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Come sta funzionando il taglio delle tasse? Di Paul Krugman (New York Times 30 aprile 2018)


April 30, 2018

How’s That Tax Cut Working Out?

By Paul Krugman

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So far, Donald Trump and his allies in Congress have achieved one and only one major legislative victory: passing a large tax cut, mainly aimed at corporations and business owners. The tax cut’s proponents promised that it would lead to a dramatic acceleration of economic growth and produce big gains in wages; they hoped that it would also yield big political dividends for the midterm elections.

So how’s it going? Politically, the tax cut is a damp squib: Most voters say they haven’t seen any boost to their paychecks, and Republicans are barely talking about the law in their political campaigns. But what about the economics?

You might be tempted to say that it’s too early to tell. After all, the law has been in effect for only a few months, and we got our first look at post-tax-cut economic growth only last week. But here’s the thing: To deliver on its backers’ promises, the tax cut would have to produce a huge surge in business investment — not in the long run, not five or 10 years from now, but more or less right away. And there’s no sign that anything like that is happening.

Let’s talk about the economics here.

Anything that increases the budget deficit should, other things being the same, lead to higher overall spending and a short-run bump in the economy (although there’s no indication of such a bump in the first-quarter numbers, which were underwhelming). But if you want to boost overall spending, you don’t have to give huge tax breaks to corporations. You could do lots of other things instead — say, spend money on fixing America’s crumbling infrastructure, an issue on which Trump keeps promising a plan but never delivers.

Furthermore, any short-term boost will probably be quickly squelched by the Federal Reserve, which believes that we’re at full employment and which is gradually raising interest rates to keep the economy from overheating. You can argue that the Fed is wrong, but the case for easier monetary policy has nothing to do with the Trump tax cut.

No, the case for a corporate tax cut is the claim that in the long run it will raise wages. How is that supposed to work?

It never made sense to believe that corporations would immediately share their tax-cut bounty with workers, and they haven’t. Any news organizations that let themselves be bamboozled by cherry-picked stories of firms announcing worker bonuses after the tax bill passed should be ashamed of their credulity.

The real logic behind corporate tax cuts is that they’re supposed to lead to higher investment. This investment, in turn, would gradually increase the stock of capital, simultaneously driving down the pretax rate of return on investment and pushing up wages.

There are two questions about this supposed process. One is how much wages will rise in the long run. Most independent estimates predict only modest gains; the Trump administration’s wildly optimistic predictions aren’t just out of the ballpark, they’re in another universe. Still, to be fair, that’s not a question on which the data have had time to speak.

But the other, equally important question is, how long is the long run? As Greg Leiserson of the Washington Center for Equitable Growth points out, “every month in which wage rates are not sharply higher than they would have been absent the legislation, and investment returns are not sharply lower, is a month in which the benefits of those corporate tax cuts accrue primarily to shareholders.” A tax cut that might significantly raise wages during, say, Cynthia Nixon’s second term in the White House, but yields big windfalls for stock owners with only trivial wage gains for the next five or 10 years, is not what we were promised.

To get major wage gains before, for example, the 2024 election — never mind 2020 — we’d need to have a huge near-term boom in business investment, mainly financed by inflows of capital from overseas. I mean really, really huge. And there’s no sign that this is happening.

True, business investment as a share of G.D.P. is up slightly over the past year, but it’s still well below its level before the financial crisis — let alone the heights it reached in the 1990s.

Is it just too soon to expect results? Are businesses getting ready to ramp up investment, so that we’ll see them laying out the big bucks in the near future? Not according to a survey by the Federal Reserve Bank of Atlanta. A vast majority of businesses say either that the tax law has had no effect on their investment plans, or that they are planning only a modest increase.

In short, the effects of the Trump tax cut are already looking like the effects of the Brownback tax cut in Kansas, the Bush tax cut and every other much-hyped tax cut of the past three decades: big talk, big promises, but no results aside from a swollen budget deficit.

You might think that the G.O.P. would eventually learn something from this experience, realize that tax cuts aren’t magical, and come up with some different ideas. But I guess it’s difficult for a man to understand something when his campaign contributions depend on his not understanding it.


Come sta funzionando il taglio delle tasse? Di Paul Krugman.

New York Times 30 aprile 2018

Sino ad ora, Donald Trump e i suoi alleati nel Congresso hanno realizzato uno e solo uno importante successo legislativo; l’approvazione di un ampio taglio delle tasse, principalmente rivolto ai proprietari di società ed imprese. I proponenti degli sgravi fiscali promettevano che essi avrebbero portato ad una spettacolare accelerazione della crescita economica e avrebbero prodotto grandi vantaggi per i salari; speravano che avrebbero anche generato grandi dividendi politici nelle elezioni di medio termine.

Dunque, cosa sta accadendo? Politicamente, il taglio delle tasse è una delusione: la maggioranza degli elettori dice di non aver visto nessun aumento nelle proprie buste paga, e i repubblicani ne stanno appena parlando nelle loro campagne elettorali. Ma cosa accade all’economia?

Potreste esser tentati di pensare che sia troppo presto per dirlo. Dopo tutto, la legge è entrata in funzione solo da pochi mesi e soltanto la settimana scorsa abbiamo avuto i primi dati sulla crescita economica successiva al taglio delle tasse. Ma il punto è lì: per rispettare le promesse dei suoi sostenitori, il taglio alle tasse avrebbe dovuto generare un grande aumento negli investimenti di impresa – non nel lungo periodo, non tra cinque o dieci anni da adesso, ma più o meno immediatamente. E non c’è alcun segno che stia accadendo qualcosa del genere.

Parliamo dunque dell’economia.

Tutto quello che incrementa il deficit di bilancio dovrebbe, a parità delle altre condizioni, portare ad una spesa complessiva più alta e a un sobbalzo nell’economia (per quanto non ci sia alcuna indicazione di un tale sobbalzo nei dati del primo trimestre, che sono stati deludenti). Ma se volete dare una spinta alla spesa complessiva, non dovete dare ampi sgravi fiscali alle società. Potreste fare invece un gran numero di altre cose – ad esempio, spendere denaro nel riparare le fatiscenti infrastrutture dell’America, un tema sul quale Trump continua a promettere un programma che non dà mai alla luce.

Inoltre, ogni spinta a breve termine sarebbe probabilmente in poco tempo repressa dalla Federal Reserve, che ritiene che siamo in piena occupazione e che sta gradualmente elevando i tassi di interesse per tenere l’economia lontana dal surriscaldamento. Si può sostenere che la Fed stia sbagliando, ma l’argomento di una politica monetaria più facile non ha niente a che fare con i tagli alle tasse di Trump.

No, l’argomento a sostegno dei tagli delle tasse sulle società è la pretesa che essi, nel lungo periodo, aumenteranno i salari. Come si pensa che dovrebbe funzionare?

Non ha mai avuto senso credere che le società avrebbero immediatamente condiviso la manna degli sgravi fiscali con i lavoratori, e non l’hanno fatto. Alcune agenzie giornalistiche che si sono fatte prendere in giro dai racconti che annunciavano ad arte gratifiche ai lavoratori una volta che la legge fosse stata approvata, dovrebbero vergognarsi della loro creduloneria.

La logica che era davvero implicita negli sgravi fiscali sulle società era che si supponeva portassero a investimenti maggiori. Gli investimenti, a loro volta, avrebbero gradualmente accresciuto le riserve di capitale, contemporaneamente spingendo in basso il tasso di rendimento sugli investimenti prima delle tasse e spingendo in alto i salari.

C’erano due quesiti su questo presunto processo. Uno era quanto i salari sarebbero cresciuti nel lungo periodo. La maggioranza delle stime non di parte prevedevano soltanto modesti vantaggi; le previsioni assurdamente ottimistiche della Amministrazione Trump non solo eccedevano stime approssimative, venivano da un altro mondo. Tuttavia, ad esser giusti, non è questo il quesito sul quale i dati hanno avuto il tempo di parlare.

Ma l’altro quesito, egualmente importante, era sulla lunghezza del lungo termine. Come Greg Leiserson del Centro di Washington per una Crescita Equa mette in evidenza, “ogni mese nel quale i tassi dei salari non sono bruscamente più alti di quello che avrebbero dovuto essere in assenza della legge, e i rendimenti degli investimenti non sono diventati bruscamente più bassi, è un mese nel quale i benefici di questi sgravi fiscali sulle società maturano principalmente per gli azionisti”. Una riduzione delle tasse che potrebbe accrescere in modo significativo i salari durante, diciamo così, il secondo mandato di Cynthia Nixon [1] alla Casa Bianca, ma produce una grande manna per i possessori di azioni con vantaggi salariali solo banali per i prossimi cinque o dieci anni, non è quello che ci era stato promesso.

Per avere importanti aumenti salariali prima, ad esempio, delle elezioni del 2024 – lasciamo perdere il 2020 – avremmo bisogno di avere una grande espansione degli investimenti delle imprese nel breve termine, principalmente finanziata da flussi di capitali da oltreoceano. Voglio dire, davvero molto grande. E non c’è alcun segno che stia avvenendo.

È vero, gli investimenti delle imprese come quota del PIL sono leggermente cresciuti nel corso dell’ultimo anno, ma siamo ancora ben al di sotto dei livelli precedenti alla crisi finanziaria – per non dire dei picchi raggiunti negli anni ’90.

È davvero troppo presto per aspettarsi dei risultati? Le imprese si stanno apprestando ad una accelerazione degli investimenti, cosicché le vedremo sborsare grandi somme nel prossimo futuro? Non secondo un sondaggio della Federal Reserve Bank di Atlanta. Un’ampia maggioranza di imprese afferma che la legge sulle tasse non ha avuto alcun effetto sui loro programmi di investimento, oppure che stanno programmando solo aumenti modesti. In poche parole, gli effetti del taglio delle tasse di Trump già somigliano agli effetti del taglio delle tasse di Brownback nel Kansas, del taglio delle tasse di Bush e di tutti gli altri tagli delle tasse molto strombazzati dell’ultimo decennio: grandi chiacchiere, grandi promesse ma nessun risultato, a parte quelli derivanti da un rigonfiamento dei deficit dei bilanci.

Potreste pensare che alla fine il Partito Repubblicano imparerà qualcosa da questa esperienza, comprenderà che i tagli alle tasse non hanno effetti magici, e se ne verrà fuori con qualche idea diversa. Ma suppongo che sia difficile per una persona comprendere alcunché, quando i suoi contributi elettorali dipendono dal non comprenderlo [2].




[1] È una attrice che compare nella serie televisiva “Sex and the City” e che in questi giorni ha annunciato la sua candidatura a Governatrice di New York. Da quello che si capisce, con una collocazione indipendente e abbastanza populistica.

[2] Da una nota frase di Sinclair Lewis, romanziere e drammaturgo americano che produsse i suoi lavori nella prima metà del secolo scorso, e vinse un Nobel per la letteratura nel 1930.









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