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(Se) non m’inganno : gli elettori e i tagli alle tasse, di Paul Krugman (dal blog di Krugman, 18 aprile 2018)

 

April 18, 2018

Scam I Amn’t: Voters and the Tax Cut

By Paul Krugman

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I don’t know what will happen in the midterm elections. But if Republicans pull it out – that is, if they lose the popular vote by a small enough margin that gerrymandering and the geographic concentration of nonwhite voters frustrate the public’s will – it will be the result of tribalism. It won’t be because the G.O.P. won voters over with a tax cut.

That’s not what they expected. The people who rammed through a massive tax cut without hearings or analysis thought they could sell it to voters as free money for everyone; never mind the big bucks for corporations and the wealthy, look at the extra cash we’re putting in your pocket.

And history suggested that they might be right: the Bush tax cuts, like the TCJA, offered big breaks to the wealthy but only what amounted to loss leaders for the middle class. Yet as Larry Bartels famously documented in his paper “Homer gets a tax cut,” most people focused on their direct gains, and were unmoved by or unaware of the indirect implications of bigger deficits for government programs they depended on. As a result, the Bush tax cuts were popular – not hugely popular, but more people approved than disapproved, and they were probably a net electoral plus.

But not this time. Polling suggests that only a minority – and probably a declining minority — of the public considers the Trump tax cut a good idea. Most people don’t see any benefits from the tax cut in their paychecks. And Republicans have pretty much given up campaigning on the tax cut.

Voters are, of course, right to have negative views about TCJA. It’s a mess of a bill; it will do little for economic growth, while increased deficits will create pressure to cut social insurance programs that affect many more people than the relative handful of wealthy stockholders who will win big. But voters should have been negative about the Bush tax cut too. Why do voters seem so much more woke? Why is this time different?

One possible answer might be that Trump is doing even less for ordinary voters than Bush. But I don’t think the numbers support that argument. The initial effect of the tax cuts in TCJA will be to raise income for the middle quintile by 1.4 percent; for EGGTRA, the first Bush tax cut, that number was 2.2 percent, but that was an overall bigger tax cut relative to the economy. Distributionally, the two tax cuts were broadly similar – as I said, big stuff for the rich, plus what amount to loss leaders for the middle class.

Another answer might be that the Bush tax cut was pushed through in a very different fiscal environment. Readers of a certain age may recall that when Bush ran in 2000, the U.S. actually had a budget surplus – which he claimed simply to be giving back to voters. But during the Obama years voters were subjected to constant scare talk about deficits and debt – some from centrist scolds, some from the very Republicans who rammed through their tax cut. This may have made voters more aware of the downside to big tax cuts for the rich, even if they got a bit themselves.

Finally, many people – rightly – don’t trust anything associated with Trump. Now, Bush officials were systematically deceptive in everything they said about tax policy (and much else); but Bush didn’t tweet out four or five blatant lies every day, and it took both the Iraq debacle and Katrina to finally wake up voters and the media to the Bush administration’s relatively subtle although deep dishonesty.

Anyway, whatever the reason, the tax cut is looking like the political loser it deserves to be. Sometimes justice prevails.

 

(Se) non m’inganno [1]: gli elettori e i tagli alle tasse,

di Paul Krugman

Non so cosa accadrà con le elezioni di medio termine. Ma se i repubblicani usciranno dagli impicci – ovvero, se verranno sconfitti nel voto popolare con un margine sufficientemente modesto, al punto che l’organizzazione truffaldina dei collegi elettorali e la concentrazione degli elettori non-bianchi vanificherà la volontà dell’opinione pubblica – sarà la conseguenza di una mentalità tribale. Non dipenderà dal fatto che il Partito Repubblicano ha conquistato gli elettori con un taglio delle tasse.

Non sarà quello che si erano aspettati. Le persone che hanno imposto un massiccio taglio fiscale senza alcuna audizione e alcuna analisi pensavano che lo avrebbero rivenduto agli elettori come soldi gratis per tutti: lasciate perdere il sacco di soldi per le società e i ricchi, guardate il contante in più che vi stiamo mettendo in tasca.

E la storia indicava che potevano aver ragione: i tagli fiscali di Bush, come la Legge sul Taglio delle Tasse e i Posti di lavoro (TCJA) [2], offrivano grandi sgravi ai ricchi ma solo propaganda [3] alla classe media. Tuttavia, come Larry Bartels notoriamente documentò nel suo saggio “Homer incassa un taglio alle tasse”, la maggioranza delle persone si concentrò sui loro vantaggi immediati e rimasero indifferenti o inconsapevoli delle implicazioni indirette dei maggiori deficit dei programmi governativi dai quali dipendevano. Il risultato fu che i tagli alle tasse di Bush furono popolari – non enormemente popolari, ma li approvarono un numero maggiore di persone rispetto a quelli che non li approvarono, e probabilmente da un punto di vista elettorale furono un vantaggio netto.

Non questa volta. I sondaggi indicano che solo una minoranza – e probabilmente una minoranza in calo – dell’opinione pubblica considera i tagli alle tasse di Trump una buona idea. La maggioranza delle persone non vede alcun beneficio nelle proprie buste paga derivanti dai tagli alle tasse. E i repubblicani hanno praticamente rinunciato a fare la campagna elettorale sui tagli alle tasse.

Ovviamente, gli elettori hanno ragione ad avere punti di vista negativi sulla TCJA. È un disastro di legge: farà poco per la crescita economica, mentre gli aumentati deficit provocheranno una spinta a tagliare i programmi sulla sicurezza sociale che influiscono su molte più persone della manciata di ricchi azionisti che ci guadagneranno alla grande. Eppure gli elettori avrebbero dovuto essere ostili anche ai tagli fiscali di Bush. Perché gli elettori sembrano così più consapevoli? Qual è la differenza, questa volta?

Una risposta possibile potrebbe essere che Trump sta facendo ancora meno per gli elettori comuni di quello che fece Bush. Ma non penso che i dati sostengano quell’argomento. L’effetto iniziale dei tagli fiscali della TCJA sarà un incremento dell’1,4 per cento nelle fasce mediane del reddito; nel caso della Legge sulla Crescita Economica e sul Sollievo Fiscale di Conciliazione (EGGTRA) [4], il primo taglio delle tasse di Bush, quel dato era il 2,2 per cento, ma rispetto all’economia quello era un taglio fiscale complessivamente più grande. Dal punto di vista distributivo, i due tagli sono stati generalmente simili – come ho detto, tanta roba per i ricchi, in aggiunta un po’ di propaganda per la classe media.

Un’altra risposta potrebbe essere che i tagli alle tasse di Bush furono fatti approvare in un contesto molto diverso della finanza pubblica. I lettori di una certa età forse ricordano che quando Bush era in corsa nel 2000, gli Stati Uniti effettivamente avevano un avanzo di amministrazione – che egli sosteneva di stare semplicemente restituendo agli elettori. Ma durante gli anni di Obama gli elettori vennero sottoposti a continui spaventosi ammonimenti sui deficit e sul debito – alcuni da parte dei brontoloni centristi, alcuni da parte proprio dei repubblicani che approvavano i loro tagli fiscali. Questo può aver reso gli elettori più consapevoli dell’altra faccia della medaglia dei grandi sgravi fiscali sui ricchi, anche se ne hanno ricevuto una briciola per sé stessi.

Infine, molte persone – giustamente – non credono a nulla che provenga da Trump. Ora, i dirigenti di Bush furono sistematicamente ingannevoli in tutto quello che dicevano sulla politica fiscale (e su molto altro); ma Bush non pubblicava su Tweet quattro o cinque sfacciate bugie al giorno, e ci volle sia la debacle dell’Iraq che quella di Katrina perché, alla fine, gli elettori e i media si risvegliassero, nei confronti della relativamente sottile ma profonda disonestà della Amministrazione Bush.

In ogni modo, qualsiasi sia la ragione, il taglio alle tasse comincia a sembrare la sconfitta politica che merita di essere. Qualche volta la giustizia prevale.

 

 

 

 

 

[1] Ho trovato su un curioso blog (“Sentence first. Un blog di un irlandese sul linguaggio inglese”) una dotta spiegazione sulla espressione “I amn’t” – significa “io non sono”, “I am not” – che pare sia tipica degli irlandesi e degli scozzesi e non del tutto corretta in lingua inglese. Ma su “Scam I amn’t” non ho trovato da nessuna parte un ausilio.

Letteralmente, dunque, il titolo si tradurrebbe “Io non sono un inganno”, perché “scam” può essere solo un sostantivo, in questo caso. Aggiungo un “se” dubitativo, supponendo che la frase abbia un corso idiomatico e sopporti anche questa interpretazione. In fondo, il concetto è quasi lo stesso.

[2] Tecnicamente è la denominazione della legge fiscale di Trump.

[3] “Loss leader” significa “articolo di richiamo, articolo civetta”. Ovvero, apparenti sgravi modesti che nel giro di alcuni anni verranno eliminati e si risolveranno in aumenti delle tasse.

[4] La legge dell’epoca di Bush venne approvata nel 2001. E la sua denominazione alquanto pomposa è un po’ nello stile della legislazione americana.

 

 

 

 

 

 

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