (dal blog di Paul Krugman, 17 maggio 2017)

MAY 17 1:33 PM

 

Calling Literatures From The Vasty Deep

Paul Krugman

Noah Smith has a very nice essay on how to deal with people who try to ward off serious criticism of their ideas by appealing to a “vast literature” you don’t know. As he says, sometimes there are vast literatures of nonsense, or at any rate of dubious quality, that mainly serve to protect vested intellectual interests.

Yet of course there are also cases in which you really should know something about existing research before opining, and Noah has a clever device: the Two Paper Rule. Give me two papers in this vast literature that are “exemplars and paragons” of the literature. If you can’t, the whole literature is probably a waste of time.

Which of course sets some of us to work trying to think of the two papers we’d recommend in particular areas of interest. So, some of my examples.

Noah is generally very down on macroeconomics, but I believe that we’ve learned a lot in macro since the 2008 crisis. Take fiscal policy: before the crisis there was strikingly little solid evidence about its effects, largely because history gave us so few natural experiments (causation generally ran from business cycles to budgets rather than the other way around). But the crisis gave us both some experiments via austerity and a renewed search for historical cases. I’d point to Blanchard and Leigh, using austerity as an experiment, and Nakamura-Steinsson, exploiting regional shocks from defense spending. Not saying these are the only fine papers, but they’re enough to show that there’s a real there there.

I think we’ve also had some dramatic confirmation of what some of us thought we knew about monetary policy at the zero lower bound. I can think, for example, of a 1998 paper that has held up really well; but I’ll leave that as an exercise for readers.

What about trade? Autor/Dorn/Hanson on the China shock may not be the last word, but surely a revelatory approach. In a strange way, I’d put Subramanian and Kessler in the same category: realizing that this globalization is different from anything that came before is a big deal.

I guess that in a way I’m pushing back against Noah’s nihilism (noahlism?) even while endorsing his method. I think there has been a lot of good economics done, even if there are also vast literatures not worth your time.

 

17 maggio 2017

Appellandosi alla letteratura dai vasti abissi,

Paul Krugman

Noah Smith ha un saggio molto bello su come trattare con le persone che cercano di prevenire serie critiche alle loro idee appellandosi a una “vasta letteratura” che voi non conoscete. Come egli dice, talvolta ci sono vaste letterature di sciocchezze, o in ogni caso di dubbia qualità, che principalmente servono a proteggere particolari interessi intellettuali.

Tuttavia naturalmente ci sono anche casi nei quali dovreste realmente conoscere qualcosa prima di esprimere opinioni, e Noah ha un espediente intelligente: la ‘regola dei due articoli accademici”. Datemi in questa vasta letteratura due articoli che siano “modelli e punti di riferimento” di quella letteratura. Se non potete farlo, probabilmente l’intera letteratura sarà una perdita di tempo.

Il che naturalmente ci spinge a lavorare per cercar di pensare ai due articoli che noi raccomanderemmo in particolari aree di interesse. Ecco, dunque, alcuni miei esempi.

In generale Noah non è benevolo con la macroeconomia, ma io credo che abbiamo imparato molto in quel settore dalla crisi del 2008. Si prenda la politica della finanza pubblica: prima della crisi c’erano prove considerevolmente poco solide sui suoi effetti, in gran parte perché la storia ci forniva esperimenti naturali assai scarsi (in generale, il principio di causa si muoveva dai cicli economici ai bilanci pubblici, piuttosto che all’inverso). Ma la crisi ci ha offerto sia alcuni esperimenti sul lato dell’austerità, sia una rinnovata ricerca sui casi storici. Indicherei Blanchard e Leigh, utilizzando l’austerità come esperimento, e Nakamura-Steinsson, sfruttando gli shock regionali dalle spese per la difesa. Non per dire che questi sono gli unici buoni articoli, ma che sono sufficienti a dimostrare che in fin dei conti c’è qualcosa di sostanziale.

Penso che abbiamo anche avuto alcune conferme spettacolari su quello che alcuni di noi pensavano di conoscere sulla politica monetaria al limite inferiore dello zero (dei tassi di interesse). Posso pensare, ad esempio, ad uno studio del 1998 che ha retto molto bene; ma lo lascerò come un esercizio per i lettori [1].

Cosa dire del commercio? Può darsi che il contributo di Autor/Dorn/Hanson sullo shock cinese non sia l’ultima parola, ma è un approccio chiarificatore. In modo strano, metterei Subramanian e Kessler nella stessa categoria: comprendere che questa globalizzazione è diversa da ogni altra cosa accaduta in precedenza è una gran cosa.

Suppongo che in un certo senso sto respingendo il nihilismo di Noah (nohalismo?) anche se appoggio il suo metodo. Io penso che sia stata fatta molta buona economia, anche se c’è stata anche una vasta letteratura che non merita il vostro tempo.

 

 

 

[1] Lascerà come esercizio l’individuarlo. Espressione ironica, perché quel saggio è un suo saggio sulla crisi del Giappone, abbastanza noto e qua tradotto.

 

 

 

 

 

 

 

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