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Paul Ryan si sta strozzando con la sua stessa carne di incerta provenienza (dal blog di Krugman, 1 novembre 2017)

 

Paul Ryan Is Choking On His Own Mystery Meat

 NOVEMBER 1, 2017 9:27 AM 

Paul Krugman

House Republicans were supposed to unveil their tax proposal today, but it has been put off — and not, as you might imagine, because they’re a bit worried that their grand opening might be overshadowed by the indictment of Trump’s campaign manager and sworn testimony of collusion between campaign officials and Russia.

No, they’re delaying because on the verge of trying to pass a huge change in the U.S. tax system, they still haven’t settled on key parts of the proposal — specifically, how to pay for huge corporate tax cuts and large cuts to wealthy individuals.

But wait — how is this possible? Republicans, and specifically Paul Ryan, the speaker of the House, have been talking about tax “reform” and putting out white papers for years — actually, since 2010. How can basic things be up in the air at this late date?

The answer, of course, is that Ryan and friends have been faking it all these years. This was obvious from the beginning. I identified Ryan as a flimflam man more than 7 years ago. And the reason I knew he was a phony was that he was proposing large tax cuts while asserting that the lost revenue would be made up for by closing unspecified loopholes.

A couple of years later, Howard Gleckman of the Tax Policy Center complained about the “mystery meat” in Ryan’s budget — the huge revenue gains assumed from eliminating unspecified tax preferences:

Ryan proposes big, specific spending reductions such as cutting Medicaid in half and slashing other federal spending (except for Social Security, Medicare, and Medicaid) by nearly 75 percent from current levels by 2050. But his budget still can’t add up without eliminating or sharply scaling back those popular tax preferences. Which ones, it seems, remain a state secret.

And they’re still a state secret — on the day the House was supposed to release its plan, we still have no idea what will be used as “pay-fors”.

Now, a cynic might have expected Republicans to go for full-on cynicism: “What, you took it seriously when we talked about fiscal responsibility? The joke’s on you! Ha ha ha!” And to a certain extent that is what they’ve done: after all the deficit-hawk posturing, they’re openly admitting that their intention is to increase the deficit by $1.5 trillion.

But they apparently didn’t feel free to cut completely loose: they did set a deficit target, and as I understand the mechanics of reconciliation, the budgets passed by the House and Senate, while they don’t actually set policy, kind of leave them stuck with an upper limit on just how much they can blow up the deficit.

And they have no idea how to get there. Try to cut one set of deductions, and the homebuilders get mad at you. Try to cut another, and upper-middle-class suburbanites in blue states who still vote GOP get mad. And so on.

The point is that these problems were always predictable, which is why the Ryan budgets were always obviously fraudulent. Ryan’s fakery may have fooled his naive constituents — by which I mean practically the whole Beltway pundit class — but never fooled anyone who could do the math.

So will the GOP pass something? Probably — but it’s more likely to be a miniature Christmas tree of handouts to the wealthy than the grand tax reform they’ve been promising.

And let’s hope that whatever happens gets reported as the failure it is. Ryan and company promised big stuff, but never had any way to deliver. When it comes to big lies, Donald Trump is actually a very good, very normal Republican.

 

Paul Ryan si sta strozzando con la sua stessa carne di incerta origine,

di Paul Krugman

Si pensava che i repubblicani della Camera oggi avrebbero reso pubbliche le loro proposte sul fisco, ma l’evento è stato rimandato – e non, come potreste immaginare, perché fossero un po’ preoccupati che la loro superba inaugurazione potesse essere messa in ombra dal rinvio a giudizio del manager della campagna elettorale di Trump e dalla dichiarazione giurata della collusione tra i dirigenti di quella campagna e la Russia.

No, l’hanno rinviato perché sul punto di cercare di far approvare un grande cambiamento nel sistema fiscale degli Stati Uniti, essi non avevano ancora preso le decisioni su aspetti cruciali della proposta – in particolare, come pagare gli enormi sgravi sulle tasse delle società e i grandi tagli a favore delle persone ricche.

Ma, un momento; come è possibile tutto questo? È da anni che i repubblicani, e in particolare Paul Ryan, parlano della “riforma” delle tasse e mettono in circolazione libri bianchi – precisamente, dal 2010. Come è possibile che aspetti fondamentali restino indefiniti in questa estrema scadenza?

La risposta, naturalmente, è che Ryan e compagni in tutti questi anni hanno detto il falso. Era evidente sin dagli inizi. Più di 7 anni fa identificai Ryan come l’uomo della fandonia. E la ragione per la quale sapevo che era un imbroglione era che egli stava proponendo ampi sgravi fiscali nel mentre asseriva che le entrate perdute sarebbero state compensate dalla interruzione di non specificate forme di elusione.

Un paio d’anni più tardi, Howard Gleckman del Tax Policy Center si lamentò della “carne di incerta origine” nel bilancio di Ryan – i vasti incrementi nelle entrate ipotizzati dalla eliminazione di non specificati privilegi fiscali:

“Ryan propone grandi, specifiche riduzioni come il taglio della metà di Medicaid e l’abbattimento di altre spese federali (esclusa la Previdenza Sociale, Medicare e Medicaid) per circa il 75 per cento entro il 2050. Ma il suo bilancio ancora non può quadrare senza eliminare o ridurre bruscamente quei popolari privilegi fiscali. I quali, sembra, restano un segreto di Stato.”

Ed essi sono ancora un segreto di Stato –  il giorno in cui si riteneva che la Camera pubblicasse il suo progetto, noi non abbiamo ancora alcuna idea di cosa sarà utilizzato come ‘compenso’.

Ora, un cinico si poteva aspettare che i repubblicani quanto a cinismo avrebbero fatto il pieno: “Cosa, la prendevi sul serio quando parlavamo di responsabilità della finanza pubblica? Ci sei cascato! Ah ah ah!”. E in una certa misura è quello che hanno fatto: dopo tutto quell’atteggiarsi da falchi del deficit, stanno apertamente ammettendo che la loro intenzione è di aumentare il deficit di 1.500 miliardi di dollari.

Ma a quanto pare essi non si sentono liberi di fare tagli in completa scioltezza: hanno fissato un obbiettivo di deficit, e per quello che comprendo dei meccanismi della ‘riconciliazione’ [1], i bilanci approvati dalla Camera e dal Senato, se anche non fissano una politica, in un certo senso li lasciano bloccati entro un limite superiore proprio su quanto possono far salire il deficit.

E non hanno alcuna idea di come arrivarci. Si prova a tagliare un complesso di deduzioni, e quelli dell’edilizia diventano furiosi. Si prova a tagliare qualcosa d’altro, e i sobborghi delle classi medio alte degli Stati democratici che ancora votano per il Partito Repubblicano si infuriano. E così via.

Il punto è che questi problemi erano sempre stati prevedibili, che è la ragione per la quale le proposte di bilancio di Ryan erano evidentemente fraudolente. La falsità di Ryan può essersi presa gioco della sua ingenua base elettorale – nella quale io praticamente includo l’intera categoria dei commentatori della Capitale – ma non si è mai presa gioco di qualcuno che sapesse fare la matematica.

Dunque, il Partito Repubblicani approverà qualcosa? È probabile – ma è più probabile che si tratti di un albero di Natale in miniatura di sussidi ai ricchi, piuttosto che della grande riforma del fisco che hanno promesso.

E speriamo che qualsiasi cosa accada essa sia commentata per il fallimento che rappresenta. Ryan e soci hanno promesso grandi cose, ma non le hanno mai in alcun modo consegnate. Quando di ragiona di grandi bugie, Donald Trump è in effetti un ottimo e normalissimo repubblicano.

 

 

 

[1] È il nome che nella procedura di approvazione del Bilancio hanno le regole di compensazione tra il Senato e la Camera, che prevedono che uno dei due rami alla fine possa sciogliere nodi non risolti, sia pure con maggioranze qualificate,

 

 

 

 

 

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