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Non siamo pronti per una pandemia, di Paul Krugman (newsletter di Krugman del 25 febbraio 2020)

 

Feb 25, 2020

We’re not ready for a pandemic,

by Paul Krugman

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This is the way the world ends. This is the way the world ends. This is the way the world ends. Not with a bang, but with a virus.

OK, it’s not that bad — or at least I don’t think it is. The coronavirus isn’t the Black Death; so far there’s no reason to believe that it will be remotely as deadly as the influenza epidemic that swept the world in 1918-19, killing as many as 50 million people.

But that said, we’ve clearly missed whatever chance we had of containing the disease’s spread. And it’s going to be seriously disruptive.

For some reason markets, which had been weirdly complacent for weeks, decided to panic yesterday. I don’t know why it took so long, but there are three good reasons to be very worried about the economic impact of what isn’t yet officially a pandemic, but is obviously headed for that status.

First, we have a deeply interdependent world economy, and China — still the epicenter of the pandemic, although this thing is going global fast — plays a very big role in world manufacturing. The last time we saw a comparable event — the SARS outbreak of 2002-3 — China accounted for around 7 percent of world manufacturing. Now it’s more than a quarter, and a lot of production around the world depends on Chinese components.

And I’m not just talking about iPhones and all that. China, it turns out, supplies some of the crucial raw materials used in modern pharmaceuticals. This virus won’t just disrupt world trade, it will disrupt the medical response.

Second, the world economy is poorly prepared to handle an adverse shock of any kind. Unemployment may be low — it’s especially low in the United States, but even in Europe it’s low by historical standards. But we’ve only been able to get close to full employment thanks to extremely low interest rates, which means that there’s very little room to cut rates further if something goes wrong. And the coronavirus looks like something.

True, we could respond with fiscal stimulus — public spending and other measures to prop up demand. In fact, that’s what the Chinese are doing. But the West seems paralyzed by ideology. In America, Republicans seem incapable of coming up with any proposal that doesn’t involve tax cuts for the rich. In Europe, the Germans still treat economics as a branch of moral philosophy; saving is virtuous, and nobody can convince them that sometimes you need to spend.

Finally, the Trump administration seems both woefully and willfully unprepared to deal with a public health crisis. President Obama created a global disease “czar” to deal with Ebola; Trump eliminated the position, and substantially cut funding for the Centers for Disease Control, because his administration didn’t consider pandemics a significant national security threat. So who’s going to take charge if things get really scary? Jared Kushner?

Two indicators of the seriousness with which our current leadership is confronting the risks: Rush Limbaugh, recent recipient of the Presidential Medal of Freedom, dismisses the coronavirus as just the common cold, being “weaponized” against Donald Trump. And Larry Kudlow, the administration’s top economist, responded to the market’s fears by … urging Americans to buy stocks.

We still don’t know how big a deal this virus will turn out to be. But there are good reasons to be seriously scared.

 

Non siamo pronti per una pandemia,

di Paul Krugman

 

Questo è il modo in cui il mondo finisce. Questo è il modo in cui il mondo finisce. Questo è il modo in cui il mondo finisce. Non con uno schianto, ma con un virus.

Va bene, non è così pessimo – o almeno non penso che lo sia. Il coronavirus non è la Morte Nera; sinora non c’è ragione di credere che esso sia neanche lontanamente così letale come l’epidemia di influenza che dilagò nel mondo nel 1918-19, provocando 50 milioni di morti.

Ma, ciò detto, ci siamo evidentemente persi qualsiasi possibilità che avevamo di contenere la diffusione della malattia. Che sta diventando seriamente dirompente.

Per qualche ragione i mercati, che erano stati per settimane stranamente compiaciuti, ieri hanno deciso di entrare nel panico. Non so perché ci sia voluto così tanto, ma ci sono tre buone ragioni per essere davvero preoccupati per l’impatto economico di quella che non è ancora ufficialmente una pandemia, ma è chiaramente indirizzata in quel senso.

La prima, abbiamo una economia mondiale profondamente interdipendente, e la Cina – ancora l’epicentro della pandemia, sebbene stia diventando rapidamente globale – gioca un ruolo molto grande nelle manifatture globali. L’ultima volta che assistemmo ad un evento paragonabile – lo scoppio della SARS nel 2002-3 – la Cina pesava il 7 per cento delle manifatture globali. Oggi è più di un quarto di esse e gran parte della produzione in tutto il mondo dipende dalle componenti cinesi.

Non sto solo parlando degli Iphone e di cose del genere. Si scopre che la Cina fornisce alcune delle principali materie prime utilizzate nei prodotti farmaceutici moderni. Questo virus non provocherà soltanto un turbamento nel commercio mondiale, provocherà un disordine anche nelle risposte sanitarie.

La seconda, l’economia del mondo è poco preparata a gestire un trauma negativo di qualsiasi natura. La disoccupazione può essere bassa – è particolarmente bassa negli Stati Uniti, ma persino in Europa è bassa per le serie storiche. Ma siamo capaci di avvicinarci alla piena occupazione solo grazie a tassi di interesse estremamente bassi, il che significa che c’è poco spazio per tagliare ulteriormente i tassi se qualcosa va storto. E il coronavirus assomiglia a quel qualcosa.

È vero, potremmo rispondere con uno stimolo della finanza pubblica – la spesa pubblica ed altre misure per sostenere la domanda. Di fatto, è quello che stanno facendo i cinesi. Ma l’Occidente sembra paralizzato dall’ideologia. In America, i repubblicani sembrano incapaci di venir fuori con qualsiasi proposta che non comprenda gli sgravi fiscali ai ricchi. In Europa, la Germania ancora tratta l’economia come un ramo della filosofia morale; risparmiare è la virtù, e nessuno li può convincere che qualche volta c’è bisogno di spendere.

Infine, l’Amministrazione Trump sembra sia tristemente che deliberatamente impreparata a gestire una crisi della sanità pubblica. Il Presidente Obama istituì un dirigente con pieni poteri delle malattie globali per misurarsi con l’Ebola; Trump ha eliminato quella funzione ed ha sostanzialmente tagliato i finanziamenti ai Centri per il Controllo delle Malattie, perché la sua Amministrazione non considera le pandemie una minaccia significativa alla sicurezza nazionale. Dunque, chi è destinato a farsene carico se le cose diventano davvero allarmanti? Jared Kushner?

Due indicatori della serietà con la quale i nostri attuali dirigenti stanno affrontando i rischi: Rush Limbaugh, recentemente premiato con la Medaglia Presidenziale della Libertà, ha liquidato il coronavirus alla stregua di un comune raffreddore, dato che verrebbe utilizzato come un “arma impropria” contro Donald Trump. E Larry Kudlow, il principale economista della Amministrazione, ha risposto alle paure dei mercati … sollecitando gli americani ad acquistare azioni.

Non sappiamo ancora quanto questo virus si scoprirà essere una questione grave. Ma ci sono buone ragioni per essere seriamente allarmati.

 

 

 

 

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