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Anche questo è voodoo: la dipendenza del Partito Repubblicano dalla deregolamentazione finanziaria (dal blog di Krugman, 26 novembre 2017)

 

Voodoo Too: The GOP Addiction to Financial Deregulation

Paul Krugman

NOVEMBER 26, 2017 11:07 AM

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Alan Taylor

 

The big economic policy story for this week will be the attempt to ram through the Republican tax bill, which manages both to raise taxes on middle- and lower-income Americans even as it blows up the debt, all in the service of big tax cuts for corporations and the wealthy. To the extent that there’s any intellectual justification for this money grab, it lies in the conservative insistence that cutting taxes at the top will magically produce huge economic growth.

That is, it’s still voodoo economics after all these years, and nothing — not the boom after Clinton raised taxes, not the failure of the Bush economy, not the debacle in Kansas — will change the party’s commitment to a false economic doctrine that serves its donors’ interests.

But just behind the tax story is the effort to gut the Consumer Financial Protection Bureau; and this too needs to be understood in the context of a broader GOP commitment to a demonstrably false but useful narrative.

Think about it: what would it take to persuade the right that financial deregulation is a bad idea, and some kinds of regulation are very good for the economy?

Modern financial regulation came about in the aftermath of the Great Depression, and — as you can see from the figure — the era of effective regulation was also an era of historically unprecedented financial stability. Did this stability come at the expense of economic growth? Hardly: the era of effective regulation was also the era of the great postwar boom in America, the thirty glorious years in Europe.

Nonetheless, by the 1970s a combination of free-market ideology and big money (with the latter helping to feed the former) produced a widespread belief among policymakers that those old regulations were pointless and harmful. Regulations were lifted, and, maybe even more important, malign neglect allowed unregulated shadow banking to expand rapidly. (The Trump Treasury department wants global regulators to stop using the term “shadow banking”, which it says conveys the impression that there is something wrong with such institutions. Funny how causing the worst crisis since the 1930s can give you a bad reputation.)

Anyway, at this point the results of the great rise of deregulatory ideology are all too clear: banking crises returned with a vengeance, culminating (so far) in the 2008 crisis. And it’s not as if 2008 came out of nowhere: we’d already had the S&L crisis of the 80s, the Long-Term Capital Management/Asian crisis of the 1990s, both of which were clear signals of the growing risks. Add in 2008, and you have a remarkable record of disaster.

Why has financial deregulation been, literally, such a bust? There are multiple, interacting reasons, all of which are well studied at this point. Banking is inherently vulnerable to self-fulfilling panic; if you guard against panic with explicit or implicit guarantees, you create moral hazard which must be contained via regulation. Beyond that, finance is an area where the risks of fraud, of scammers exploiting the limits of consumer understanding and rationality, are especially high. Very few people are in a position to assess the fine print of financial contracts, and the most deceptive, risky deals are sold to those least able to make that assessment.

Hence Dodd-Frank, which made a limited but serious attempt to rein in some of the new risks that had arisen from deregulation and shadow banking, and which created the CFPB to help protect consumers from financial scams perpetrated, in many cases, by big financial institutions. And these measures have been successful: leverage and financial risks are down, and the Bureau has surprised even those of us who supported it with just how effective it has been, just how much positive influence it has had on the honesty and transparency of financial dealings.

So naturally the GOP wants to tear it all down. On the right, all of the disasters brought on by deregulation were actually the fault of liberals, who somehow forced banks to make subprime loans to Those People, or maybe the Fed, which somehow forced lots of bad lending by failing to raise interest rates in the face of low inflation.

And Republicans insist that the prudential regulations introduced after the terrible crisis of 2008 are holding the economy back, despite zero evidence to that effect.

But evidence isn’t the point. Like faith in the magical powers of tax cuts, faith in the wondrous things that happen if you let bankers do whatever they want has become a free-floating ideology on the right, untethered to any kind of reality check. And of course it’s a very convenient faith from the point of view of financial industry types.

So really the attack on the CFPB and the tax cut are part of the same story. They’re both about voodoo economics in the service of plutocracy.

 

Anche questo è voodoo: la dipendenza del Partito Repubblicano dalla deregolamentazione finanziaria

Paul Krugman

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Alan Taylor

[1] 

Il grande racconto di politica economica di questa settimana sarà il tentativo di far approvare la proposta di legge repubblicana sulle tasse, che cerca sia di elevare le tasse sui redditi medi e più bassi anche se ciò farà scoppiare il debito, sia di mettere il tutto al servizio di grandi tagli fiscali alle società e ai ricchi.  Nella misura in cui c’è una qualche giustificazione intellettuale per questa ruberia, essa consiste nell’insistenza conservatrice per la quale tagliare le tasse sui più ricchi produrrà magicamente una grande crescita economica.

Ovvero, dopo tutti questi anni si tratta ancora di economia voodoo, e niente – non la grande espansione dopo che Clinton alzò le tasse, non il fallimento dell’economia di Bush, non la débâcle in Kansas – cambierà l’impegno del partito su una falsa dottrina economica al servizio degli interessi dei suoi finanziatori.

Ma appena dietro la storia delle tasse viene lo sforzo di distruggere l’Ufficio per la Protezione Finanziaria degli Utenti; e anche questo necessita di essere compreso nel contesto di un più generale impegno del Partito Repubblicano su una falsa ma comoda narrazione.

Ci si rifletta: cosa ci vorrebbe per persuadere la destra che la deregolamentazione finanziaria è una cattiva idea, e che certi tipi di regolamentazione sono molto positivi per l’economia?

La regolamentazione finanziaria moderna intervenne dopo la Grande Depressione, e – come si può vedere dal diagramma – l’epoca di una efficace regolamentazione fu anche un’epoca di stabilità finanziaria senza precedenti storici. Questa stabilità fu alle spese della crescita economica? Arduo da sostenere: l’epoca di una efficace regolamentazione fu anche l’epoca della grande espansione postbellica in America, e dei trenta “anni gloriosi” in Europa.

Nondimeno, con gli anni ’70 una combinazione di ideologia del libero mercato e di tanti soldi (con questi ultimi che aiutarono ad alimentare la prima) produsse tra i protagonisti della politica il generale convincimento che quei vecchi regolamenti fossero inutili e dannosi. I regolamenti vennero aboliti, e, forse persino più importante, una malefica trascuratezza consentì ad un settore bancario ‘ombra’ di espandersi rapidamente (il Dipartimento del Tesoro di Trump vuole che i regolatori globali la smettano di usare il termine “settore bancario ombra”, che dicono produce l’impressione che ci sia qualcosa di sbagliato in quegli istituti. È buffo come produrre la crisi peggiore dagli anni trenta possa darvi una cattiva reputazione). In ogni modo, a questo punto i risultati della grande crescita della ideologia della deregolamentazione sono del tutto chiari: le crisi bancarie si sono ripetute ad oltranza, culminando (sino ad adesso) nella crisi del 2008. E il 2008 non venne fuori dal nulla; avevamo già avuto la crisi delle casse di risparmio degli anni ’80, la crisi asiatica delle gestioni a lungo termine dei capitali, che furono entrambe chiari segnali dei rischi crescenti.  Si aggiunga il 2008 e si ha una considerevole storia di disastri.

Perché la deregolamentazione finanziaria è stata un tale fallimento? Ci sono molteplici ragioni, che hanno interagito tra loro, tutte le quali sono state a questo punto ben studiate. Il sistema bancario è intrinsecamente vulnerabile a crisi di panico che si autoriproducono; se ci si protegge dal panico con garanzie esplicite o implicite, si determina una condizione di azzardo morale che deve essere contenuta attraverso regole. Oltre a ciò, il settore finanziario è un’area nella quale i rischi di frodi, di imbroglioni che sfruttano i limiti di comprensione e di razionalità dei consumatori, sono particolarmente alte. Molte poche persone sono nelle condizioni di valutare i testi in caratteri minuscoli dei contratti finanziari, e gli accordi più ingannevoli e più rischiosi vengono proposti a coloro che sono meno capaci di fare quelle valutazioni.

Da qui la legge Dodd-Frank, che ha compiuto un tentativo limitato ma serio di tenere sotto controllo alcuni dei nuovi rischi che erano aumentati a seguito della deregolamentazione e del sistema bancario ombra, e che ha creato il CFPB per contribuire a proteggere i consumatori dagli imbrogli che vengono perpetrati, in molti casi, da grandi istituti finanziari. E queste misure hanno avuto successo: il rapporto di indebitamento e i rischi finanziari sono calati, e l’Ufficio ha sorpreso persino coloro che l’avevano sostenuto proprio per come è stato efficace, per quanta influenza positiva ha avuto sull’onestà e la trasparenza degli accordi finanziari. Così, naturalmente il Partito Repubblicano vuole demolirlo. A destra, tutti i disastri provocati dalla deregolamentazione, in realtà, vengono considerati responsabilità dei progressisti, che in qualche modo avrebbero costretto le banche a concedere mutui subprime a Quella Gente, o forse della Fed, che in qualche modo avrebbe imposto una gran quantità di cattivi prestiti per l’incapacità di elevare i tassi di interesse a fronte di una inflazione bassa.  I repubblicani insistono che i regolamenti prudenziali introdotti dopo la terribile crisi del 2008 stanno trattenendo l’economia, nonostante che nessuna prova sostenga questo giudizio. Ma il punto non sono le prove. Come la fiducia nei poteri magici dei tagli alle tasse, la fiducia nelle cose strabilianti che accadrebbero se si lasciano i banchieri fare tutto quello che vogliono è diventata, a destra, una ideologia che galleggia, immune da ogni genere di controllo dei fatti. E naturalmente è una fiducia molto conveniente dal punto di vista degli individui del settore finanziario.

Dunque, in realtà l’attacco all’Ufficio sulla Protezione degli utenti del sistema finanziario e i tagli alle tasse sono parti della stessa storia. Riguardano entrambe l’economia voodoo al servizio della plutocrazia.

 

 

 

 

[1] La tabella mostra la frequenza della crisi bancarie nei paesi con redditi superiori (linea blu) e in quelli con redditi bassi (linea rossa). Come si vede gli anni successivi alla II Guerra Mondiale, caratterizzati dalla introduzione di nuove forme di regolamentazione, sono gli anni di gran lunga migliori.

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