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Che cosa i dati economici non ci dicono, (dal blog di Paul Krugman, 28 gennaio 2018)

 

What the Economic Data Don’t Tell Us

Paul Krugman JAN. 28, 2018

 

It’s a sure thing that Donald Trump will spend much of his State of the Union boasting about the economy. So this seems like a good time for a refresher on some basic macroeconomics – and the reasons why the expansion of 2017, which continued the long expansion that began in 2010, is in no sense a justification for wildly optimistic growth projections looking forward.

As a reminder, the Trump Treasury department claims that tax cuts will pay for themselves because the economy will grow at almost 3 percent a year for the next decade. This growth projection didn’t come from any model; it was just pulled out of … well, you fill in the rest. But every time there’s a good quarter of growth, the usual suspects take time off from talking about deep state conspiracies to claim that the forecast is coming true. Why is this nonsense?

First, you need to know that quarter-to-quarter and even year-to-year growth rates are very variable. The economy grew at a 5 percent annual rate during much of the Carter administration (how many people know that?); it grew around 4 percent during the second Clinton administration:

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What’s behind these growth fluctuations? The business cycle. Potential output – the economy’s productive capacity – grows fairly smoothly. But recessions leave some of that capacity idle, and the economy can temporarily grow fast as that capacity is put back to use. The unemployment rate is an imperfect measure of idle capacity; still, there’s a strong relationship – Okun’s Law – between changes in the unemployment rate – capacity going into or out of use – and short-run economic growth.

The thing is, however, that we’re currently close to full employment. The unemployment rate is historically low. Other indicators, like the rate at which workers are quitting jobs (a sign of how confident they are of finding new jobs) also point to a more or less full employment economy. Wage growth and inflation are still subdued, but it’s still unlikely that unemployment can fall a lot from here. This means that growth over the next decade will have to come from rising capacity, meaning growth in potential output.

So is there any sign that potential output growth is anywhere near 3 percent, or in fact that it has accelerated? No. Here’s Okun’s Law for the past decade:

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The relationship isn’t perfect, because this is economics, but it’s pretty strong. It suggests a potential growth rate – growth consistent with constant unemployment – of maybe 1.5 percent. And 2017 isn’t an outlier.

Why is potential growth so low? Unfavorable demographics are one big culprit: the baby-boomers are getting old (you kids get off my lawn), so the working-age population is barely growing. Oh, and cracking down on immigration is, you know, not likely to help on that front.

Productivity growth is also lackluster, despite all the hype about robots and all that.

So if you think about it, 2017 offers no evidence to support big talk about future growth. On the contrary, the fact that unemployment declined despite not-so-fast growth is a sign that growth will be a lot slower going forward, now that we don’t have a lot of unemployed Americans to put back to work.

 

Che cosa i dati economici non ci dicono,

di Paul Krugman

È certo che Donald Trump spenderà buona parte del discorso sullo Stato dell’Unione a vantarsi dell’economia. Questo dunque sembra un momento opportuno per un aggiornamento su alcuni aspetti di base della macroeconomia – e sulle ragioni per le quali l’espansione del 2017, che ha proseguito la lunga espansione che cominciò nel 2010, non è in alcun senso una giustificazione per dissennate previsioni ottimistiche sulla crescita del futuro.

Come promemoria, le pretese del Dipartimento del Tesoro di Trump secondo le quali i tagli delle tasse si ripagheranno da soli perché l’economia nel prossimo decennio crescerà di quasi il 3 per cento all’anno. Questa previsione di crescita non è derivata da alcun modello; è stata tirata fuori … beh, riempite voi il resto. Ma ogni volta che c’è un buon trimestre di crescita, i soliti noti si prendono una pausa dal parlare di gravi cospirazioni allo Stato per sostenere che la previsione si sta avverando. Perché si tratta di una sciocchezza?

In primo luogo dovete sapere che i tassi di crescita trimestre su trimestre e persino anno su anno sono estremamente variabili. L’economia crebbe ad un tasso annuale del 5 per cento durante buona parte della Amministrazione Carter (in quanti lo sanno?); crebbe attorno al 4 per cento durante la seconda Amministrazione Clinton:

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Cosa c’è dietro queste fluttuazioni della crescita? Il ciclo economico. La produzione potenziale – la capacità produttiva dell’economia – cresce abbastanza regolarmente. Ma le recessioni lasciano un po’ di quella capacità produttiva nell’inerzia, e l’economia può crescere temporaneamente in modo veloce quando quella capacità è rimessa in uso. Il tasso di disoccupazione è una misura imperfetta della capacità produttiva inutilizzata; inoltre, c’è una forte relazione – la Legge di Okun [1] – tra i mutamenti nel tasso di disoccupazione – la capacità che esce o rientra in uso – e la crescita economica di breve periodo.

Il punto è, tuttavia, che attualmente siamo vicini alla piena occupazione. Il tasso di disoccupazione è storicamente basso. Anche altri indicatori, come il tasso al quale i lavoratori lasciano le loro occupazioni (un segno di quanto sono fiduciosi di trovarne di nuove) indicano un’economia più o meno di piena occupazione. La crescita salariale e l’inflazione sono ancora tenui, ma resta improbabile che la disoccupazione possa scendere molto dal punto in cui si trova. Questo significa che la crescita nel prossimo decennio dovrà venire da una crescente capacità produttiva, ovvero come crescita della produzione potenziale.

C’è dunque qualche segno che la crescita della produzione potenziale sia dappertutto vicina al 3 per cento, o che di fatto sia accelerata? No. Ecco l’andamento della Legge di Okun nel decennio passato:

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[2]

La relazione non è perfetta, perché si tratta di economia, ma è abbastanza forte. Essa indica un tasso di crescita potenziale – crescita coerente con una disoccupazione costante – attorno all’1,5 per cento. E il 2017 non è una eccezione.

Perché la crescita potenziale è così bassa? Una grande causa è la demografia sfavorevole: la generazione dei baby-boomers sta diventando anziana (ragazzi, fuori dal mio giardino! [3]), cosicché la popolazione in età lavorativa cresce appena. Ragione per cui, sapete, il giro di vite sugli immigrati non è probabile che su quel fronte sia di alcun aiuto. Anche la crescita della produttività è fiacca, nonostante il gran chiasso sui robot e su tutto il resto.

Cosicché, se ci riflettete, il 2017 non offre alcuna prova a sostegno del gran parlare della crescita futura. Al contrario, il fatto che la disoccupazione sia calata nonostante una crescita non così veloce è un segno che la crescita sarà un bel po’ più lenta andando avanti, ora che non abbiamo più una gran quantità di americani disoccupati da rimettere al lavoro.

 

 

 

[1] In economia, la legge di Okun, che prende il nome dall’economista Arthur Melvin Okun (che la propose nel 1962) è una legge empirica che collega il tasso di crescita dell’economia con le variazioni nel tasso di disoccupazione. Secondo questa legge, se il tasso di crescita dell’economia cresce al di sopra del tasso di crescita potenziale, il tasso di disoccupazione diminuirà in misura meno che proporzionale. Negli Stati Uniti durante il periodo che va dal 1965, questa legge ha interpretato la situazione economica, stabilendo che per ogni punto percentuale del tasso di disoccupazione, o meglio del tasso naturale di disoccupazione, il PIL reale si riduce dai 2 ai 3 punti percentuali. (Wikipedia)

 

[2] La tabella mostra i dieci anni del decennio considerato (i puntini blu, tra i quali viene evidenziato quello relativo al 2017). Sulla linea verticale la crescita del PIL, su quella orizzontale le variazioni della disoccupazione. Come si vede ci sono tre anni nei quali la disoccupazione cresce anche considerevolmente (il 2008, il 2009 e il 2010, probabilmente); un anno nel quale resta immutata, gli altri anni nei quali cala per effetto della ripresa (la recessione americana durò un biennio, anche se la ripresa non fu velocissima). Ogni puntino blu indica due valori: la crescita o la decrescita del PIL, la crescita o la decrescita della disoccupazione. La linea blu tratteggiata indica la mediana dell’intero periodo.

[3] Si tratta di una frase idiomatica vecchia di un secolo; letteralmente indica una persona anziana che ammonisce dei fanciulli a non calpestare il suo giardino. Ma in termini più generali suppongo sia anche un modo ironico per indicare l’età di chi la pronuncia. In questo caso, ad esempio, indica che Krugman ha memoria di cosa fosse il periodo post-bellico del boom dei figli (la generazione dei baby-boomers), diversamente da molti suoi lettori.

 

 

 

 

 

 

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