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Sussidi, dispetti e catene dell’offerta (dal blog di Krugman, 15 ottobre 2017)

 

OCT 15 12:32 PM 

Subsidies, Spite, and Supply Chains

Paul Krugman

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As many people have been pointing out, Trump’s decision to cancel cost-sharing subsidies for health plans is a rare policy trifecta: it raises prices, reduces the number of people with insurance, and costs taxpayers money. Nor is there evidence of any political strategy worthy of the name. This is policy driven by sheer spite: Trump can’t get what he wants from Congress, so he’s going to punish innocent people.

There are many lessons to be drawn from this sorry spectacle, but here’s one point I haven’t seen people making: my estimation of the odds that Trump will blow up the North American Free Trade Agreement have just gone way up.

Until now, I’ve been fairly complacent about NAFTA’s fate. It’s not that I imagine that Trump, or for that matter any of his senior advisers, has any understanding of what NAFTA does or the foreign-policy implications of tearing it down. But I thought sheer interest-group pressure would keep the agreement mostly intact. Thirty years of US-Mexico economic integration — because the process began before NAFTA, with the big Salinas trade liberalization — have created a deeply integrated North American manufacturing system. The US imports a lot from Mexico, but it exports a lot too, and much of the trade is in intermediate goods — Mexican components assembled into U.S.-assembled cars, U.S. textiles used to produce Mexican garments, and so on.

Decades of investments, not to mention choices by workers about where to live and what skills to develop, have been based around the assumption that this system will continue. So breaking it up would be hugely disruptive, and the losers would include major industrial players who tend to have the ear of even Republican administrations. So I thought we’d likely get a few cosmetic changes to the agreement, allowing Trump to declare victory and walk away.

But look what just happened on health care. Never mind the millions who may lose coverage: Trump demonstrably doesn’t care about them. But his decision will also cost insurers and health care providers, the kind of people you might expect him to listen to, billions. And he did it anyway, evidently out of sheer spite — perhaps made more intense by his sense that his presidency is rapidly failing.

So is it safe to assume that he won’t screw over much of U.S. manufacturing in the same way? At this point, the answer has to be “no.”

Look, at this point reasonable people are worried, I think rightly, that Trump’s rage and spite might lead him to start a war. So why not worry that he’ll start a trade war instead (or as well)?

 

Sussidi, dispetti e catene dell’offerta,

di Paul Krugman

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[1]

Come molte persone hanno messo in evidenza, la decisione di Trump di cancellare i sussidi per la partecipazione ai costi dei programmi sanitari è una rara tripletta politica: alza i prezzi, riduce il numero degli assicurati e costa soldi ai contribuenti. Neanche c’è prova di una qualsiasi strategia politica degna di questo nome. Questa è una politica guidata da puri e semplici dispetti: Trump non può ottenere ciò che vuole dal Congresso e si appresta a punire persone innocenti.

Ci sono molte lezioni che si possono trarre da questo spiacevole spettacolo, ma c’è un aspetto che non ho visto segnalare: la mia stima sulle probabilità che Trump faccia saltare l’Accordo di Libero Commercio del Nord America è decisamente schizzata in alto.

Sino ad adesso, sono stato abbastanza ottimista sul destino del NAFTA. Non è che immaginassi che Trump, come del resto nessuno dei suoi consiglieri anziani, abbia una particolare comprensione della funzione del NAFTA o delle implicazioni di politica estera dell’abbatterlo. Ma pensavo che la pura e semplice spinta dei gruppi di interesse avrebbe lasciato intatto gran parte dell’accordo. Trent’anni di integrazione economica tra Stati Uniti e Messico – giacché il processo cominciò prima del NAFTA, con la grande liberalizzazione del commercio di Salinas – hanno creato un sistema manifatturiero nord-americano profondamente integrato. Gli Stati Uniti importano molto dal Messico, ma anche esportano molto, e molto del commercio è sui beni intermedi – componenti messicane assemblate negli Stati Uniti – autoveicoli assemblati, prodotti tessili statunitensi utilizzati per produrre indumenti messicani, e così via.

Decenni di investimenti, per non dire delle scelte dei lavoratori su dove vivere e su quali competenze sviluppare, si sono basati sull’assunto che questo sistema sarebbe continuato. Dunque interromperlo sarebbe largamente distruttivo, e tra i perdenti ci sarebbero protagonisti dell’industria che tendono ad esser ascoltati persino dalle Amministrazioni repubblicane. Dunque pensavo che avremmo probabilmente avuto alcune modifiche cosmetiche all’accordo, che consentissero a Trump di cantare vittoria e di mollare la presa.

Ma guardate che cosa è appena successo sulla assistenza sanitaria. Non sono importanti i milioni di persone che possono perdere la copertura assicurativa: è dimostrato che di loro Trump non si cura. Ma la sua decisione costerà miliardi anche agli assicuratori ed ai fornitori di assistenza sanitaria, il genere di persone che vi aspettereste che lui ascolti. E lo ha fatto comunque, evidentemente per puro e semplice dispetto – forse reso più intenso dalla sensazione che la sua Presidenza sia in caduta verticale.

Dunque, si può considerare con certezza che egli non vorrà fregare nello stesso modo gran parte del settore manifatturiero americano? A questo punto, la risposta deve essere negativa.

Si veda, al momento attuale persone ragionevoli sono preoccupate, penso giustamente, che la collera e il dispetto di Trump possano condurlo a avviare una guerra. Perché dunque non preoccuparsi che, invece, dia inizio ad una guerra commerciale (oppure, anche ad una guerra commerciale)?

 

 

 

[1] La tabella mostra gli andamenti del commercio statunitense con il Messico, importazioni ed esportazioni in percentuale del PIL.

 

 

 

 

 

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