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Peggio che per Willy Horton (dal blog di Paul Krugman, 31 gennaio 2018)

 

Worse Than Willy Horton

Paul Krugman JAN. 31, 2018

 

A lot of Trump’s speech — and an even greater share of the emotional energy, since he seemed bored reciting misleading economic numbers — was devoted to lamenting a wave of violent crime by immigrants. Was this racist? Yes, of course. But saying that doesn’t capture the full evil of what he was doing (and I use the term “evil” advisedly).

For he wasn’t exaggerating a problem, or placing the blame on the wrong people. He was inventing a problem that doesn’t exist, and using that imaginary problem to demonize brown people.

Racist dog-whistles are, of course, nothing new in American politics. Indeed, much of the rise of the modern, far-right GOP rested on the politics of racial division, with even “respectable” Republicans perfectly willing to exploit racial fear and hostility — most famously, Bush the elder’s Willy Horton ad.

But here’s the thing: back in the 70s and 80s there really was a crime wave, and a lot of it did involve blacks. That’s no excuse for racism, let alone the cynical political exploitation of that racism. But at least the panic was about something real.

This time, by contrast, there is no crime wave — there have been a few recent bobbles, but many of our big cities have seen both a surge in the foreign-born population and a dramatic, indeed almost unbelievable, decline in violent crime:

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FBI

Most notably of all, New York — once the emblem of the supposed collapse of law and order — is safer than it has ever been, despite being run by a mayor who, strange to say, has tried to rein in racist behavior by the police.

So Trump wants us to be scared of brown people based on nothing at all. That’s really ugly.

 

Peggio che per Willy Horton,

di Paul Krugman

 

Una gran parte del discorso di Trump – e una parte anche maggiore della sua energia emotiva, dato che egli sembrava annoiarsi recitando disorientanti numeri economici – è stata dedicata a lamentare un’ondata di crimini violenti da parte di immigrati. Un atteggiamento razzista? Ovviamente sì. Ma dir così non esprime pienamente il male di quello che faceva (e uso il termine “male” a buona ragione).

Perché non stava esagerando un problema, o dandone la colpa alle persone sbagliate. Stava inventandosi un problema che non esiste, e usando quel problema immaginario per demonizzare la gente di colore.

Naturalmente, i richiami razzisti non sono una novità nella politica americana. Infatti, gran parte della ascesa dell’attuale Partito Repubblicano di estrema destra si è basata sulla politica della divisione razziale, con anche i repubblicani “rispettabili” perfettamente disponibili a sfruttare il timore e l’ostilità razziale – il caso più famoso, la propaganda di Bush padre su Willy Horton [1].

Ma il punto è proprio lì: nei passati anni ’70 e ’80 c’era davvero un’ondata di criminalità, e in gran parte riguardava i neri. Questo non scusa il razzismo, per non dire il cinico sfruttamento di quel razzismo. Ma almeno il panico era per qualcosa di reale.

Oggi, all’opposto, non c’è alcuna ondata di criminalità – ci sono stati pochi casi recenti di individui fuori di testa [2], ma molte delle nostre grandi città hanno conosciuto sia una crescita di comunità straniere che uno spettacolare, in effetti quasi incredibile, declino dei crimini violenti:

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FBI [3]

Il caso più rilevante, New York – una volta l’emblema del presunto collasso della legge e dell’ordine – è più sicura di quanto non sia mai stata, nonostante sia amministrata da un sindaco che, strano a dirsi, abbia cercato di tenere a freno comportamenti razzisti da parte della polizia.

Dunque Trump vuole che si sia terrorizzati dalla gente di colore basandosi su nulla. Il che è davvero disgustoso.

 

 

 

 

[1] Willy Horton era un individuo di colore che uscì da un carcere del Massachusetts per un permesso provvisorio e commise un nuovo crimine, nel 1988. Nella competizione elettorale tra Bush senior e Dukakis, il primo sfruttò efficacemente quel pretesto contro il candidato democratico e vinse le elezioni. Vorrei notare che è significativo che nella memoria dei progressisti questo sia rimasto come un episodio particolarmente indicativo di una brutale predisposizione ad argomenti razzistici nella lotta politica; in fondo Horton aveva commesso crimini veri, mentre il nigeriano che è stato all’origine di un regolamento di conti da parte di un fascista a Macerata contro persone di colore non sembra essere accusato di omicidio. Ma editoriali di giornali ‘benpensanti’ non trovano strano che il secondo episodio sia usato come argomento per definire tutti gli immigrati come una “bomba a orologeria”.

[2] Non sono riuscito a trovare un significato certo del termine “bobbles”, in particolare riferito a persone di colore. Il “bobble” è un copricapo con un piccolo pennacchio, ed ho pensato che potrebbe essere riferito ad una certa predilezione per tale abbigliamento da parte di giovani persone di colore o anche di individui marginali. Ma non ho trovato alcuna conferma. Ma “bobble-head” pare che si possa riferire a persone che somigliano a pupazzi, e possa significare anche “individui fuori di testa, casi clinici, rimbambiti”.

[3] La tabella a cura dell’FBI è relativa al “tasso di omicidi” negli Stati Uniti, nel periodo tra il 1960 e il 2014.

 

 

 

 

 

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