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Perché la Teoria Monetaria moderna è così popolare? Di Simon Wren-Lewis (dal blog Mainly Macro, 2 ottobre 2017)

 

Monday, 2 October 2017

Why is MMT so popular?

Simon Wren-Lewis

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I think, as a result of earlier posts, that I can be pretty confident that I can answer this question. But first some background. Although MMT has been around for some time, it recently held its first international conference and has in the last few years attracted a devoted band of followers online. According to this article, it has ‘rock star appeal’. In this post I just want to concentrate on the core of MMT which involves fiscal policy, and not talk about other ideas like job guarantees.

There are short and simple explainers around (e.g. here), but what these and MMT followers are typically not so good at is in explaining exactly why and how they differ from mainstream macroeconomics. To understand this, we need to go back to the 1960s and 70s. Then there was a debate between two groups in macro over whether it was better to use monetary policy or fiscal policy as an instrument for stabilising the economy. I prefer to call these two groups Monetarists and Fiscalists, because both sides used the same theoretical framework, which was Keynesian.

To cut a long story short the monetarist won that argument, although not quite in the way they intended. Instead of central banks controlling the economy in a hands off way using the money supply, they instead actively used interest rate changes to control output and inflation. Fiscal policy was increasingly seen as about controlling the level of government debt. I have called this the Consensus Assignment, because it became a consensus and because I don’t think there is another name for it.

The one or two decades before the financial crisis were the golden years for the Consensus Assignment, in the sense that monetary policy did seem to be relatively successful at controlling inflation and dampening the business cycle. However many governments were less successful at controlling government debt, and this failure was termed ‘deficit bias’.

MMT is essentially different because it rejects the Consensus Assignment. It regards monetary policy as an unreliable instrument for controlling the economy, and MMT prefers to use fiscal policy instead. They are, to use my previous terminology, fiscalists.

If you are always using government spending or taxes to control the economy, you are right not to worry about the budget deficit: it is whatever it needs to be to get inflation to target. Whether you finance those deficits by creating money or selling bonds is also a secondary concern – it just influences what the interest rate is, which has an uncertain impact on activity. For this reason you do not need to worry about who will buy your debt, because you can create money instead.

The GFC exposed the Achilles Heel in the Consensus Assignment, because interest rates hit their lower bound and could no longer be moved to stimulate demand. Alternative measures like QE really were as unreliable as MMT thinks all monetary policy is. What governments started to do was use fiscal policy instead of monetary policy to support the economy, but then austerity happened in 2010 for all the reasons I explore at length here.

Now we can see why MMT is so popular. Austerity is about governments pretending the Consensus Assignment still works when it does not, because interest rates are at their lower bound. We are in an MMT world, where we should be using fiscal policy and not worrying about the deficit, but policymakers don’t understand that. I think most mainstream macroeconomists do understand this, but we are not often heard. The ground was therefore ripe for MMT.

Policymakers following austerity when they clearly should not annoys me a great deal, and I am very happy to join common cause with MMT on this. By comparison, the things that annoy me about MMT are trivial, like a failure to use equations and their wordplay. You will hear from MMTers that taxes do not finance government spending, or that spending comes first, but you will hardly ever see the government’s budget constraint which makes all such semantics seem silly.

MMT is particularly attractive because it does away with the perennial ‘where is the money going to come from’ question. Instead it replaces this question with another: ‘will this extra spending raise inflation above target’. As long as inflation is below target that does not appear to be a constraint. In the US right now interest rates are no longer at their lower bound, but inflation is below target, so it appears to MMTers that the government should not worry about how extra spending is paid for.

Of course having a fiscal authority following MMT and a central bank following the Consensus Assignment once rates are above their lower bound could be a recipe for confusion, unless you believe what happens to interest rates is unimportant. I personally think we have strong econometric evidence that changes in interest rates do matter, so once we are off the lower bound should we be fiscalists like MMT or should we return to the Consensus Assignment? That is a question for another day.

 

Perché la Teoria Monetaria moderna è così popolare?

Di Simon Wren-Lewis

Penso, a seguito dei post precedenti, di poter rispondere con sufficiente sicurezza a tale domanda. Ma anzitutto un po’ di contesto. Sebbene la Teoria Monetaria Moderna sia stata messa in circolazione da un po’ di tempo, essa ha tenuto di recente la sua prima conferenza internazionale e negli ultimi anni ha attratto una affezionata compagine di seguaci online. Secondo l’articolo in questa connessione, avrebbe un “fascino da rock-star” [1]. In questo post intendo soltanto concentrarmi sugli aspetti centrali della MMT che riguardano la politica della finanza pubblica, e non parlare di altre idee come le garanzie dei posti di lavoro.

Ci sono a questo proposito brevi e semplici spiegazioni (ad esempio, in questa connessione), ma una cosa nella quale quegli autori e i sostenitori della MMT generalmente non eccellono è lo spiegare perché e come differiscono dalla macroeconomia tradizionale. Per comprenderlo, abbiamo bisogno di tornare agli anni ’60 e ’70. Ci fu allora un dibattito nella macroeconomia tra due gruppi sul fatto che fosse preferibile utilizzare la politica monetaria o quella della finanza pubblica come strumento di stabilizzazione dell’economia. Preferisco chiamare questi due gruppi Monetaristi e Sostenitori dell’Intervento Finanziario Pubblico [2], perché entrambi gli schieramenti hanno utilizzato lo stesso schema teorico, di origine keynesiana.

Per sintetizzare una lunga storia, i monetaristi si aggiudicarono quel confronto, sebbene non proprio nel modo in cui intendevano. Anziché il controllo dell’economia da parte delle banche centrali con una modalità non interventista e utilizzando l’offerta di moneta, esse piuttosto usarono attivamente i mutamenti nei tassi di interesse per controllare produzione e inflazione. La politica della finanza pubblica è stata sempre più considerata come relativa al controllo del debito pubblico.  Io l’ho definito il “Compito Obbligato”, perché su di esso c’è stato un consenso generale e perché non penso che per esso ci sia altro nome.

Il periodo di uno o due decenni prima della crisi finanziaria furono gli anni d’oro del Compito Obbligato, nel senso che la politica monetaria sembrò essere la condizione del successo nel controllo dell’inflazione e nello smorzare il ciclo economico. Tuttavia, molti Governi ebbero meno successo nel controllare il debito pubblico, e questa incapacità venne definita una “inclinazione al debito”.

Il Teoria neomonetarista è sostanzialmente diversa, giacché respinge il Compito Obbligato. Essa considera la politica monetaria come uno strumento inaffidabile per controllare l’economia, e preferisce piuttosto utilizzare la politica della finanza pubblica. Per usare la mia terminologia precedente, i neomonetaristi sono sostenitori dello strumento finanziario pubblico.

Se si usano sempre la spesa pubblica o le tasse per il controllo dell’economia, si ha ragione di non proccuparsi del deficit di bilancio: esso è tutto quello che serve per portare l’inflazione al suo obbiettivo programmato. È anche una preoccupazione secondaria se si finanziano quei deficit creando moneta o vendendo obbligazioni dello Stato – influenza soltanto il livello del tasso di interesse, che ha un impatto incerto sulla attività. Per questa ragione non ci si deve preoccupare di chi comprerà il vostro debito, perché si può piuttosto creare moneta.

La Crisi Finanziaria Globale ha mostrato il ‘tallone di Achille’ del Compito Obbligato, perché i tassi di interesse hanno raggiunto il loro limite più basso e non potevano più essere modificati per stimolare la domanda. Misure alternative come la Facilitazione Quantitativa erano altrettanto inaffidabili, secondo la MMT, di tutta la politica monetaria. Quello che i Governi cominciarono a fare fu utilizzare la politica della spesa pubblica anziché quella monetaria, ma nel 2010 intervenne l’austerità per tutte le ragioni che spiego esaurientemente in questa connessione.

Ora possiamo renderci conto del perché la MMT è così popolare. L’austerità riguarda i Governi che fingono che il Compito Obbligato funzioni ancora anche quando non è più possibile, perché i tassi di interesse sono al loro limite inferiore.  Noi siamo in un mondo da Teoria neomonetarista, nel quale dovremmo usare la politica della finanza pubblica e non preoccuparci del deficit, ma i protagonisti della politica non lo capiscono. Io penso che la maggioranza dei macroeconomisti lo comprenda, ma non siamo granché ascoltati. Il terreno era di conseguenza maturo per la MMT.

Il fatto che i responsabili della politica seguano l’austerità quando chiaramente non dovrebbero farlo non mi disturba così tanto, e sono davvero contento di aderire su questo ad una causa comune con la MMT. Al contrario, le cose che mi disturbano sulla MMT sono banali, come l’incapacità di utilizzare le equazioni e i loro giochi di parole. Sentirete dire dai sostenitori della MMT che le tasse davvero non finanziano la spesa pubblica, o che tale spesa è la questione principale, ma difficilmente vedrete mai il vincolo del bilancio pubblico far sembrare sciocchi tali aspetti semantici.

La MMT è particolarmente attraente perché si sbarazza della domanda perenne “Da dove verranno i soldi?”. Sostituisce invece quella domanda con un’altra: “Questa spesa aggiuntiva aumenterà l’inflazione oltre l’obbiettivo programmato?”. Finché l’inflazione è al di sotto dell’obbiettivo, questo non sembra essere un limite. In questo momento negli Stati Uniti i tassi di interesse non sono più al loro livello più basso, ma l’inflazione è al di sotto dell’obbiettivo programmato, cosicché ai sostenitori della MMT sembra che il Governo non dovrebbe preoccuparsi su come pagare la spesa aggiuntiva.

Naturalmente avere un’autorità della finanza pubblica che si ispira alla MMT e una banca centrale che si ispira al Compito Obbligato una volta che i tassi sono al di sotto del loro limite minimo, sarebbe un modo certo per provocare confusione, a meno che non si creda che quello che accade ai tassi di interesse non sia importante. Personalmente io penso che abbiamo forti prove econometriche che i tassi di interesse effettivamente sono importanti. Dovremmo dunque essere sostenitori della politica della finanza pubblica una volta che siamo fuori dal limite inferiore, oppure dovremmo tornare al Compito Obbligato? Questa è una domanda per un altro giorno.

 

 

[1] L’articolo in connessione nel testo inglese è di Atossa Araxia Abrahamian ed è apparso l’8 maggio 2017 sul periodico The Nation.

[2] Nelle note alla traduzione (alla voce “fiscal”) spiego perché considero improprio tradurre in italiano “fiscal” con “fiscale”. In italiano ‘fiscale’ significa attinente al fisco, che però non è il significato che ha in lingua inglese (dove, peraltro, l’unico l’equivalente di ‘fisco’ è il termine ‘tax’). Naturalmente, si potrebbe trattare di un neologismo anglosassone, come ne esistono tanti. Sennonché ne conseguirebbero molti inconvenienti in molti termini derivati. Ad esempio, il termine “fiscalist” che appare nel testo, che secondo l’uso invalso si dovrebbe tradurre con “fiscalista”, pretendendo che significhi più o meno ‘sostenitore dell’uso della spesa pubblica’.

 

 

 

 

 

 

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