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La pessima economia del cancellare il DACA (dal blog di Krugman, 5 settembre 2017)

 

SEP 5 12:16 PM

The Very Bad Economics of Killing DACA

Paul Krugman

Trump’s decision to kill DACA — never mind the attempt to obscure things with that meaningless delay — is, first and foremost, a moral obscenity: throwing out 800,000 young people who are Americans in every way that matters, who have done nothing wrong, basically for racial reasons. But it’s also worth noting that Jeff Sessions just tried to sell it with junk economics, claiming that the Dreamers are taking American jobs. No, they aren’t, even if we leave aside the question of who’s an American. DACA is very much a boon to the rest of the U.S. population, and killing it will make everyone worse off.

To see why, first note that whatever you think about the economics of less-educated immigrants — most of the evidence suggests that they don’t depress wages, but that’s another discussion — none of it applies to DREAMers. Their educational and behavioral profile, as Cato notes, doesn’t resemble the average immigrant, let alone the average undocumented immigrant; they look like H-1B visa holders, that is, skilled immigrants we have specifically allowed in because they help the economy.

Beyond that, DREAMers are young — which means that they help the economy in not one but two big ways, because they mitigate the economic problems caused by an aging population.

One of those problems is fiscal: as the population ages, there are fewer working-age members contributing taxes to pay for Social Security and Medicare. A cohort of relatively high-wage, highly motivated people mostly in their 20s, likely to pay lots of taxes for decades, is exactly what the doctor ordered to make that issue less severe.

Meanwhile, I’m one of those who worries about secular stagnation — persistently weak spending, making episodes in which monetary policy can’t achieve full employment even with zero interest rates much more likely. Several factors contribute to this risk, but probably the most important is demography: a sharp slowdown in the growth of the working-age population, which means less incentive to invest in structures, factories, and more. (The demographic issue is why Japan, with low fertility and great hostility to immigration, entered a zero-rate regime a decade before the rest of us.)

And what would make secular stagnation more of a problem? Hey, let’s expel hundreds of thousands of young people from the current and future work force.

So this is a double blow to the U.S. economy; it will make everyone worse off. There is no upside whatever to this cruelty, unless you just want to have fewer people with brown skin and Hispanic surnames around. Which is, of course, what this is really all about.

 

La pessima economia del cancellare il DACA

di Paul Krugman

La decisione di Trump di liquidare il DACA – non ha nessun valore il tentativo di confondere le cose con quel rinvio senza senso – è, prima di tutto, una sconcezza sul piano morale: mettere fuori 800.000 giovani che sono americani da tutti i punti di vista, che non hanno fatto niente di male, fondamentalmente per ragioni razziali. Ma non ha nemmeno nessun valore che Jeff Sessions abbia cercato di farlo passare con un argomento economico da spazzatura, sostenendo che i “Dreamers” stanno prendendosi i posti di lavoro degli americani [1].  No, non è quello che fanno, pur trascurando la questione di chi sia un americano. Il DACA è una manna per il resto della popolazione americana, cancellarlo renderà le cose peggiori per tutti.

Per capire come mai, si noti anzitutto che qualsiasi cosa voi pensiate del significato economico degli immigranti meno istruiti – la maggioranza delle prove indicano che non deprimono i salari, ma questa è un’altra discussione – nessuna di esse si applica ai Dreamers. Il loro profilo educativo e comportamentale, come nota Cato [2], non assomiglia all’immigrante medio,  a parte il fatto che l’immigrante medio è sprovvisto di documenti; assomigliano ai detentori di visti H-1B, ovvero ad immigranti con buone caratteristiche professionali ai quali abbiamo in modo particolare concesso di risiedere negli Stati Uniti perché aiutano l’economia.

Oltre a ciò, i Dreamers sono giovani – il che significa che contribuiscono all’economia non in uno ma in due modi rilevanti, perché mitigano i problemi economici provocati da una popolazione che invecchia.

Uno di quei problemi è connesso con le finanze pubbliche: quando la popolazione invecchia, ci sono minori componenti in età lavorativa che contribuiscono a pagare le tasse per la Previdenza Sociale e l’assistenza sanitaria agli anziani. Un gruppo di persone altamente motivate, per la maggior parte ventenni, con salari relativamente elevati, che probabilmente pagano per decenni una gran quantità di tasse, è esattamente quello che si richiede per rendere quella tematica meno grave.

Aggiungo che io sono uno di quelli che si preoccupano per la stagnazione secolare – una spesa persistentemente debole, che produce episodi per i quali è assai più probabile che la politica monetaria non possa realizzare la piena occupazione neppure con tassi di interesse a zero. Alcuni fattori contribuiscono a questo rischio, ma forse il più importante è la demografia: un brusco rallentamento della crescita della popolazione in età lavorativa, che comporta meno incentivi ad investire in strutture, stabilimenti e altro ancora (il tema demografico è la ragione per la quale il Giappone, con una bassa fertilità ed una grande ostilità all’immigrazione, è entrato in un regime a tassi zero un decennio prima di tutti noi).

E cosa renderebbe più grave il problema della stagnazione secolare? Esattamente consentire l’espulsione di centinaia di migliaia di giovani dalla forza lavoro attuale e futura.

Dunque si tratta di un colpo duplice all’economia degli Stati Uniti; ci renderà tutti più poveri. Non c’è alcun aspetto positivo in questa crudeltà, a meno che non si voglia soltanto avere meno persone dintorno con la pelle scura e ispanici. Ma, naturalmente, è proprio questo di cui stiamo parlando.

 

 

[1] Vengono chiamati “Dreamers” (che forse non casualmente significa “Sognatori”) perché godono di benefici che derivano da una proposta di legge – approvata solo dal Senato – che ha l’acronimo di DREAM, “Legge per lo sviluppo, l’aiuto e l’istruzione di minori stranieri”.  Tale legge, da quanto comprendo, è stata approvata solo da un ramo del Congresso, dunque non sarebbe in funzione. Probabilmente alcuni suoi contenuti sono in atto per effetto di azioni amministrative della Amministrazione Obama, decise dopo la bocciatura da parte della Camera dei Rappresentanti. Comunque bisogna distinguere: il DACA è una iniziativa amministrativa della Amministrazione Obama, il DREAM è una proposta di legge, che ispira il DACA ma che non è diventata legge.

Da notare che in questo caso siamo ben oltre la tematica italiana di una legge sullo Ius Soli, giacché qua non si tratta soltanto del diritto alla nazionalità, ma di provvedimenti positivi di sostegno educativo e sociale.

[2] L’articolo sulla rivista di Cato è interessante perché Cato è una fondazione di orientamento ‘libertariano’ – ovvero di una particolare destra americana, non a caso fondata dalla Fondazione Koch. Ma l’articolo è molto chiaro e nega ogni fondamento economico al progetto di Trump.

 

 

 

 

 

 

 

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