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Il fallimento politico dell’economia del trickle-down (dal blog di Krugman, 20 agosto 2017)

 

AUG 20 5:26 PM

The Political Failure of Trickle-Down Economics

Paul Krugman

Tomorrow’s column is in part about the political failure of Trumpcare, which was — despite all those populist noises during the campaign — a case of trickle-down economics on steroids: huge benefit cuts for lower- and middle-income families, to provide huge tax cuts for a tiny minority.

But was that failure really so exceptional?

We tend to think of the period since Reagan’s election as a conservative era; even though Republicans controlled the White House only a few years more than Democrats, there were lots of centrist Dems willing to cooperate with R agendas, versus almost no cooperation when Ds held the WH. And one tends to think of the period as a whole as involving tax-and-transfer policy tilting to the right.

Yet that’s not something that jumps out from the numbers. Think about taxes on the top 1%. Yes, Reagan and GW Bush cut them; but both Clinton and Obama raised them. The CBO estimates have some funny fluctuations, driven I think by capital gains: big capital gains raise tax receipts without a corresponding rise in measured income, as I understand it. Still, the overall picture is that at the end of the Obama years taxation of the rich was pretty much back where it was pre-Reagan:

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Meanwhile, there were harsh cuts to some social programs — Clinton ended welfare as we knew it — but expansions of others. One simple metric: Medicaid enrollees as a percent of the nonelderly population, via the CDC:

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I’m not saying that the “nation of takers” stuff, a vast population living off the dole and voting to tax their betters, is at all right. But it is true that a welfare state supported by progressive taxation has been much more robust than the year-by-year political narrative might lead you to think.

But in that case, why the incredible surge in inequality? Good question, and not that easy to answer. But there is, I think, a good case to be made that things like the collapse of unions and financial deregulation mattered a lot more than the taxing and spending issues we spend so much time talking about.

 

Il fallimento politico dell’economia del trickle-down [1]

L’articolo di oggi [2] in parte riguarda il fallimento politico della proposta di cambiamento della assistenza sanitaria di Trump, che è stata – nonostante tutto il frastuono populista durante la campagna elettorale – un esempio di economia del trickle-down alla massima potenza: grandi tagli per le famiglie con redditi più bassi e medi, per consegnare vasti sgravi fiscali ad una esigua minoranza.

Ma è stato per davvero un fallimento così straordinario?

Noi tendiamo a ragionare del periodo a partire dalla elezione di Reagan come un’epoca conservatrice; anche se i repubblicani controllarono la Casa Bianca solo per pochi anni in più dei democratici, ci fu una gran quantità di democratici centristi disponibili a collaborare con i programmi repubblicani, di contro a quasi nessuna collaborazione quando i democratici erano alla Casa Bianca. E si tende a pensare a quel periodo nel suo complesso come se riguardasse una politica fiscale e di trasferimenti che inclinava verso la destra.

Tuttavia non è questo che emerge dai dati. Si pensi alle tasse sull’1 per cento dei più ricchi. È vero, Reagan e Bush padre le tagliarono, ma sia Clinton che Obama le alzarono. L’Ufficio Congressuale del Bilancio ritiene che ci siano state alcune strane fluttuazioni, penso guidate dai profitti dei capitali: i vantaggi del grande capitale innalzano le entrate fiscali senza una corrispondente crescita nel reddito accertato, per come posso comprendere. Tuttavia, il quadro complessivo è che alla fine degli anni di Obama le tasse sui ricchi erano grosso modo tornate ai livelli precedenti Reagan:

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[3]

Nel frattempo ci furono tagli bruschi a qualche programma sociale – Clinton pose fine allo stato assistenziale per come lo conoscevamo – ma espansioni in altri. Un semplice metro di misurazione: gli iscritti al programma Medicaid come percentuale della popolazione non anziana, come si deducono dai Centri per il Controllo delle Malattie:

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[4]

Non sto dicendo che cose come “la nazione degli assistiti”, una vasta popolazione che vive dei sussidi di disoccupazione e vota per tassare chi sta meglio di loro, siano tutte giuste. Ma è vero che uno stato assistenziale sostenuto dalla tassazione progressiva è stato molto più robusto rispetto a quello che il racconto politico anno per anno potrebbe avervi indotto a pensare.

Eppure, in quel caso, perché l’incredibile crescita della diseguaglianza? Bella domanda, e non è tanto facile rispondere. Ma io penso che si possa avanzare una buona tesi secondo la quale fenomeni come il collasso dei sindacati e la deregolamentazione finanziaria abbiano contato molto di più dei temi della tassazione e della spesa pubblica dei quali ci riempiamo la bocca.

 

 

[1] Ovvero degli sgravi fiscali sui ricchi che alla fine portano benefici anche ai redditi minori. Letteralmente: “sgocciolamento verso il basso”.

[2] Si intende l’articolo pubblicato sul New York Time, qua tradotto.

[3] Il titolo della tabella significa “aliquota fiscale federale media sull’1 per cento dei più ricchi.

[4] Il titolo significa “percentuale assistita con Medicaid”, ovvero con il programma di assistenza sanitaria pubblica per i bassi redditi.

 

 

 

 

 

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