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Sugli squilibri tra Stati Uniti e Germania, (dal blog di Paul Krugman, 31 maggio 2017)

MAY 31, 2017 1:27

On The US-Germany Imbalance

 Paul Krugman

Trump’s tweet on German-US trade was, it goes without saying, deeply stupid and destructive. He obviously doesn’t get how the EU works – it’s a customs union, so there is no such thing as bilateral trade policy. He also thinks that bilateral trade balances are the test of fairness, which is all wrong. Somewhat annoyingly, there is a real issue lurking behind all of this: Germany’s excessive overall surplus, the consequence of inadequate spending and reflation in the aftermath of the euro crisis. But insulting a key ally on obviously fallacious grounds is no way to help with that issue.

But never mind all that. I found myself wondering about the causes of the underlying fact: Germany does indeed have a huge bilateral surplus with the US, exporting about 2.5 times as much to us as we sell in return. Why?

Somewhat surprisingly, there’s not a lot of economic literature on the causes of bilateral trade imbalances. Davis and Weinstein (DW) had a nice empirical examination, which concluded that the standard explanations didn’t explain much, that overall there was a lot more imbalance in the world than there “should” be. Still, I think it’s interesting (although maybe not important) to ask what we can say about the reasons for this particular imbalance.

As DW say, one theory of imbalances is macroeconomic: countries that save more than they invest will run surpluses, countries that invest more than they save will run deficits, so when a big saver trades with a big spender, big imbalances are to be expected. And that’s certainly part of the story.

But not all. Overall, Germany exports about 25 percent more than it imports, America imports about 50 percent more than it exports. The bilateral imbalance is a lot bigger than either of these.

The other story DW tell is about “triangular trade.” Here’s my version: think of a world containing three countries, Spendthriftia, Austeria, and Petrostan. The first two mainly sell manufactured goods, which are differentiated products so there’s a lot of two-way trade. The third sells raw materials, which it trades for manufactures. However, Spendthriftia also produces a lot of raw materials, e.g. by fracking, which makes it relatively less reliant on imports.

What we would expect to see here, even if each country’s overall trade was balanced, would be a pattern of bilateral imbalances: Austeria running a deficit with Petrostan, Spendthriftia a surplus with Petrostan, but Austeria running a surplus with Spendthriftia. Now think of this effect overlaid on the macroeconomic imbalances, and you get something that looks more like the actual US-German bilateral story.

But wait, there’s more. I suspect that part of the US-Germany bilateral imbalance is an optical illusion, brought on by transshipment. If you look a bit more at US trade data, you find that we do an awful lot of trade with the Netherlands, and we run a huge surplus in that trade. A big surplus with Belgium, too. Surely this represents US exports unloaded at Rotterdam or Antwerp and then shipped on to other EU destinations, including Germany. I’m not sure why German exports to the US don’t go the same route; insights from people who know are welcome.

[A correspondent notes two factors: a technical issue involving the timing of VAT collection, and the advantage of shipping some US containers to a single European destination, typically Rotterdam, then breaking up for different Euro locations; a corresponding shipment to the US wouldn’t raise the same statistical issues.]

Again, the policy relevance is basically nil. But it might be a good idea to have more research on bilateral trade imbalances, if only to make dissing Trump tweets even easier.

 

Sugli squilibri tra Stati Uniti e Germania,

di Paul Krugman

 

Il tweet di Trump sul commercio tra Germania e Stati Uniti, non è il caso di dirlo, è stato profondamente stupido e dannoso. Naturalmente lui non capisce come funziona l’eurozona – è un’unione doganale, dunque non ci sono cose come la politica bilaterale del commercio. Lui pensa anche che gli equilibri commerciali bilaterali siano una questione di giustizia, il che è completamente fuori luogo. In modo alquanto irritante, dietro tutto questo si annida un tema reale: l’eccessivo surplus complessivo della Germania, conseguenza di una spesa inadeguata e della reflazione all’indomani della crisi dell’euro. Ma insultare un alleato fondamentale su basi evidentemente infondate non è un modo per contribuire a sviluppare tale tema.

Ma tutto questo non è importante. Mi sono ritrovato a riflettere sulle cause del fatto che sta dietro tale situazione: la Germania ha in effetti un ampio surplus bilaterale con gli Stati Uniti, esportando da noi circa due volte e mezzo quello che noi vendiamo in cambio. Perché?

In modo piuttosto sorprendente, non c’è molta letteratura economica sulle cause degli squilibri commerciali bilaterali. Davis e Weinstein (DW) hanno sviluppato una bella analisi empirica, che è giunta alla conclusione che le spiegazioni normali non hanno chiarito granché e che nel complesso c’è stato molto più squilibrio nel mondo di quello che ‘avrebbe dovuto’ esserci. Eppure, penso sia interessante (sebbene forse non importante) chiederci le ragioni di questo particolare squilibrio.

Come dicono DW, una teoria degli squilibri è macroeconomica: i paesi che risparmiano di più di quello che investono gestiranno surplus, i paesi che investono di più di quello che risparmiano gestiranno deficit, dunque quando un grande risparmiatore commercia con un grande spenditore, ci si devono aspettare grandi squilibri. E questa è certamente buona parte della storia.

Ma non tutta la storia. Nel complesso, la Germania esporta circa il 25 per cento di più di quello che importa, l’America importa circa il 50 per cento di più di quello che esporta. Lo squilibrio bilaterale è molto più grande di entrambe queste cose.

L’altra storia che DW ci raccontano riguarda il “commercio triangolare”. Si pensi ad un mondo con tre paesi, uno lo chiameremo Spendilrisparmio, l’altro Tiralacorda, il terzo Regimedelpetrolio. I primi due principalmente vendono prodotti manifatturieri, che sono prodotti differenziati in modo tale che ci sia molto commercio in entrambe le direzioni. Tuttavia, Spendilrisparmio produce anche una grande quantità di materie prime, ad esempio prodotti energetici attraverso la fratturazione degli scisti, il che lo rende relativamente meno dipendente dalle importazioni.

Quello che in questo caso ci aspetteremmo di vedere, anche se il commercio complessivo di ogni paese fosse equilibrato, sarebbe uno schema di squilibri bilaterali: Tiralacorda gestirebbe un deficit con Regimedelpetrolio, Spendilrisparmio gestirebbe un surplus con Regimedelpetrolio, ma Tiralacorda gestirebbe un surplus con Spendilrisparmio. Ora si pensi di sovrapporre questo effetto agli squilibri macroeconomici, e si otterrà qualcosa che assomiglia maggiormente al racconto attuale del rapporto bilaterale tra Stati Uniti e Germania.

Ma aspettate, c’è di più. Io sospetto che una parte dello squilibrio bilaterale tra Stati Uniti e Germania sia una illusione ottica, provocata dal trasbordo. Se osserviamo un po’ meglio i dati commerciali degli Stati Uniti, si scopre che noi abbiamo una impressionante quantità di commercio con l’Olanda, e che in quel commercio realizziamo un grande surplus. Un grande surplus l’abbiamo anche con il Belgio. Certamente questo rappresenta esportazioni statunitensi scaricate a Rotterdam o a Antwerp, e poi spedite vie nave ad altre destinazioni dell’Unione Europea, inclusa la Germania. Non sono sicuro della ragione per la quale le esportazioni tedesche non seguano la stessa rotta; sarebbero benvenute le intuizioni da parte di coloro che lo sanno.

[Un corrispondente osserva due fattori: un aspetto tecnico che riguarda la tempistica della raccolta dell’IVA, e il vantaggio dello spedire via nave alcuni container statunitensi verso un’unica destinazione europea, tipicamente Rotterdam, per poi suddividerle in diverse localizzazioni euro; un corrispondente invio via nave verso gli Stati Uniti non raccoglierebbe la stessa distribuzione statistica].

Lo ripeto, la rilevanza politica è fondamentalmente nulla. Ma potrebbe essere una buona idea avere più ricerche sugli squilibri bilaterali del commercio, se non altro per rendere il parlar male dei tweet di Trump persino più facile.    

 

 

 

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