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Dove va il Trumpismo? (dal blog di Krugman, 18 agosto 2017)

 

Whither Trumpism?

 AUGUST 18, 2017 1:48 PM 

Paul Krugman

Everyone seems to be reporting that Steve Bannon is out. I have no insights about the palace intrigue; and anyone who thinks Trump will become “presidential” now is an idiot. In particular, I very much doubt that the influence of white supremacists and neo-Nazis will wane.

What Bannon’s exit might mean, however, is the end of even the pretense that Trumpist economic policy is anything different from standard Republicanism — and I think giving up the pretense matters, at least a bit.

The basics of the U.S. economic debate are really very simple. The federal government, as often noted, is an insurance company with an army: aside from defense, its spending is dominated by Social Security, Medicare and Medicaid (plus some ACA subsidies).

Conservatives always claim that they want to make government smaller. But that means cutting these programs — and what we know now, after the repeal debacle, is that people like all these programs, even the means-tested programs like Medicaid. Obama paid a large temporary price for making Medicaid/ACA bigger, paid for with taxes on the wealthy, but now that it’s in place, voters hate the idea of taking it away.

So what’s a tax-cutter to do? His agenda is fundamentally unpopular; how can it be sold?

One long-standing answer is to muddy the waters, and make elections about white resentment. That’s been the strategy since Nixon, and Trump turned the dial up to 11. And they’ve won a lot of elections — but never had the political capital to reverse the welfare state.

Another strategy is to invoke voodoo: to claim that taxes can be cut without spending cuts, because miracles will happen. That has sometimes worked as a political strategy, but overall it seems to have lost its punch. Kansas is a cautionary tale; and under Obama federal taxes on the top 1 percent basically went back up to pre-Reagan levels.

So what did Trump seem to offer that was new? First, during the campaign he combined racist appeals with claims that he wouldn’t cut the safety net. This sounded as if he was offering a kind of herrenvolk welfare state: all the benefits you expect, but only for your kind of people.

Second, he offered economic nationalism: we were going to beat up on the Chinese, the Mexicans, somebody, make the Europeans pay tribute for defense, and that would provide the money for so much winning, you’d get tired of winning. Economic nonsense, but some voters believed it.

Where are we now? The herrenvolk welfare state never materialized, in part because Trump is too lazy to understand policy at all, and outsourced health care to the usual suspects. So Trumpcare turned out to be the same old Republican thing: slash benefits for the vulnerable to cut taxes for the rich. And it was desperately unpopular.

Meanwhile, things have moved very slowly on the economic nationalism front — partly because a bit of reality struck, as export industries realized what was at stake and retailers and others balked at the notion of new import taxes. But also, there were very few actual voices for that policy with Trump’s ear — mainly Bannon, as far as I can tell.

So if Bannon is out, what’s left? It’s just reverse Robin Hood with extra racism.

On real policy, in other words, Trump is now bankrupt.

But he does have the racism thing. And my prediction is that with Bannon and economic nationalism gone, he will eventually double down on that part even more. If anything, Trumpism is going to get even uglier, and Trump even less presidential (if such a thing is possible) now that he has fewer people pushing for trade wars.

 

Dove va il Trumpismo?

di Paul Krugman

Sembra che tutti stiano annunciando che Steve Bannon è fuori dai giochi. Io non sono al corrente degli intrighi di palazzo¸ e chiunque pensi che Trump adesso diventerà “presidenziale” è un idiota. In particolare, ho molti dubbi che l’influenza dei suprematisti bianchi e dei neonazisti svanirà.

Quello che, tuttavia, l’uscita di Bannon potrebbe significare è la fine della pretesa che la politica economica trumpista sia qualcosa di diverso dal repubblicanismo tradizionale – ed io penso che smetterla con quella pretesa sarà, almeno un po’, importante.

Gli aspetti fondamentali del dibattito economico degli Stati Uniti sono davvero molto semplici. Il Governo Federale, come ho notato di frequente, è una società di assicurazione con un esercito: oltre alla difesa, la sua spesa è dominata dalla Previdenza Sociale, da Medicare e da Medicaid (in più da alcuni sussidi della Legge sulla Assistenza Sostenibile).

I conservatori affermano in continuazione che vogliono ridurre le funzioni pubbliche. Ma ciò comporta tagliare questi programmi – e quello che oggi sappiamo, dopo la debacle della abrogazione della riforma sanitaria, è che alla gente quei programmi piacciono, persino quelli basati sulle verifiche del reddito come Medicaid. Obama ha pagato un elevato prezzo provvisorio rendendo Medicaid e l’ACA più grandi, pagandolo con le tasse sui ricchi, ma adesso che esse sono in funzione, gli elettori odiano l’idea di eliminarle.

Cosa deve dunque fare chi vuole tagliare le tasse? Il suo programma è fondamentalmente impopolare; come può farlo accettare?

Una risposta di vecchia data è intorbidire le acque e andare alle elezioni sul tema del risentimento dei bianchi. A partire da Nixon quella è stata la strategia, e Trump ha aumentato al massimo la manopola. Ed essi hanno guadagnato molto nelle elezioni – ma non hanno mai avuto il capitale politico per rovesciare lo stato assistenziale.

Un’altra strategia è invocare il voodoo: sostenere che le tasse possono essere tagliate senza tagli alla spesa pubblica, perché accadranno miracoli. Come strategia politica questo talvolta ha funzionato, ma nel complesso oggi sembra aver perso la sua carica. La vicenda del Kansas è un racconto istruttivo; e con Obama le tasse federali sull’1 per cento dei più ricchi sono tornate ai livelli precedenti a Reagan.

Dunque, cosa ha fatto Trump per far sembrare che si trattasse di una nuova offerta? Anzitutto, durante la campagna elettorale ha combinato appelli razzisti con la pretesa che non avrebbe tagliato le reti della sicurezza sociale. In questo modo è sembrato che stesse offrendo una specie di stato assistenziale per gente selezionata: tutti i benefici che vi aspettate, ma solo per la vostra gente.

In secondo luogo ha offerto il nazionalismo economico: dunque ci siamo orientati a picchiare sui cinesi, sui messicani, su qualcuno, a far capire agli europei che devono pagare un tributo per la difesa, e tutto ciò avrebbe fornito il denaro per un successo così grande, al punto che vi sareste stancati del successo. Un nonsenso economico, ma alcuni elettori ci hanno creduto.

A che punto siamo adesso? Lo Stato Assistenziale per gente prescelta non si è mai materializzato, in parte perché Trump è troppo pigro proprio per capire la politica, ed ha appaltato ai soliti noti l’assistenza sanitaria. Dunque il progetto assistenziale di Trump si è rivelato essere la solita vecchia ricetta dei repubblicani: abbattere i benefici per i più deboli e tagliare le tasse ai ricchi. E ciò è risultato disperatamente impopolare.

Nel frattempo, sul fronte del nazionalismo economico le cose si sono mosse molto lentamente – in parte perché si è andati a sbattere contro un po’ di realtà, e le industrie dell’esportazione hanno compreso cosa era in ballo e i venditori al dettaglio ed altri si sono mostrati riluttanti all’idea di nuove tasse all’importazione. Ma ci sono anche state molto poche effettive voci a favore di quella politica all’orecchio di Trump – principalmente Bannon, per quello che posso dire.

Dunque, se Bannon è fuori dai giochi, cosa è rimasto? È soltanto un Robin Hood alla rovescia con il razzismo in aggiunta.

In altre parole, sulla politica vera Trump è adesso in bancarotta.

Ma egli ha la risorsa del razzismo. E la mia previsione è che con Bannon e con il nazionalismo economico fuori dalla scena, egli investirà in quella direzione ancora di più. Semmai, adesso che ha meno persone a spingere per le guerre commerciali, il trumpismo è destinato a divenire persino più odioso, e Trump persino meno presidenziale (ammesso che sia possibile).

 

 

 

 

 

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