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Il vero peccato della Germania, di Paul Krugman (dal blog di Krugman, 27 maggio 2017)

 

MAY 27 10:52 AM 

Germany’s Real Sin

 

Paul Krugman

As many people have pointed out, Trump picked the worst possible example when he decided to describe Germany as “bad, very bad”. Yes, they sell a lot of cars in America; but (a) many of those cars are produced here and (b) Germany has a reputation for producing good cars. Why shouldn’t a country export goods in which it has a comparative advantage?

So this was the stupidest possible critique, and plays right into German self-righteousness. Yet Germany’s huge trade surpluses are a problem — which has nothing to do with trade policy. It’s the macroeconomics, stupid.

The basic story is illustrated by the following chart, of unit labor costs since the creation of the euro:

zz 407

 

 

 

 

 

 

 

 

OECD

Here’s what happened: during the era of europhoria, when capital rushed into supposedly safe southern European economies, those economies experienced moderate inflation, allowing Germany to gain a big competitive advantage without actually having to deflate. Then confidence and capital flows collapsed, and what was needed was strong German reflation that would in effect return the favor — let southern Europe regain competitiveness without grinding deflation and the debt problems that go along with such a strategy.

But Germany hasn’t. It has practiced its own austerity, unforced — in the face of negative interest rates! — and harassed the ECB as it attempts to boost overall EZ inflation. The result is that the competitive gap that opened up after 1999 has barely closed, producing both huge German surpluses and a deadly drag on the rest of the euro area.

This has only minor spillovers to the United States — maybe Germany’s unhelpful role has contributed a bit to our trade deficit, but this is basically an intra-Europe issue. And it’s hard to think of a less helpful way for America to weigh in than what just happened.

 

27 maggio 2017

Il vero peccato della Germania,

di Paul Krugman

Come in molti hanno messo in evidenza, Trump ha scelto il peggiore esempio possibile quando ha deciso di definire la Germania come “cattiva, molto cattiva”. È vero, vende una gran quantità di automobili in America, ma (a) molte di quelle automobile sono prodotte qua e (b) la Germania ha la reputazione di produrre buone automobili. Perché un paese non dovrebbe esportare prodotti nei quali ha un vantaggio comparativo?

Dunque è stata la critica più stupida possibile, e gioca esattamente a favore della boria tedesca. Tuttavia, gli ampi surplus della Germania sono un problema – che non ha niente a che fare con la politica del commercio. È la macroeconomia, stupidi [1].

La storia fondamentale è illustrata dal seguente diagramma sui costi per unità lavorativa dal momento della creazione dell’euro:

zz 407

 

 

 

 

 

 

 

 

OCSE

Ecco quello che accadde: durante il periodo dell’euforia per l’euro, quando i capitali accorrevano nelle presunte economie sicure dell’Europa meridionale, quelle economie conoscevano una moderata inflazione, consentendo alla Germania di guadagnare un grande vantaggio competitivo senza aver bisogno in verità di deflazionare. Poi la fiducia e i flussi dei capitali collassarono, e quello che divenne necessario sarebbe stato una forte reflazione tedesca che in effetti avrebbe ricambiato il favore – consentendo all’Europa meridionale di riguadagnare competitività senza una pesante deflazione e senza i problemi del debito che procedono con una strategia del genere.

Ma la Germania non ricambiò il favore. Essa mise in pratica una sua propria volontaria austerità – a fronte di tassi di interesse negativi! –  e attaccò la BCE quando cercò di incoraggiare l’inflazione complessiva dell’eurozona. Il risultato è che il divario competitivo che si aprì dopo il 1999 è stato scarsamente richiuso, producendo sia ampi surplus tedeschi che un fatale trascinamento sulla restante area euro.

Questo ha ripercussioni solo secondarie sugli Stati Uniti – forse il ruolo non collaborativo della Germania ha contribuito un po’ al nostro deficit commerciale, ma fondamentalmente è una questione all’interno dell’Europa. Ed è difficile pensare ad un modo più inutile per l’America di intervenire rispetto a quello che si è appena manifestato.

 

 

 

[1] La frase (“È l’economia, stupido”) divenne negli USA famosa dopo essere stata usata una prima volta da Bill Clinton nel corso di un dibattito pubblico.

 

 

 

 

 

 

 

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