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Non siamo più nemmeno nel Kansas, di Paul Krugman (dal blog di Paul Krugman, 12 giugno 2017)

 

JUNE 12, 2017 3:23 PM 

We’re Not Even In Kansas Anymore

Paul Krugman

Will the end of the Kansas tax-cut experiment — hey, that’s what Brownback himself called it, although he refused to accept the crystal-clear results of that experiment — mark a turning point in U.S. politics? Michael Tomasky thinks it might: not because it refuted supply-side fantasies, which have been refuted by experience and events again and again, but because Republicans themselves (sans Brownback) decided that enough was enough, and returned to fiscal sanity.

But I have my doubts. When I look at events in Washington, it seems to be that Republicans have moved on in ways that may eventually cause us to think about the Kansas experience almost fondly, as a relic of a better time when conservatives at least pretended to have intellectual justifications for their policies and proved, in practice, to care at least a bit about results.

For there was an idea, a theory, behind the Kansas tax cuts: the claim that cutting taxes on the wealthy would produce explosive economic growth. It was a foolish theory, belied by decades of experience: remember the economic collapse that was supposed to follow the Clinton tax hikes, or the boom that was supposed to follow the Bush tax cuts? And it was a theory that always survived mainly because of the Upton Sinclair principle that it’s difficult to get a man to understand something when his salary depends on his not understanding it.

But still, it was a theory, and eventually the theory’s failure was too much even for Republican legislators.

Now consider the AHCA, aka Trumpcare. What’s the theory of the case behind this legislation?

When Obamacare was enacted, Republicans had some claims, almost a theory, about why it was a terrible idea. It would, they claimed, fail to improve coverage. It would be a massive “job-killer”. It would cost far more than predicted, and blow up the budget deficit.

In reality, the percentage of Americans under 65 without insurance fell from 18 percent in 2010, the year Obamacare was enacted, to 10 percent in 2016 (and less than 8 percent in Medicaid expansion states). Unemployment was 9.9 percent when the ACA was passed, 6.6 when it went into full effect, 4.8 by January 2017. Costs have come in well below expectations.

There have been some disappointments: fewer people than expected signing up for the exchanges, although this has been offset by the surprising durability of employment-based coverage and stronger than expected Medicaid. But the point is that none of the things Republicans cited as their reason for opposing the bill have come true.

So what’s the theory behind their proposed replacement? Where’s their analysis showing that it will be better? There’s no hint of anything on either topic. You might have expected some kind of appeal to the magic of the market, some claim that radical deregulation will produce wonderful results. It would have been silly, but at least would have shown some respect for the basic idea of analyzing policies and evaluating them by results.

But what we’re getting instead is a raw exercise of political power: the GOP is trying to take away health care from millions and hand the savings to the wealthy simply because it can, without even a fig leaf of intellectual justification.

The point is that what we’re seeing now is so bad, so cynical, that it makes the Kansas experiment looks like a model of idealism and honesty by comparison.

I don’t think we’re in Kansas anymore. We’re now in someplace much, much worse.

 

Non siamo più nemmeno nel Kansas,

di Paul Krugman

La fine dell’esperimento degli sgravi fiscali del Kansas (si badi, questo è il termine con il quale fu definito dallo stesso Brownback [1], sebbene abbia rifiutato di accettare i risultati chiari come il cristallo di quell’esperimento) segna un punto di svolta nella politica degli Stati Uniti? Michael Tomasky lo giudica possibile: non perché esso confuti le fantasie dell’economia dal lato dell’offerta, che erano state confutate da prove e fatti più di una volta, ma perché i repubblicani stessi (ad eccezione di Brownback) hanno stabilito che il troppo è troppo, e sono tornati ad una politica della finanza pubblica non pazzesca.

Ma io ho i miei dubbi. Quando osservo gli eventi di Washington, sembra che i repubblicani siano andati oltre in modi che alla fine possono indurci a pensare all’esperimento del Kansas quasi con affetto, come un reperto storico di un tempo migliore, quando i conservatori almeno fingevano di avere giustificazioni intellettuali per le loro politiche e provavano, in pratica, a curarsi almeno un po’ dei risultati.

Perché dietro gli sgravi fiscali del Kansas c’era un’idea, una teoria: la tesi che tagliare le tasse sui ricchi avrebbe provocato una crescita economica esplosiva. Era una teoria sciocca, smentita da decine di esperienze: ci si ricorda del collasso economico che si riteneva avrebbe fatto seguito agli aumenti fiscali di Clinton, o del boom che si pensava seguisse gli sgravi di Bush? Ed era una teoria che restava sempre in vita principalmente per il principio di Upton Sinclair, secondo il quale è difficile che una persona capisca qualcosa quando il suo salario dipende dal fatto che non lo capisca.

Eppure era pur sempre una teoria, e alla fine il fallimento della teoria è stato troppo grave persino per i legislatori repubblicani.

Ora si consideri la Legge sulla Assistenza Sanitaria Americana, anche detta Trumpcare. Qual è la teoria che in quel caso sta dietro quella legislazione?

Quando la riforma di Obama venne approvata, i repubblicani avevano qualche argomento, quasi una teoria, sui motivi per i quali pensavano fosse un’idea terribile. Sostenevano che non sarebbe stata capace di migliorare la copertura assistenziale. Sarebbe stata una massiccia “ecatombe di posti di lavoro”. Sarebbe costata assai di più del previsto, ad avrebbe fatto esplodere il deficit del bilancio.

In realtà, la percentuale degli americani senza assicurazione al di sotto dei 65 anni è caduta dal 18 per cento nel 2010, l’anno in cui la riforma di Obama è stata approvata, al 10 per cento nel 2016 (e a meno dell’8 per cento negli Stati con Medicaid in espansione [2]). La disoccupazione era al 9,9 per cento quando la riforma di Obama è stata approvata, il 6,6 per cento quando è pienamente entrata in funzione, il 4,8 per cento a gennaio del 2017. I costi sono stati molto al di sotto delle aspettative.

Ci sono stati alcuni aspetti deludenti: un numero minore di persone di quello che ci si aspettava si sono iscritti alle “borse sanitarie” [3], sebbene questo sia stato compensato dalla sorprendente resistenza della copertura assicurativa basata sui luoghi di occupazione [4] e dal programma di Medicaid, più forte del previsto. Ma il punto è che nessuna delle circostanze che i repubblicani indicavano come le loro ragioni per opporsi alla proposta di legge si è avverata.

Qual è dunque la teoria che sta dietro la sostituzione che loro propongono? Dov’è la loro analisi che dimostra che si andrà ad una soluzione migliore? Non c’è alcun cenno su entrambi gli aspetti. Potevate aspettarvi che in qualche modo ci si appellasse alla magia del mercato, la pretesa secondo la quale una radicale deregolamentazione produrrà risultati meravigliosi. Sarebbe stato sciocco, ma almeno avrebbe mostrato una qualche considerazione dell’idea fondamentale di analizzare le politiche e di apprezzarle sulla base dei risultati.

Ma quello a cui stiamo invece assistendo è un brutale esercizio del potere politico: il Partito Repubblicano sta cercando di togliere l’assistenza sanitaria a milioni di persone e di consegnare i risparmi ai più ricchi semplicemente perché ha il potere di farlo, senza neppure una foglia di fico di giustificazione intellettuale.

Il punto è che adesso stiamo in presenza di qualcosa di così malvagio, di così cinico, che al confronto l’esperimento del Kansas appare come un modello di idealismo e di onestà.

Non credo che siamo più nel Kansas. Adesso siamo in un qualche luogo molto, molto peggiore.

 

 

[1] Il Governatore repubblicano del Kansas.

[2] L’espansione di Medicaid altro non è se non una conseguenza di regole che hanno elevato le condizioni di reddito per la applicazione del programma federale sanitario sui più poveri, aumentandone così l’area di applicazione. Sono stati protetti anche i poveri un po’ meno poveri. Ma, seppure quelle nuove regole venivano quasi per intero coperte dai finanziamenti federali, molti Stati a guida repubblicana non hanno incredibilmente accettato quel contributo del Governo. In questo modo, gli Stati che l’hanno accettato hanno conosciuto una riduzione del numero dei non-assicurati assai maggiore di quella degli Stati repubblicani che l’hanno respinto.

[3] Le “borse sanitarie” sono in sostanza dei siti informatici nei quali i cittadini hanno avuto accesso alle informazioni sui loro diritti, hanno potuto valutare le offerte da parte delle assicurazioni private e comprendere i sussidi ai quali avrebbero avuto diritto. Quei siti sono dunque anche i veicoli delle iscrizioni ai nuovi programmi sanitari.

[4] Ovvero, la quota di assistenza sanitaria che viene pagata dai datori di lavoro, in genere nelle aziende più grandi e sindacalizzate e per i posti di lavoro meglio retribuiti. Poiché tale quota dipende dalle decisioni di quegli imprenditori, o dagli accordi sindacali in quelle aziende, la percentuale complessiva di questi casi non era nota in anticipo. Nei fatti è stata superiore del previsto, ovvero è stata superiore del previsto la percentuale di spesa sanitaria a carico direttamente dei datori di lavoro, la qual cosa ha bilanciato l’andamento più deludente delle cosiddette “assicurazioni individuali”.

 

 

 

 

 

 

 

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