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L’economia degli gnomi, con i numeri (dal blog di Paul Krugman, 9 novembre 2017)

 

NOV 9 1:51 PM

Leprechaun Economics, With Numbers

By Paul Krugman

 

Yesterday I noted that most discussion of the growth effects of the Cut Cut Cut Act, such as they may be, focuses on the wrong measure. GDP might go up because lower corporate taxes will draw in foreign capital; but this capital will demand and receive returns, which mean that part of the gain in domestic production is offset by investment income received by foreigners. As a result, GNI – income of domestic residents – will rise less than GDP. And surely, as in Ireland with its leprechaun economy based on low corporate taxes, GNI is the measure you want to focus on.

Now, inspired by Greg Leiserson’s post on problems with the Tax Foundation model – the only one that shows significant growth effects from Cut Cut Cut – I think I can give an illustration of how much this might matter. It relies on a stylized version of the TF model, which is a model I don’t believe for a minute, so this isn’t a real estimate. But it’s a sort of proof of concept.

So, as Leiserson says, the TF model assumes that thanks to international capital mobility there’s a fixed after-tax rate of return capital must earn. Cut the corporate tax rate, and capital flows in, driving down the pre-tax rate of return by just enough to offset the tax cut.

The following figure shows the story. Here r* is the required rate of after-tax return, t is the initial tax rate, t’ the post Cut Cut Cut rate. MPK is the marginal product of capital curve. The tax cut leads to a capital inflow that moves the economy down that curve. The rise in GDP is the integral of all successive increments to capital, so it’s the area a+b+c.

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But the extra foreign capital, by assumption, receives the rate of return r*. So the area c is an addition to GDP but not to GNI; the true gain to the economy is only a+b.

Now let’s create some stylized numbers. It looks as if 8% is a reasonable number for after-tax required return; with a 35% tax rate, this means a pre-tax rate of 12.3%. Cut the tax rate to 20%, and the pre-tax return should fall to 10%. The increment of capital should have a rate of return roughly halfway between, 11.15%.

Tax Foundation asserts that capital inflows will be enough to raise GDP more than 3%, which is wildly implausible. But let’s go with it for the sake of argument. This means inflows of around 30 percent of pre-CCC GDP.

So how much does this raise foreign investment income? The answer is, 8% times 30%, or 2.4 percent of GDP out of a GDP rise of 3.45 percent in my example. In other words, the true gain to the US is 1.05%, not 3.45%. That’s a big difference, and not in a good way.

The point is that even if you believe the whole “we’re a small open economy so capital will come flooding in” argument, it buys you a lot less economic optimism than its proponents imagine.

 

L’economia degli gnomi [1], con i numeri

di Paul Krugman

Ieri osservavo che gran parte del dibattito sugli effetti possibili sulla crescita della Legge Taglia Taglia Taglia [2], si concentra su una misura sbagliata. Il PIL dovrebbe salire perché tasse più basse sulle società attrarranno capitali stranieri; ma questi capitali chiederanno e riceveranno rendimenti, il che significa che parte del guadagno nella produzione nazionale verrà bilanciata dal reddito di investimento ricevuto dagli stranieri. Di conseguenza, il Reddito Nazionale Lordo (GNI) – il reddito di coloro che risiedono nel paese – crescerà meno del PIL. E certamente, come in Irlanda con la sua economia degli gnomi basata su basse tasse sulle società, il GNI è la misura sulla quale ci si deve concentrare.

Ora, stimolato dal post di Greg Leiserson sui problemi posti dal modello di Tax Foundation (TF) – il solo che mostri significativi effetti di crescita a seguito del Taglia Taglia Taglia – credo di potere fornire una illustrazione sulla importanza della dimensione che questo potrebbe avere. Essa si basa su una versione stilizzata del modello TF, che è un modello al quale non credo assolutamente, cosicché questa non è una stima reale. È una sorta di simulazione concettuale.

Dunque, come dice Leiserson, il modello TF assume che grazie alla mobilità internazionale dei capitali, ci deve essere un tasso di rendimento fisso dopo le tasse che il capitale deve guadagnare. Tagliate le aliquote fiscali sulle società e il capitale e i flussi in ingresso dei capitali, spingono in basso il tasso di rendimento prima delle tasse proprio allo scopo di bilanciare il taglio fiscale.

La storia è mostrata dal seguente diagramma. Nel quale r* è il tasso di rendimento richiesto dopo le tasse, t è l’iniziale aliquota fiscale, t’ è l’aliquota successiva alla legge del Taglia Taglia Taglia.  MPK è il prodotto marginale della curva del capitale. Il taglio fiscale porta ad un flusso in ingresso del capitale che spinge verso il basso la curva dell’economia. La crescita del PIL è l’integrale di tutti i successivi incrementi di capitale, dunque è l’area a+b+c.

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Ma il capitale straniero, sulla base dell’assunto, riceve il tasso di rendimento r*. Dunque l’area c è una aggiunta al PIL ma non al Reddito Nazionale Lordo; il vero guadagno dell’economia è soltanto a+b.

Consentitemi adesso di utilizzare alcuni numeri che uniformano e rendono più comprensibile il tutto. Mi pare che se l’8% è un numero ragionevole per il rendimento richiesto dopo le tasse, con una aliquota fiscale del 35%, questo significa una aliquota prima delle tasse del 12,3%. Tagliate l’aliquota fiscale al 20% e il rendimento prima delle tasse dovrebbe cadere al 10%. L’incremento del capitale dovrebbe avere un tasso di rendimento grosso modo della metà, 11,5%.

Tax Foundation sostiene che i flussi di capitale in ingresso sarebbero sufficienti ad innalzare il PIL di più del 3%, il che è assolutamente non plausibile. Ma per ipotesi accettiamolo. Questo significa flussi in ingresso di capitali pari circa al 30% del PIL prima della legge dei tagli.

Dunque, di quanto questo accresce il reddito degli investimenti stranieri? La risposta è, 8% per 30%, o 2,4% del PIL, da togliere all’aumento del PIL del 3,45% nel mio esempio. In altre parole, il vero guadagno è dell’1,05%, non del 3,45%. E questa è una grande differenza, non in senso positivo.

Il punto è che persino se si crede all’intero argomento “siamo una piccola economia aperta e dunque il capitale arriverà copiosamente”, esso vi offre molto meno ottimismo economico di quanto i suoi proponenti immaginano.

 

 

 

[1] Ovvero, l’economia irlandese. È noto che il “leprechaun” – il folletto, lo gnomo vestito di verde e con una pipa in mano – è una figura centrale della mitologia irlandese. Per capire in che senso si parla di una economia degli gnomi, può essere utile questo brano da un articolo apparso il 5 di ottobre sul Sole-24 Ore.

 

Il primo creditore è la Cina, colosso mondiale dell’export. Il secondo è il Giappone, patria di colossali fondi pensione e compagnie di assicurazioni vita che devono per forza coprirsi con titoli di Stato a lungo termine. Fin qui nessuna sorpresa. Ma è quando alziamo il velo sul terzo posto che entriamo a gamba tesa nella fantascienza: il terzo creditore degli Stati Uniti non è la Germania peso massimo industriale, o la Gran Bretagna regno della finanza, ma la minuscola e remota Irlanda. Sembra incredibile ma è vero: secondo i dati diffusi pochi giorni fa dal Treasury International Capital, Dublino detiene in portafoglio qualcosa come 310 miliardi di dollari di titoli di Stato Usa, una cifra superiore al suo stesso prodotto interno lordo.

[2] È il titolo che Trump avrebbe voluto dare alla legge sul fisco, anche se alla fine ha ricevuto un altro nome (Legge sul fisco e sui posti di lavoro).

 

 

 

 

 

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