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La semplice e fuorviante analitica di uno sgravio fiscale sulle società (più per esperti) (dal blog di Krugman, 24 ottobre 2017)

 

OCT 24 2:03 PM 

The Simple and Misleading Analytics of a Corporate Tax Cut (More Wonkery)

Paul Krugman

Figure slightly corrected

I should probably not be wasting time on this. But it seems as if practically the whole wing of more or less respectable conservative economists weighing in on this subject has made a basic algebraic/conceptual error. In itself, this error isn’t at all crucial to the policy debate. Other issues matter much more, notably taxes on monopoly profits, the fact that the US isn’t a small open economy, and the near-irrelevance of long-run equilibrium conclusions given the slow pace of adjustment imposed by imperfect integration of goods markets.

But arguably what we’re seeing here is something like the famous Excel programming error in the austerity debate: it’s not so much the substantive importance of the error as the evidence it provides of sloppy thinking, of conclusions adopted without checking because they promote a political agenda.

So the claim here is that the wage gains from a corporate tax cut exceed the revenue loss by a ratio that depends only on the initial tax rate, not at all on the degree to which capital can be substituted for labor, which in turn should (in this model) determine how much additional capital is drawn in by the tax cut. This feels wrong – and it is.

I continue to think that the clearest way to do this is with a simple marginal product of capital diagram. Here MPK is the marginal product of capital, aka the demand for capital, and r* is the world rate of return.

zz 433

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

But I do a slight transformation of variables. With perfect capital mobility, and in the long run, we must have

r(1-t) = r*

where r is the domestic rate of return and t the corporate tax rate. But we can rearrange this to write

r = r* + tau

where tau = r*t/(1-t), and corresponds to the specific tax on capital – that is, the tax paid per unit of capital.

Doing this makes things linear: we can represent a small tax change as d tau , etc.

Now I’m ready for my closeup. In the figure, I show the small-open-economy-long-run (i.e., silly) results of a small corporate tax cut, which can be represented by the areas of the two shaded rectangles (the little white triangle is second-order and can be ignored). There is a direct revenue loss, which is also the wage gain, equal to the wide, short rectangle: K dtau. Some of this revenue loss is offset by taxes on the additional capital that comes in: dK tau.

How big these secondary effects are, and therefore the ratio of wage gains to revenue losses, obviously – obviously! – depends on how much capital comes in, which depends on the sensitivity of MPK to the quantity of capital – on the slope of the MPK curve. If it’s nearly vertical, as Brad notes, there is essentially no offset.

So the claim that only the initial tax rate matters can’t be right. How could anyone imagine otherwise? I guess it’s a case of a result too good to check.

As I said, none of this is what’s really wrong with Hassettnomics. But it’s a revealing moment.

 

La semplice e fuorviante analitica di uno sgravio fiscale sulle società (più per esperti)

Paul Krugman 

Tabella leggermente corretta

Probabilmente non dovrei sprecare il mio tempo su questo. Ma sembra che praticamente l’intero settore degli economisti conservatori più o meno rispettabili che sta intervenendo su questo tema abbia fatto un fondamentale errore algebrico/concettuale. In sé questo errore non è affatto fondamentale per il dibattito politico. Altri temi contano molto di più. In particolare le tasse sui profitti di monopolio, il fatto che gli Stati Uniti non siano una piccola economia aperta, e la quasi irrilevanza delle conclusioni dell’equilibrio di lungo periodo, dato il ritmo lento delle correzioni imposto dall’imperfetta integrazione dei mercati dei beni.

Ma probabilmente stiamo assistendo a qualcosa di simile al famoso errore di programmazione di Excel nel dibattito sull’austerità: non è tanto la sostanziale importanza dell’errore, quanto la prova che esso fornisce di un pensiero sciatto, di conclusioni adottate senza controllare, perché esse promuovono un’agenda politica.

In questo caso, dunque, la pretesa è che i vantaggi salariali derivanti da un taglio alle tasse sulle società siano superiori alla perdita di gettito fiscale che dipende soltanto dalla aliquota fiscale iniziale, e non affatto dal grado nel quale il capitale può essere sostituito dal lavoro, il che a sua volta (in questo modello) dovrebbe determinare quanto capitale aggiuntivo è attratto dal taglio fiscale. Questo sembra sbagliato, e in effetti lo è.

Continuo a pensare che il modo più chiaro per realizzarlo sia un semplice diagramma sul prodotto marginale del capitale. In questo caso MPK è il prodotto marginale del capitale, ovvero la domanda di capitale, e r* è il tasso di rendimento globale.

zz 433

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ma faccio una leggera trasformazione delle variabili. Con una mobilità del capitale perfetta, e nel lungo periodo, dobbiamo avere

R(1-t) = r*

dove r è il tasso interno di rendimento e t l’aliquota fiscale sulle società. Ma possiamo rideterminarlo scrivendo

r = r* + tau

dove tau = r*t/(1-t), e corrisponde alla tassazione specifica sul capitale – ovvero, alla tassa pagata per unità di capitale.

Fare questo rende le cose lineari: possiamo rappresentare una piccola modifica alla tassa come d tau, etc.

Adesso sono pronto per il mio primo piano. Nella figura, mostro i risultati su una piccola-economia-aperta nel lungo periodo di un modesto sgravio fiscale sulle società (ovvero, una sciocchezza), che possono essere rappresentati dai due rettangoli sfumati (il piccolo rettangolo bianco è secondario e può essere ignorato). C’è una perdita diretta di entrate, che è anche il guadagno salariale, eguale al rettangolo largo e basso: K dtau. Una parte di questa perdita di entrate è bilanciata dal capitale aggiuntivo che interviene: dK tau.

Quanto siano grandi questi effetti secondari, e di conseguenza la percentuale degli incrementi salariali rispetto alle perdite di gettito, dipende ovviamente – ovviamente! – da quanto capitale viene attratto, che dipende dalla sensibilità di MPK alla quantità di capitale – dalla inclinazione della curva MPK. Se essa è quasi verticale, come osserva Brad DeLong, non c’è sostanzialmente bilanciamento.

Dunque, la pretesa che conti soltanto l’iniziale aliquota fiscale non può essere giusta. Come può qualcuno immaginare in modo diverso? Suppongo che si tratti di un caso di un risultato troppo buono da verificare.

Come ho detto, niente di tutto questo corrisponde a ciò che è davvero sbagliato nell’economia di Hassett. Ma è un passaggio rilevatore.

 

 

 

 

 

 

 

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