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Crisi: risciacquo e ripetere l’operazione, di J. Bradford DeLong (da Project Syndicate, 4 aprile 2018)

 

Apr 4, 2018

Crisis, rinse, repeat

BRADFORD DELONG

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BERKELEY – Later this century, when economic historians compare the “Great Recession” that started in 2007 with the Great Depression that started in 1929, they will arrive at two basic conclusions.

First, they will say the immediate response of the US Federal Reserve and the Department of the Treasury to the crisis in 2007 was first-rate, whereas the response immediately after the stock-market crash of 1929 was fifth-rate, at best. The aftermath of the 2007-2008 financial crash was painful, to be sure; but it did not become a repeat of the Great Depression, in terms of falling output and employment.

On the other hand, future historians will also say that the longer-term US response after 2007-2008 was third-rate or worse, whereas the response from President Franklin Roosevelt, Congress, and the Fed in the years following the Depression was second- or even first-rate. The forceful policies of the New Deal-era laid the foundations for the rapid and equitable growth of the long postwar boom.

Now, consider some key economic data points. US per capita national income peaked in 2006, just before the Great Recession, and was still 5% below that point in 2009. Within three years, however, it had returned to its 2007 peak; and, if we are lucky, it will end up being 8% above its 2007 peak this year.

By contrast, four years after US per capita national income peaked in 1929, it was still down 28%, and would not return to its 1929 peak for a full decade. In other words, there can be no comparison to the Great Depression, at least in terms of decreased per capita national income.

But nor can there be any comparison to the Great Recession in terms of weak productivity growth. Within 11 years of the peak of the pre-Depression business cycle in 1929, output per worker was up 11% and still growing rapidly. By contrast, output per worker this year is only 8% higher than its pre-Great Recession peak, and that figure continues to rise slowly.

 

So, within 11 years of the start of the Depression, Roosevelt and his team had gotten US per capita national income back to its previous peak while pushing output per worker 11% higher. Moreover, they did that having started from a position in 1933 that was incomparably worse than what US policymakers faced in late 2009. When historians look back at the two periods, they will have to conclude that the relative performance after the Great Recession was nothing short of appalling.

In assigning blame for this dismal track record, Democrats point to the fact that Republicans turned off the spigot of fiscal stimulus in 2010, and then refused to turn it back on. Republicans, for their part, have offered a range of incomprehensible and incoherent explanations for the anemic growth recorded since the financial crisis.

Some Republicans, naturally, blame Obama and his signature legislative accomplishments like the 2010 Affordable Care Act (Obamacare) and the 2010 Dodd-Frank Wall Street Reform and Consumer Protection Act. Others blame the unemployed, those who have dropped out of the labor market altogether, or those who want to work but supposedly have nothing of value to contribute – the so-called “zero marginal product workers.”

There is much more truth to the argument offered by the Democrats, even if Obama and his team also deserve a fair share of the blame for pursuing inappropriate fiscal austerity in the early stages of the recovery. At any rate, austerity is not the whole story. And when thinking about what comes next, the most worrisome aspect of the post-2007 response is that those who implemented it, and those who succeeded them, still do not recognize it as a failure.

For example, Fed policymakers, with a few honorable exceptions, still insist that they did the best they could, considering the fiscal headwinds at the time. Likewise, Obama administration policymakers still pat themselves on the back for preventing a second Great Depression, and say they did the best they could, given recalcitrant Republican congressional majorities after the 2010 midterm elections.

At the same time, right-leaning economists still busy themselves arguing that the Obama administration’s fiscal policies and then-Fed Chair Ben Bernanke’s monetary policies were dangerously inflationary. If we are to believe them, we should consider ourselves lucky to have escaped the fate of Greece or Zimbabwe.

But as Christina D. Romer and David H. Romer of the University of California, Berkeley, have shown, countries throughout the post-war period that lacked the monetary or fiscal space to deal with a financial crisis often suffered from output shortfalls of 10% or more even a decade after the fact.

It has now been 11 years since the start of the last crisis, and it is only a matter of time before we experience another one – as has been the rule for modern capitalist economies since at least 1825. When that happens, will we have the monetary- and fiscal-policy space to address it in such a way as to prevent long-term output shortfalls? The current political environment does not inspire much hope.

 

Crisi: risciacquo e ripetere l’operazione,

di J. Bradford DeLong

BERKELEY – In seguito in questo secolo, quando gli storici dell’economia confronteranno la Grande Recessione che cominciò nel 2007 con la Grande Depressione che cominciò nel 1929, arriveranno a due principali conclusioni.

In primo luogo, diranno che la risposta immediata della Federal Reserve degli Stati Uniti e del Dipartimento del Tesoro alla crisi del 2007 fu di prima qualità, mentre la risposta immediatamente successiva al crollo dei mercati azionari del 1929 fu, nel migliore dei casi, di quinto livello. Certamente, le conseguenze del crollo finanziario del 2007-2008 sono state dolorose; ma non sono giunte ad eguagliare la Grande Depressione, in termini di caduta della produzione e dell’occupazione.

D’altra parte, gli storici del futuro diranno anche che la risposta a più lungo termine degli Stati Uniti dopo il 2007-2008 è stata di terzo livello, se non peggio, mentre la risposta del Presidente Franklin Roosevelt, del Congresso e della Fed negli anni che seguirono la Depressione fu di secondo livello, o addirittura di prima qualità. Le politiche energiche del New Deal posero le fondamenta per la crescita rapida ed equa della lunga espansione postbellica.

Consideriamo adesso alcuni dati fondamentali.  Il reddito nazionale procapite degli Stati Uniti arrivò al suo massimo nel 2006, appena prima della Grande Recessione, e nel 2009 era ancora del 5% sotto quel livello. In tre anni, tuttavia, era tornato al livello del 2007 e, se siamo fortunati, finirà col collocarsi quest’anno dell’8% sopra il suo livello del 2007.

All’opposto, quattro anni dopo il 1929, quando il reddito nazionale procapite era arrivato al culmine, era ancora sotto del 28%, e per un decennio intero non sarebbe tornato al suo livello del 1929. In altre parole, non ci può essere alcun confronto con la Grande Depressione, almeno in termini di caduta del reddito nazionale procapite.

Ma non ci può essere alcun confronto con la Grande Recessione in termini di debole crescita della produttività. In 11 anni dal picco del ciclo economico precedente alla Depressione del 1929, la produzione procapite era dell’11% superiore e stava ancora crescendo rapidamente. All’opposto, quest’anno la produzione per lavoratore è soltanto dell’8% più alta del suo picco precedente alla Grande Recessione, e questo dato continua a crescere lentamente.

Dunque, in 11 anni dall’inizio della Grande Depressione, Roosevelt e la sua squadra avevano ottenuto che il reddito procapite tornasse al suo picco precedente mentre avevano spinto la produzione per lavoratore dell’11% più in alto. Inoltre, l’avevano ottenuto essendo partiti da una posizione che, nel 1933, era incomparabilmente peggiore di quella che la autorità politiche avevano di fronte nel tardo 2009. Quando gli storici osserveranno i due periodi, dovranno concludere che la prestazione relativa dopo la Grande Recessione è stata semplicemente pessima.

Nell’assegnare la responsabilità di questo scadente andamento, i democratici mettono in evidenza che i repubblicani chiusero il rubinetto dello stimolo della spesa pubblica nel 2010, e poi rifiutarono di riaprirlo. I repubblicani, per parte loro, hanno offerto una gamma di spiegazioni incomprensibili e incoerenti per l’anemica crescita registrata a partire dalla crisi finanziaria.

Alcuni repubblicani, naturalmente, danno la colpa ad Obama e ai risultati distintivi della sua legislazione come la Legge sulla Assistenza Sostenibile (Obamacare) e la Legge di Riforma di Wall Street e di Protezione del Consumatore del 2010 (Dodd-Frank). Altri danno la colpa ai disoccupati, a coloro che sono usciti completamente dal mercato del lavoro, oppure a coloro che vogliono lavorare ma si suppone che non abbiano alcun valore da aggiungere – i cosiddetti “lavoratori con prodotto marginale pari a zero”.

C’è molta più verità nell’argomento avanzato dai democratici, anche se Obama e la sua squadra meritano onestamente di condividere parte della responsabilità per aver perseguito una politica della finanza pubblica inappropriata nei primi stadi della ripresa. E, in ogni caso, l’austerità non è tutta la storia. E quando si pensa agli sviluppi futuri, l’aspetto più inquietante della risposta successiva al 2007 è che coloro che l’hanno messa in atto, e coloro che sono venuti dopo, ancora non la riconoscono come un fallimento.

Ad esempio, le autorità della Fed, con poche onorevoli eccezioni, insistono ancora di aver fatto il meglio che potevano fare, considerate le difficoltà della finanza pubblica dell’epoca. Similmente, i responsabili della Amministrazione Obama ancora si complimentano con sé stessi per aver impedito una seconda Grande Depressione, e dicono di aver fatto il meglio che potevano, date le recalcitranti maggioranze repubblicane al Congresso dopo le elezioni di medio termine del 2010.

Nello stesso tempo, economisti di tendenze di destra ancora si affannano a sostenere che le politiche della finanza pubblica della Amministrazione Obama e le politiche monetarie dell’allora Presidente della Fed Ben Bernanke furono pericolosamente inflazionistiche. A sentir loro, dovremmo considerarci fortunati ad essere sfuggiti al destino della Grecia o dello Zimbabwe.

Ma, come hanno mostrato Christina D. Romer e David H. Romer dell’Università di Berkeley, California, i paesi che nel corso del periodo postbellico non hanno avuto un adeguato spazio monetario o di finanza pubblica per misurarsi con una crisi finanziaria, hanno spesso sofferto di cadute della produzione del 10 per cento o più ancora, persino un decennio dopo l’evento.

Adesso sono passati 11 anni dall’inizio dell’ultima crisi, e prima che se ne debba affrontare un’altra è solo una questione di tempo – se si considera la regola delle moderne economie capitalistiche almeno dal 1825. Quando accadrà, avremo lo spazio monetario e di politica della finanza pubblica per affrontarla in un modo che impedisca cadute della produzione a lungo termine? L’attuale contesto politico non ispira molta speranza.

 

 

 

 

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