Blog di Krugman » Selezione della Settimana

Quanto l’eterodossia aiuta i progressisti? (per esperti) (dal blog di Paul Krugman, 12 febbraio 2019)

 

Feb.12, 2019

How Much Does Heterodoxy Help Progressives? (Wonkish)

By Paul Krugman

 zz 516The center-left is feeling ambitious these days, and it’s a heartening thing to see. Anything can happen politically, but it looks at least possible that in 2021 there won’t just be unified Democratic control of Congress and the White House, but control by a much more consistently progressive party than was the case in 2009. Maybe America can finally get truly universal health care, policies that really tackle inequality, and more.

But you don’t have to be a deficit scold to suggest that progressives should be thinking about how to pay for their policies. So it’s a source of mild concern that I keep hearing that heterodox economics – specifically Modern Monetary Theory – says that we don’t have to worry about where the money will come from, that because we have a printing press deficits don’t matter.

Now, I am not a fan of MMT, which is basically Abba Lerner’s “functional finance,” which while clever missed some possibly important things. I explained all of that in a previous post. But the truth is that none of this matters much for the issue at hand. Even if you’re a committed Lernerite, even if you think that debt never matters, the sheer scale of what progressives would like to accomplish means that there will have to be tax hikes to pay for most of it.

In other words, this isn’t mainly about theory; it’s about arithmetic.

To see what I mean, consider the biggest ticket on progressives’ wish-lists: Medicare for All. This could mean different things, and if it’s basically allowing private-sector buy-in then there’s no problem. But if it means replacing private insurance with free public coverage, you need offsetting revenue.

Why? In 2017, private insurance paid about a third of America’s medical bills — $1.2 trillion, or 6 percent of GDP. Having the government pay those bills directly, without a revenue offset, would therefore be a spending increase – a fiscal stimulus – of 6 percent of GDP.

Suppose – as MMTers tend to assume – that interest rates nonetheless didn’t rise. Then this stimulus would have a multiplier effect, probably raising GDP, other things equal, by 9 percent.

Unemployment would fall somewhat less than this, because tighter labor markets would pull more people into the work force. That’s why “Okun’s Law”, the relationship between growth and changes in unemployment, has a slope less than 1 – usually estimated at around 0.5, although when I run the regression on recent data I get around 0.8. But even so, to increase GDP by 9 percent we’d have to see the unemployment rate fall by more than 4 points, that is, go negative – which of course isn’t possible.

And don’t tell me that we can pull lots of people who were previously out of the work force into employment; Okun’s Law already takes that effect into account.

But if the economy can’t expand as much as a multiplier says it “should” after an unfunded introduction of Medicare for All, what would happen? Inflation. Big time. Either that or the Fed would have to raise interest rates by a lot, crowding out a lot of private investment. That might be justifiable if the public spending itself takes the form of investment, say infrastructure. It’s less defensible if it’s for social insurance, no matter how pressing the need.

And if you think that the magic of heterodox monetary thinking somehow means that deficit spending is never inflationary, or crowding out never happens, or something, you don’t understand the functional finance that MMT advocates themselves claim underlies their doctrine.

Now, I am not saying that we can’t afford Medicare for All, just that it would have to be paid for with new taxes. You can certainly argue that most people would come out ahead, because those taxes would end up being less than the insurance premiums they and/or their employers currently pay. In fact, that’s probably true. Whether you could convince people to trade their private coverage for public insurance is another question, but that gets into political judgment rather than economics.

The point for now, however, is that rejecting conventional concerns about debt doesn’t actually do very much, if anything, to make paying for progressive initiatives look easier. Even if you consider debt a meaningless number, the size of the things progressives are proposing means that pursuing those initiatives without an offsetting increase in revenue would create a lot of inflationary pressure. There needs to be new revenue to achieve what progressives, myself included, want to achieve.

Again, I’m not arguing against an ambitious agenda. But heterodox monetary theory won’t let you avoid the reality that this agenda will have to be tax-and-spend, not just spend.

 

Quanto l’eterodossia aiuta i progressisti? (per esperti)

Di Paul Krugman

Il centro-sinistra di questi tempi si sente ambizioso, e rincuora constatarlo. Sul piano politico può succedere di tutto, ma sembra almeno possibile che nel 2021 non solo ci sarà una direzione unificata dei democratici del Congresso e della Casa Bianca, ma anche una direzione da parte di un partito molto più uniformemente progressista dei quello che si ebbe nel 2009. Forse l’America potrà finalmente avere una vera assistenza sanitaria universalistica, politiche che davvero contrastino l’ineguaglianza, e altro ancora.

Ma non è necessario essere Cassandre del deficit per suggerire che i progressisti dovrebbero riflettere su come finanziare le loro politiche. Dunque è motivo di una leggera preoccupazione continuare a sentir dire che un’economia eterodossa – in specifico la Teoria Monetaria Moderna (MMT) –  afferma che non ci si deve preoccupare da dove verranno i soldi, che i deficit non sono importanti, visto che si dispone del potere di stampare denaro.

Ora, io non sono un seguace della MMT, che fondamentalmente è la “finanza funzionale” di Abba Lerner [1], che, per quanto intelligente, probabilmente ha trascurato alcune cose importanti. Ho spiegato tutto questo in un post precedente. Ma la verità è che tutto questo non è granché rilevante per il tema in questione. Persino se si fosse impegnati seguaci di Lerner, se si pensasse che il debito non è mai importante, la semplice dimensione di quello che i progressisti vorrebbero realizzare comporta che dovranno alzare le tasse per finanziare la maggior parte di quelle politiche.

In altre parole, non è una questione che riguarda principalmente la teoria; riguarda la matematica.

Per constatare quello che intendo, si consideri l’oggetto più costoso della lista dei desiderata dei progressisti: Medicare-per-tutti [2]. Questo potrebbe significare diverse cose, e se si trattasse fondamentalmente di consentire al settore privato di partecipare, allora non ci sarebbe problema.   Ma se significa sostituire l’assicurazione privata con una copertura pubblica gratuita, allora sarebbe necessario riequilibrare le entrate. [3]

Perché? Nel 2017, le assicurazioni private hanno pagato circa un terzo dei conti sanitari americani – 1.200 miliardi di dollari, pari al 6 per cento del PIL. Se il Governo dovesse pagare direttamente questi conti, senza un riequilibrio delle entrate, ci sarebbe di conseguenza un aumento della spesa – uno stimolo di finanza pubblica – pari al 6 per cento del PIL.

Supponiamo – come i sostenitori della MMT assumono – che ciononostante i tassi di interesse non crescano. Allora questo stimolo avrebbe un effetto moltiplicatore, probabilmente con un aumento del PIL, a parità delle altre condizioni, del 9 per cento.

La disoccupazione scenderebbe un po’ di meno, perché mercati del lavoro più ristretti attirerebbero più persone nelle forze di lavoro. È quella la ragione per la quale la “Legge di Okun” [4], la relazione tra la crescita e le modifiche nella disoccupazione, ha una inclinazione inferiore a 1 – di solito stimata attorno allo 0,5, sebbene quando opero la regressione sui dati recenti ottengo circa lo 0,8. Ma, anche così, per aumentare il PIL del 9 per cento dovremmo vedere il tasso di disoccupazione cadere per più di 4 punti, ovvero diventare negativo – il che ovviamente non è possibile.

E non ditemi che possiamo attrarre tra gli occupati molte persone che in precedenza erano fuori dalle forze di lavoro; la Legge di Okun mette già nel conto tale effetto. Ma se l’economia non può espandersi quanto il moltiplicatore dice che “dovrebbe” dopo una introduzione senza coperture finanziarie di Medicare-per-tutti, cosa accadrebbe? L’inflazione. Alla grande. O quella oppure la Fed dovrebbe innalzare i tassi di interesse di molto, spiazzando una gran quantità di investimento privato. Ciò sarebbe giustificabile le la stessa spesa pubblica prendesse la forma dell’investimento, ad esempio in infrastrutture. Meno difendibile se fosse per la sicurezza sociale, a prescindere da quanto sia pressante il bisogno.

E se pensate che la magia del pensiero monetario eterodosso comporti in qualche modo che la spesa in deficit non è mai inflazionistica, o che lo spiazzamento dell’investimento privato non avviene mai, o qualcosa del genere, non capite la finanza funzionale sulla quale gli stessi sostenitori della MMT sostengono si basi la loro dottrina.

Ora, non sto dicendo che non possiamo permetterci Medicare-per-tutti, solo che dovrebbe essere pagato con nuove tasse. Potete certamente sostenere che la maggioranza delle persone ne uscirebbero avvantaggiate, perché quelle tasse alla fine sarebbero minori dei premi assicurativi che esse o i loro datori di lavoro attualmente pagano. Di fatto, è probabile che sia così. Se saprete convincere la gente a scambiare la loro copertura privata con una assicurazione pubblica è un’altra questione, ma ciò appartiene ad un giudizio politico piuttosto che economico.

Al momento il punto, tuttavia, è che respingere le preoccupazioni convenzionali sul debito effettivamente non produce un particolare effetto, ammesso ne produca qualcuno, per far sembrare più semplice il finanziamento delle iniziative dei progressisti. Anche se considerate il debito come un numero senza significato, la dimensione delle cose che i progressisti vengono proponendo comporta che perseguire tali iniziative senza il riequilibrio di un aumento delle entrate creerebbe una forte spinta inflazionistica. Ci devono essere nuove entrate per realizzare quello che i progressisti, incluso il sottoscritto, vogliono realizzare.

Lo ripeto, il mio non è un argomento che si oppone ad una agenda aambiziosa. Ma la teoria monetaria eterodossa non ci consentirà di eludere la realtà, secondo la quale questa agenda dovrà riguardare la spesa e le tasse, non solo la spesa.

 

 

 

 

 

 

 

[1] Su Abba Lerner, vedi la nota al post precedente di Krugman, qua tradotto.

[2] Medicare-per-tutti è l’espressione usata nel dibattito americano per definire una riforma della sanità basata sulla estensione a tutti del programma pubblico attualmente in vigore per la popolazione ultra sessantacinquenne. In sostanza, si abolirebbe il ruolo delle assicurazioni private – che in effetti è la causa principale dei costi elevatissimi della sanità americana – e forse si dovrebbe anche rimettere in discussione i sistemi assicurativi basati sulle contribuzioni dei datori di lavoro. Ma le forme per realizzare l’obbiettivo di Medicare-per-tutti possono essere varie e il dibattito è assai aperto.

[3] Nel post di Krugman compaiono queste tabelle, che scompongono la spesa sanitaria americana secondo i settori principali di attività e la provenienza dei finanziamenti. La ‘torta’ più piccola mostra che il peso della assistenza pubblica per gli anziani (Medicare) è il 20%; l’altra assistenza pubblica per i meno abbienti (Medicaid, nelle due componenti del Governo Federale e degli Stati e delle comunità locali) è il 10% + 6%; le assicurazioni sanitarie private sono il 34%. Se capisco bene la ‘torta’ più grande indica invece la provenienza dei finanziamenti, che per il 74% sembra provenire dal pagamento delle assicurazioni sanitarie e per il 10% direttamente da contrbuzioni degli utenti. Ma sembrerebbe che in quest’ultimo dato non sia compreso l’onere sul bilancio federale dei programmi pubblici, ad eccezione delle ‘attività sanitarie dei Governi’, che dovrebbero riguardare, ad esempio, gli interventi di pronto soccorso.

zz 689

 

 

 

 

 

 

 

 

[4] La Legge di Okun, che prende il nome dall’economista Arthur Melvin Okun (che la propose nel 1962) è una legge empirica che associa ad ogni punto aggiuntivo di disoccupazione ciclica (differenza tra tasso di disoccupazione naturale e disoccupazione totale), 2 punti percentuali nel divario di produzione.

 

 

 

 

By


Commenti dei Lettori (0)


E' possibile commentare l'articolo nell'area "Commenti del Mese"