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L’economia spendacciona (dal blog di Paul Krugman, 26 gennaio 2018)

 

The Spendthrift Economy

Paul Krugman JAN. 26, 2018

 

I haven’t been paying a lot of attention to quarterly GDP numbers. For one thing, they do tend to bounce around a lot; for another, claims that a good number in a particular quarter somehow validates the Trumpian claim to be able to achieve high growth for a decade are almost too stupid to argue with.

But there are a couple of points I think are worth making about growth over the past year.

First, as Jason Furman notes, a good part of the 2.5% growth seems to be cyclical – the result of the economy moving closer to full employment, not a pickup in the underlying growth rate of potential output, which looks more like 1% than the 3% Trump et al need to make their numbers work.

Second, as Jason also notes, that cyclical expansion doesn’t look too healthy when you look at it closely. It is not being driven mainly by rising business investment. Here’s biz investment as a share of GDP in recent years: it bounces around some, largely because of the rise, fall, and partial recovery of fracking, but is not especially high:

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What we see instead is a large decline in personal savings, which are now down to levels not seen since before the financial crisis:

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Why is saving down? Maybe it’s the stock market (which is starting to feel more like a bubble than it did even a few months ago), maybe it’s eat, drink, and be merry, for tomorrow we have a constitutional crisis/a nuclear war/Skynet kills us all. Whatever: saving can’t keep falling, and you wonder whether households are getting overstretched again.

I’m not predicting a crisis; this doesn’t look nearly as bad as the U.S. economy in the housing bubble years. (And I’m trying extra hard, given my election night freakout, not to let my political dismay distort my economic judgment.) But as I said, this growth doesn’t look very healthy.

 

L’economia spendacciona,

di Paul Krugman

Non ho prestato molta attenzione ai dati trimestrali del PIL. Da una parte, essi tendono davvero ad andare molto su e giù; dall’altra, gli argomenti per i quali un buon dato in un particolare trimestre convalidi la pretesa di Trump di essere capace di realizzare una crescita elevata per un decennio sono praticamente troppo stupidi per discuterne.

Ma ci sono un paio di aspetti che penso meriti avanzare sulla crescita nel corso dell’anno passato.

In primo luogo, come osserva Jason Furman, una buona parte della crescita del 2,5 per cento sembra essere ciclica – il risultato di un’economia che si avvicina alla piena occupazione, non una risalita del sottostante tasso di crescita della produzione potenziale, che pare più probabile si collochi nei pressi dell’1% che non del 3%. Trump e compagnia hanno bisogno di far funzionare i loro dati.

In secondo luogo, come osserva anche Jason, quando la guardate attentamente quella espansione ciclica non sembra molto sana. Essa non è guidata principalmente da una crescita degli investimenti di impresa. Ecco, negli anni recenti, l’investimento delle imprese come percentuale del PIL: esso balzella avanti e indietro, in gran parte a causa della crescita, della caduta e della parziale ripresa della industria della fratturazione degli scisti bituminosi, ma non è particolarmente elevato:

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Quello che invece è in ampia caduta sono i risparmi individuali, che adesso sono in basso a livelli non visti da prima della crisi finanziaria:

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Perché i risparmi scendono? Forse per il mercato azionario (che sta cominciando a dare maggiormente l’impressione di una bolla di quanto non facesse persino pochi mesi fa), forse dipende dalla spensieratezza, dal fatto che si annuncia una crisi costituzionale/una guerra nucleare/una ecatombe provocata da Skynet [1]. In ogni modo: i risparmi non possono continuare a scendere, e c’è da chiedersi se le famiglie non stiano di nuovo diventando troppo stressate.

Non sto prevedendo una crisi; tutto questo non sembra lontanamente così negativo da come era l’economia statunitense negli anni della bolla immobiliare (e io sto cercando in tutti i modi, considerato come uscii dai gangheri la notte delle elezioni, di non consentire al mio sconcerto per i fatti della politica di distorcere il mio giudizio economico [2]). Ma, come ho detto, questa crescita non sembra molto sana.

 

 

 

 

[1] Skynet è un’immaginaria rete di supercomputer descritta nel ciclo cinematografico di Terminator.

[2] Nella notte delle elezioni Krugman ipotizzò che la vittoria di Trump avrebbe portato ad una crisi dell’economia. Dopo poche ore si scusò per l’esagerazione. Ma quell’eccesso gli ha comunque provocato un “premio” da parte di Trump per la più grande ‘falsa notizia’ dell’anno.

 

 

 

 

 

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