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Tax Foundation ha qualche spiegazione da dare, (dal blog di Paul Krugman, 11 novembre 2017)

 

NOV 11 2:05 PM 

The Tax Foundation Has Some Explaining To Do

Paul Krugman

I’m hearing from various sources that the Tax Foundation’s assessment of the Senate plan, which purports to show huge growth effects and lots of revenue gains from this growth, is actually having an impact on debate in Washington. So we need to talk about TF’s model, and what they aren’t telling us.

The basic idea behind TF’s optimism is that the after-tax return on capital is set by global markets, so that if you cut the corporate tax rate, lots of capital comes flooding in, driving wages up and the pre-tax rate of return down, until you’re back at parity. That is indeed a possible outcome if you make the right assumptions.

But there are two necessary side implications of this story. First, during the process of large-scale capital inflow, you must have correspondingly large trade deficits (over and above baseline). And I mean large. If corporate tax cuts raise GDP by 30%, and the rate of return is 10%, this means cumulative current account deficits of 30% of GDP over the adjustment period. Say we’re talking about a decade: then we’re talking about adding an average of 3% of GDP to the trade deficit each year — around $600 billion a year, doubling the current deficit.

Second, all that foreign capital will earn a return — foreigners aren’t investing in America for their health. As I’ve tried to point out, this probably means that most of any gain in GDP accrues to foreigners, not U.S. national income.

So how does the TF model deal with these issues? They have never provided full documentation (which is in itself a bad sign), but the answer appears to be — it doesn’t. Judging from the description here, the current version of the model has no international sector at all — that is, it says nothing about trade balances. They say that they’re working on a model that

tracks the effects of rapidly increasing or decreasing desired capital stocks on international capital markets. The international sector captures the capital payments that leave the domestic economy to the foreign owners of domestic assets and adjusts the growth factors for the tax-return simulator to reflect the actual growth in incomes.

In other words, the model they’re using now doesn’t do any of that.

So while they’re peddling an analysis that implicitly predicts huge trade deficits and a large jump in income payments to foreigners, they’re using a model that has no way to assess these effects or take them into account.

Maybe they’ll eventually do this stuff. But what they appear to be doing now is fundamentally incapable of addressing key issues in the tax policy debate.

 

Tax Foundation ha qualche spiegazione da dare,

di Paul Krugman

Sto ascoltando da varie fonti che la valutazione di Tax Foundation sul progetto del Senato, che ritiene di dimostrare grandi effetti di crescita e grandi vantaggi da tale crescita per le entrate, sta effettivamente avendo un impatto sul dibattito a Washington. Abbiamo dunque bisogno di parlare del modello TF, e di che cosa essi ci stanno raccontando.

L’idea di base dietro l’ottimismo di TF è che il rendimento sul capitale dopo le tasse è stabilito dai mercati globali, cosicché se si tagliano le aliquote fiscali delle società, arrivano grandi quantità di capitali che vi inondano, spingendo in alto i salari e in basso il tasso di rendimento prima delle tasse, finché non si torna alla parità. Questo è in effetti un risultato possibile se si parte da assunti corretti.

Ma ci sono due necessarie implicazioni collaterali in questa storia. La prima, durante il processo di flussi in ingresso dei capitali su larga scala, si debbono avere in corrispondenza grandi deficit commerciali (in aggiunta alla base di riferimento). E intendo grandi. Se i tagli alle tasse delle società elevano il PIL del 30% e il tasso di rendimento è il 10%, questo significa deficit cumulativi di conto corrente del 30% del PIL nel corso del periodo di adeguamento. Diciamo che stiamo parlando di un decennio: conseguentemente stiamo parlando di aggiungere una media del 3% del PIL al deficit commerciale di ogni anno – circa 600 miliardi all’anno, che raddoppiano il deficit attuale.

La seconda, tutti i capitali stranieri otterranno un rendimento – gli stranieri non stanno investendo in America perché gli fa bene alla salute. Come ho cercato di mettere in evidenza [1], questo probabilmente comporta che la maggioranza di tutti gli avanzamenti del PIL matura a favore degli stranieri, non del reddito nazionale degli Stati Uniti.

Come si misura, dunque, il modello TF con questi temi? Essi non hanno mai fornito una documentazione completa (il che è di per sé un cattivo segno), ma la risposta sembra essere – non ci si misura. Giudicando da questa descrizione, l’attuale versione del modello non contiene per nulla un settore internazionale – ovvero non dice niente sulle bilance commerciali. Dicono che stanno lavorando su un modello che:

“segua gli effetti degli stock attesi in rapida crescita o decrescita sui mercati internazionali dei capitali. Il settore internazionale registra i pagamenti al capitale che lasciano l’economia nazionale per i proprietari stranieri di asset nazionali e corregge i fattori di crescita per il simulatore dei rendimenti fiscali in modo da riflettere la crescita effettiva nei redditi”.

In altre parole, il modello che stanno utilizzando adesso non fa niente del genere.

Dunque, nel mentre mettono in circolazione una analisi che implicitamente prevede vasti deficit commerciali e un forte salto nel sostegno del reddito degli stranieri, essi stanno usando un modello che in nessun modo valuta questi effetti o li mette nel conto.

Forse alla fine lo faranno. Ma quello che sembrano fare in questo momento è fondamentalmente incapace di affrontare temi cruciali nel dibattito sulla politica fiscale.

 

 

 

 

[1] Vedi il post “L’economia degli gnomi, con i numeri” del 9 novembre 2017.

 

 

 

 

 

 

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