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Questa è una recessione seria che mette in guardia l’economia tedesca, di Jim Edwards (da Business Insider, 27 marzo 2019)

 

Mar.27,2019

This is a serious recession

warning in the German economy’

Jim Edwards

 

The single most worrying issue in the European economy right now is the ongoing collapse of German manufacturing. Last week, another raft of factory sentiment data came out and the charts look ugly: Analysts are saying things like “grim,” “misery,” “horrific,” and “this is a serious recession warning in the German economy.”

While the European Central Bank is flashing warnings about the economic health of the whole region — President Mario Draghi on Wednesday said he might halt rate rises on a slump in demand — Germany is especially alarming.

“Winter has come back with a vengeance for the industrial sector,” Oxford Economics analyst Ángel Talavera told his clients. “The shocking plunge in the German manufacturing index to its lowest since 2012 is a stark reminder that the outlook for the industrial sector continues to be dominated by uncertainty, overwhelmed by a multitude of potential negative shocks ranging from a hard Brexit to the imposition of tariffs by the US.”

PMI refers to the “purchasing managers’ index.”

Although manufacturing in Germany isn’t as large as its services sector, which remains buoyant, the country is psychologically identified with its historic manufacturing prowess. Think BMW, VW, Audi, BASF, and Bayer.

Germany is also the largest economy in Europe. It sits at the heart of the eurozone currency area, and its largest non-European trading partners are China and the US.

It is also the fourth largest economy globally.

If German manufacturing sneezes, everyone else can catch a cold, in other words.

“The gap between the services and the manufacturing PMIs has now risen to levels not seen since the global financial crisis,” Talavera also wrote, in a note seen by Business Insider.

To be clear, analysts are not expecting a repeat of the financial crisis this year. But they are discussing a potential rerun of the mild recessions of 2012 and 2002. That’s the base case.

Here’s a look at the charts.

 

Manufacturing PMI — an index of sentiment from manufacturing companies which correlates closely with actual activity — is predicting a further decline.

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The IFO and PMI indexes are both predicting declines in German GDP growth, according to this chart from Oxford Economics.

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Pantheon analyst Claus Vistesen called the situation “misery” and “grim.”

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The fear is that Germany is leading all manufacturing in the Eurozone into a recession.

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But it is not all bad news. Domestic demand in Germany is still strong, and the services sector is still resilient.

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“The rise in the March ifo index [a business climate survey that is broader than manufacturing PMI] does little to lift the fog of uncertainty over the outlook for the German economy,” said Oxford Economics analyst Oliver Rakau in a note to clients. “The strong increase in expectations eases the recession fears that last week’s horrific drop in the PMI raised, as marked strength in the services sector continues to suggest little spill-over of industrial woes into domestic demand.”

 

 

Questa è una recessione seria che mette in guardia l’economia tedesca,

di Jim Edwards

Il tema di per sé maggiormente preoccupante nell’economia europea in questo momento è il prolungato collasso del settore manifatturiero tedesco. La scorsa settimana, è arrivata un’altra raffica di dati sulla fiducia delle fabbriche e le tabelle sembrano sconfortanti: gli analisti usano espressioni come “fosco”, “desolazione”, “orribile” e “questa è una recessione seria che mette in guardia l’economia tedesca”.

Mentre la Banca Centrale Europea sta sfoderando ammonimenti sulla salute economica dell’intera regione – il Presidente Mario Draghi mercoledì ha detto che potrebbe interrompere i rialzi dei tassi dinanzi ad un crollo della domanda – la Germania è particolarmente allarmata.

“È tornato l’inverno con una particolare intensità per il settore industeriale” ha riferito ai suoi clienti l’analista Angel Talavera di Oxford Economcs. “L’impressionante calo nell’indice manifatturiero tedesco al suo livello più basso dal 2012 è un bruco promemoria che le previsioni per il comparto dell’industria continua ad essere dominato dall’incertezza, schiacciato da una moltitudine di potenziali traumi negativi che spaziano dalla Brexit alla imposizione delle tariffe da parte degli Stati Uniti”.

Il PMI [1] si riferisce all’ “indice degli acquisti da parte dei dirigenti delle imprese”.

Sebbene il settore manifatturiero in Germania non sia così ampio come il settore dei servizi, che resta vivace, il paese viene psicologicamente indentificato con il valore storico delle sue manifatture. Si pensi a BMW, VW, Audi, BASF e Bayer.

La Germania è anche la più grande economia in Europa. Si colloca al centro dell’area valutaria dell’eurozona e i suoi maggiori partner commereciali non-europei sono la Cina e gli Stati Uniti.

Essa èa anche la quarta più grande economia globale.

In altre parole, se il manifatturiero tedesco starnutisce, tutti gli altri possono prendersi un raffreddore.

“Il divario tra l’indice composito degli aqcuisti nei servizi e nelle manifatture è adesso cresciuto a livelli mai visti dalla crisi finanziaria globale” ha anche sxritto Talavera, in una nota a disposizione di Business Insider.

Per essere chiari, gli analisti non si stanno aspettando per quest’anno una ripetizione della crisi finanziaria. Ma stanno discutendo di un potenziale ritorno alle leggere recessioni deel 2012 e del 2002. È questa l’ipotesi di base.

Di seguito un’occhiata ai grafici.

 

1 – Il PMI del settore manifatturiero – un indice della fiducia delle imprese manifatturiere che si collega strettamente con l’attività effettiva – sta prevedendo un ulteriore declino.

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2 – Secondo questo diagramma, gli indici IFO [2] e PMI stanno entrambi prevedendo un calo nella crescita del PIL tedesco.

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3 – Il celebrato analista Claus Vistesen ha definito la situazione “una desolazione” e “fosca”.

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4 – Il timore è che la Germania stia portando tutto il settore manifatturiero dell’eurozona in una recessione.

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[3]

 

5 – Ma non sono tutte cattive notizie. La domanda interna in Germania è ancora forte e il settore dei servizi ancora resiste.

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[4]

 

L’analista di Oxford Economics Oliver Rakau ha scritto in una nota ai clienti “La crescita nel mese di marzo dell’indice IFO [un sondaggio sulla fiducia delle imprese che è più ampio dell’indice manifatturiero IMI] non fa molto per diradare la nebbia dell’incertezza per l’economia tedesca”. “Il forte incremento delle aspettative facilita i timori di recessione che la terribile caduta della scorsa settimana nell’indice PMI ha sollevato, mentre la forza marcata nel settore dei servizi continua ad indicare la modesta ricaduta dei guai dell’industria sulla domanda interna”.

 

 

 

 

 

 

 

 

[1] Il Purchasing Managers Index (PMI) è l’Indice composito dell’attività manifatturiera di un Paese, il valore è espresso in percentuale. Il PMI è un indice prodotto da Markit Group e riflette la capacità dell’acquisizione di beni e servizi. Tiene conto di nuovi ordini, produzioneoccupazione, consegne e scorte nel settore manifatturiero. In linea generale, un valore inferiore al 50% indica una contrazione del settore, mentre un valore superiore al 50% indica un’espansione. (Wikipedia)

[2] L’indice IFO viene elaborato dall’IFO Institut für Wirtschaftsforschung ogni mese dal 1991.
Per produrlo l’IFO Institute intervista più di 7mila persone tra imprenditori e manager dei settori manifatturieri, delle costruzioni e del commercio all’ingrosso e al dettaglio.
Le domande riguardano la situazione attuale dell’economia tedesca e le loro aspettative a sei mesi. Le risposte possibili sono: 1) per la situazione attuale: buona, soddisfacente, povera; 2) per le aspettative: migliore, uguale peggiore.

[3] Questo grafico ripropone l’andamento dell’Indice PMI per tutta l’Eurozona.

[4] Le linee celeste e gialla indicano gli andamenti previsti dall’Indice IFO e del PIL reale, mentre la linea nera indica l’andamento della domanda interna reale.

 

 

 

 

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