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Chi diventa miliardario? (Newsletter di Paul Krugman del 12 novembre 2019)

 

 

November 12, 2019 

Who gets to be a billionaire?  

Newsletter by Paul Krugman

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My column today was devoted to debunking the idea that Democrats need a billionaire savior, so it was largely about the political delusions of the super-wealthy. I didn’t have much space to talk about the somewhat different question of how some people get that wealthy. So today’s newsletter tries to fill in some of the gaps.

In Economics 101, we teach the “marginal productivity” theory of income distribution: workers are paid what their activities add to the economy. That is, a worker whose work raises the total value of output $60,000 over the course of a year will get paid $60,000. Why? Competition. Employers would compete to hire such workers if they were paid less than $60K, replace them with other, comparable workers if they were paid more than $60K.

And some workers surely do have special talents that make them worth considerably more — in a pecuniary, not a moral sense — than the average. But how do we explain why some people make many times this amount, say $60 million? Are they really a thousand times as productive as the average worker? That’s extremely doubtful.

In fact, the most plausible stories about how individuals get very rich are also stories in which their compensation greatly exceeds the benefits they generate for the economy.

First of all, a large fraction of the world’s billionaires made their wealth through speculation in financial and real estate markets. Now, speculation serves a useful purpose: we want the market to anticipate likely future events, and someone has to be rewarded for the task of anticipating those events.

But as the great economist Paul Samuelson noted more than 60 years ago, speculation offers huge rewards to those who are just slightly quicker off the mark than others, even though society gains very little from the speed of their reactions: “Suppose my reactions are not better than those of other speculators but rather just one second quicker. (This may be because of the flying pigeons I own or quickness of my neurons.)” (Or, though he doesn’t mention it, because of insider trading.) In such a case, Samuelson pointed out, the speculator gets very rich even while adding little to G.D.P.

Another way to get very rich is to found a company that gets even slightly ahead of the curve and manages, thanks to the winner-takes-all nature of many markets, to establish a lucrative monopoly position. As billionaires go, Bill Gates and Jeff Bezos aren’t especially terrible people. But if Gates hadn’t existed, someone else would surely have come up with widely used computer operating systems about as good as Windows; if Bezos hadn’t existed, someone else would surely have created online retail platforms comparable to Amazon.

So big fortunes from founding companies, like big fortunes based on speculation, may bear little relationship to social contribution.

Finally, a lot of big incomes go to C.E.O.s of large companies. Who decides how much these executives are worth? Compensation committees appointed by the C.E.O.s themselves. Good leadership matters; but over the last half century C.E.O. compensation has risen from around 20 times average pay to a ratio of almost 300 to 1. Has the importance of leadership really increased that much?

Now, even if billionaires really did make extraordinary contributions to society, that wouldn’t make them morally entitled to keep all their money; it might still make sense to tax them heavily. But the fact is that they probably don’t contribute nearly as much as they make.

 

 

 

Chi diventa miliardario?

Newsletter di Paul Krugman

Il mio articolo di oggi era dedicato a smitizzare l’idea che i democratici abbiano bisogno di un salvatore miliardario, cosicché riguardava in gran parte le illusioni politiche sui super ricchi. Non avevo molto spazio per parlare di una questione un po’ diversa, di come certa gente ottiene quella ricchezza. Dunque le newsletter di oggi cerca di riempire alcuni vuoti.

Nei libri di testo di economia, insegniamo la teoria della “produttività marginale” della distribuzione del reddito: i lavoratori sono pagato per quello che il loro lavoro aggiunge all’economia. Ovvero, un lavoratore il cui lavoro aumenta il valore totale della distribuzione nel corso di un anno di 60.000 dollari verrà pagato 60.000 dollari. Perché? Per la competizione. I datori di lavoro farebbero a gara per assumere tali lavoratori se venissero pagati meno di 60.000 dollari, li sostituirebbero con altri lavoratori simili se essi fossero pagati più di 60.00 dollari.

E certamente alcuni lavoratori hanno particolari talenti che li rendono meritevoli di una paga sostanzialmente maggiore – in senso pecuniario, non morale – di quella media. Ma come spiegare che alcune persone realizzano molte volte questa somma, diciamo 60 milioni di dollari? Sono davvero un centinaio di volte più produttivi di un lavoratore medio? Questo è molto dubbio.

Di fatto, i racconti più verosimili su come gli individui diventano molto ricchi sono anche racconti nei quali il loro compenso eccede grandemente i benefici che essi generano per l’economia.

Prima di tutto, una larga parte dei miliardari del mondo realizza la propria ricchezza attraverso la speculazione nei mercati finanziari e immobiliari. Ora, la speculazione serve ad uno scopo utile: noi vogliamo che il mercato anticipi i probabili eventi futuri, e qualcuno deve essere premiato per il lavoro di anticipare quegli eventi.

Ma come più di 60 anni orsono osservò il grande economista Paul Samuelson, la speculazione offre enormi premi a coloro che sono appena leggermente più scattanti degli altri, persino se la società si avvantaggia molto poco dalla velocità delle loro reazioni: “Supponiamo che le mie reazioni non siano migliori di quelle di altri speculatori, ma appena più veloci di circa un secondo (il che può dipendere dai piccioni viaggiatori che io possiedo o dalla velocità dei miei neuroni)” (oppure, sebbene egli non lo menzionasse, dalla attività di insider trading). In un caso del genere, metteva in evidenza Samuelson, lo speculatore diventa molto ricco anche se aggiunge poco al PIL.

Un altro modo di diventare molto ricchi è fondare una società che diventa persino leggermente all’avanguardia e riesce, grazie alla natura di molti mercati nei quali “il vincitore prende tutto”, a stabilire una posizione di monopolio lucrativa. Nella media dei miliardari, Bill Gates e Jeff Bezos non sono persone particolarmente terribili. Ma se Gates non fosse esistito, qualcun altro sarebbe certamente venuto fuori con sistemi operativi di computer di uso generale più o meno buoni come Windows; se Bezos non fosse esistito, qualcun altro avrebbe certamente creato piattaforme di vendita al dettaglio paragonabili ad Amazon.

Così, le grandi fortune derivanti dal fondare società, come le grandi fortune derivanti dalla speculazione, possono avere una relazione modesta con il contributo alla società.

Infine, una gran quantità di redditi elevati va agli amministratori delegati delle grandi società. Chi decide quanto si meritano questi amministratori? Comitati sui compensi nominati dagli amministratori delegati stessi. Una buona capacità di direzione è importante; ma nello scorso mezzo secolo i compensi agli amministratori delegati sono cresciuti da circa 20 volte la paga media ad un rapporto di quasi 300 ad 1. L’importanza della capacità di direzione è davvero aumentata così tanto?

Ora, persino se i miliardari avessero davvero realizzato contributi straordinari alla società, questo non li renderebbe moralmente legittimati a tenersi tutto quel denaro; avrebbe ancora senso tassarli pesantemente. Ma il fatto è che essi probabilmente non pagano tasse neanche lontanamente paragonabili a quello che realizzano.

 

 

 

 

 

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