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Dovremmo aiutare i lavoratori, non farli morire, di Paul Krugman (New York Time, 18 maggio 2020)


May 18, 2020

We Should Help Workers, Not Kill Them

By Paul Krugman

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As far as I can tell, most epidemiologists are horrified by America’s rush to reopen the economy, to abandon much of the social distancing that has helped contain Covid-19. We know what a safe reopening requires: a low level of infection, abundant testing and the ability to quickly trace and isolate the contacts of new cases. We don’t have any of those things yet.

The epidemiologists could, of course, be mistaken. But at every stage of this crisis they’ve been right, while predictions of a quick end to the pandemic by politicians and their minions have proved utterly wrong. And if the experts are right again, premature opening could lead to hundreds of thousands of deaths — and backfire even in economic terms, as a second wave of infections forces us back into lockdown.

So where is the push to reopen coming from?

Some of it comes from right-wing crazies. Only a small minority of Americans believes that freedom includes the right to endanger other people’s lives (which is what congregating in large groups in the midst of a pandemic does); that wearing a mask is un-American, or unmanly, or something; that Covid-19 is a hoax perpetrated by liberals. But that minority has huge influence within the Republican Party.

Some of it comes from Donald Trump’s obsession with the stock market. His initial refusal to do anything to prepare for the pandemic reportedly reflected concern that any acknowledgment of the threat would “spook the market.” And the push to reopen may similarly reflect a belief that going back to normal life would be good for the market, even if it kills many people. Let’s die for the Dow!

One thing I keep hearing, however, is that we must reopen for the sake of workers, who need to start earning wages again to put food on their families’ tables. So it’s important to realize that this is a really bad argument.

For America is fully capable of shielding workers idled by the lockdown from severe economic hardship. As Jerome Powell, the chairman of the Federal Reserve, said in a TV interview aired Sunday, we can and should pursue policies that “keep workers in their homes, keep them paying their bills. Keep families solvent.”

And the somewhat surprising fact is that we’re already doing a lot of that. The CARES Act, the $2 trillion disaster relief bill enacted in late March, greatly expanded both eligibility for unemployment benefits and the generosity of those benefits. And those expanded benefits are, despite early stumbles, increasingly doing what needs to be done.

It’s true that when claims for unemployment benefits began surging in March, unemployment offices — which are run by individual states — were overwhelmed, so that many Americans who were entitled to benefits simply couldn’t get through. And many families still aren’t getting what they should.

Even so, a Brookings Institution study suggests that in April unemployment benefits offset about half the wages lost because of the lockdown — an estimate that matches my own back-of-the-envelope calculations.

And this “replacement rate” has almost surely increased substantially in recent weeks. Unemployment offices are gradually catching up on their backlog, so that benefits are reaching a rising number of unemployed workers. At the same time, the available evidence suggests that labor markets more or less stabilized, at least for now, around a month ago.

So it’s a good bet that at this point most though not all of the loss in wages caused by social distancing is being offset by increased government aid. That’s a largely unheralded success story; most media attention has focused on other parts of the CARES Act, especially small-business support, which is a shambles.

But unemployment assistance, after a troubled start, is doing a lot to help American workers. And credit should go to Democrats, who insisted that this aid be a part of the package.

I suspect that the success of unemployment aid helps explain a key feature of the politics of reopening — namely, that the clamor to end restrictions isn’t coming from workers. Job losses have been concentrated among lower-paid workers; but polling suggests that the demand for faster opening is coming largely from high-income Republicans.

So we’ve done a much better job than I think most people realize of protecting American workers from hardship in a time of lockdown. Of course we haven’t been completely successful, and the first few weeks were very rocky. There is, however, a lot less suffering than you might expect given a true unemployment rate that’s probably around 20 percent.

But the expanded unemployment benefits that are doing so much good are set to expire on July 31. That should scare you.

Suppose, after all, that the epidemiologists are right, and that premature reopening leads to a second wave of infections. What we’ll need in that case is a second lockdown. But all indications are that Republicans are totally opposed to extending benefits.

What they want, instead, is legislation that would protect businesses from liability if their employees get sick.

That is, they want to force Americans to go to work even if it kills them.


Dovremmo aiutare i lavoratori, non farli morire,

di Paul Krugman


Da quanto capisco, la maggioranza degli epidemiologi sono terrorizzati dalla corsa dell’America a riaprire l’economia, abbandonando buona parte del distanziamento sociale che ha contribuito a contenere il Covid-19. Sappiamo che una riapertura sicura richiede: un basso livello di infezione, test abbondanti e una capacità di tracciare rapidamente e di isolare i nuovi casi. Non abbiamo niente di questo.

Ovviamente, gli epidemiologi potrebbero sbagliarsi. Ma ad ogni stadio di questa crisi hanno avuto ragione, mentre le previsioni di una rapida fine dell’epidemia da parte di uomini politici e dei loro tirapiedi si sono dimostrate completamente sbagliate. E se gli esperti hanno ancora ragione, l’apertura prematura potrebbe portare a centinaia di migliaia di morti – e causare un contraccolpo persino in termini economici, quando una seconda ondata di infezioni ci riporterà alla messa in sicurezza.

Da dove viene, dunque, la spinta a riaprire?

In parte viene dalle follie della destra. Solo una piccola minoranza di americani crede che la libertà comprenda il diritto di mettere in pericolo le vite altrui (che è quello che radunarsi in ampi assembramenti nel mezzo di un’epidemia provoca); che indossare una mascherina sia non-americano, o non umano, o qualcosa di simile; che il Covid-19 sia una bufala ordita dai progressisti. Ma quella minoranza ha un’ampia influenza all’interno del Partito Repubblicano.

In parte viene dall’ossessione di Donald Trump per il mercato azionario. Da quanto si apprende, il suo iniziale rifiuto a fare alcunché per prepararsi alla pandemia rifletteva la preoccupazione che ammettere la minaccia avrebbe “messo paura al mercato”. E la spinta a riaprire può in modo simile riflettere la convinzione che tornare alla vita normale sarebbe positivo per il mercato, anche se uccide molte persone. Moriamo per il Dow!

Tuttavia, una cosa che continuo a sentir dire è che dobbiamo riaprire nell’interesse dei lavoratori, che hanno bisogno di ricominciare a percepire i salari per mettere il cibo sulle tavole delle loro famiglie. Dunque, è importante capire come questo sia davvero un argomento insensato.

Perché l’America è pienamente capace di proteggere i lavoratori inattivi dal blocco derivante dalle gravi difficoltà economiche. Come il Presidente della Federal Reserve, Jerome Powell, ha detto in una intervista televisiva andata in onda domenica, noi possiamo e dobbiamo perseguire politiche che “tengano i lavoratori nelle loro case, continuando a pagare i loro conti. Mantenere le famiglie solvibili.”

E il fatto in qualche modo sorprendente è che lo stiamo già facendo in buona parte. La Legge denominata CARES, la legge dei 2000 miliardi di dollari per gli aiuti nella calamità varata alla fine di marzo, ha ampliato in modo rilevante sia l’ammissibilità ai sussidi di disoccupazione che la generosità di tali sussidi. E questi maggiori sussidi stanno, nonostante gli iniziali inciampi, sempre più provocando l’effetto necessario.

È vero che quando le richieste per i sussidi di disoccupazione sono cominciare a crescere in marzo, gli uffici per la disoccupazione – che sono gestiti dai singoli Stati – sono stati sopraffatti, cosicché molti americani che avevano diritto ai sussidi non hanno potuto averli. E molte famiglie non stanno ancora ricevendo quello che dovrebbero.

Nonostante questo, uno studio del Brooking Institution indica che in aprile i sussidi di disoccupazione hanno bilanciato quasi la metà dei salari persi per la messa in sicurezza – una stima che corrisponde ai miei calcoli approssimativi. [1]

E questo “tasso di sostituzione” è quasi certamente aumentato in modo sostanziale nelle settimane recenti. Gli uffici della disoccupazione stanno gradualmente recuperando il loro arretrato, cosicché i sussidi stanno raggiungendo un numero crescente di lavoratori disoccupati. Nello stesso tempo, le prove disponibili mostrano che i mercati del lavoro, almeno per adesso, si sono più o meno stabilizzati, da circa un mese.

Dunque, c’è una buona probabilità che a questo punto la maggioranza se non tutte le perdite provocate dal distanziamento sociale vengano bilanciate dall’accresciuto aiuto del Governo. Si tratta di una storia di successo largamente inattesa; la maggioranza della attenzione dei media si è concentrata su altre parti della Legge CARES, in particolare il sostegno alle piccole imprese, che è un disastro.

Ma il sostegno alla disoccupazione, dopo un avvio problematico, sta facendo molto per aiutare i lavoratori americani. E il merito dovrebbe andare ai democratici, che hanno insistito perché questo aiuto fosse una parte del pacchetto.

Ho il sospetto che il successo negli aiuti alla disoccupazione spieghi un aspetto fondamentale della politica della riapertura – precisamente, che il clamore per porre fine alle restrizioni non stia venendo dai lavoratori. Le perdite dei posti di lavoro si sono concentrate sui lavoratori con le paghe più basse; ma i sondaggi indicano che la richiesta di una apertura più veloce viene in gran parte dai repubblicani con redditi alti.

Dunque, stiamo facendo un lavoro molto migliore di quello che penso la maggioranza delle persone comprenda nel proteggere i lavoratori americani dalle difficoltà in un’epoca di isolamento. Naturalmente non abbiamo avuto un successo completo, e le prime settimane sono state molto difficili. Ci sono, tuttavia, sofferenze molto minori di quello che ci si potrebbe aspettare dato un tasso effettivo di disoccupazione che è probabilmente attorno al 20 per cento.

Ma si è stabilito che gli aumentati sussidi di disoccupazione che stanno operando tanto positivamente si esauriscano il 31 luglio. È questo che dovrebbe far paura.

Facciamo l’ipotesi che gli epidemiologi, in fin dei conti, abbiano ragione, e che una riapertura prematura porti ad una seconda ondata di infezioni. In quel caso avremmo bisogno di un secondo blocco. Ma tutte le indicazioni dicono che i repubblicani sono completamente contrari ad estendere i sussidi.

Quello che invece vogliono è una legislazione che proteggerebbe le imprese da responsabilità se i loro occupati si ammalano.

Ovvero, vogliono costringere gli americani ad andare al lavoro anche questo li fa morire.







1 Questa è la Tabella pubblicata dallo studio in questione. La linea viola indica l’andamento dei pagamenti semplificati di 600 dollari con il semplice uso della propria carta di credito. La linea verde scura mostra l’andamento delle procedure per le domande conseguenti alla estensione dei criteri di ammissibilità a nuovi settori di lavoratori, precedentemente considerati non idonei. La linea verde chiara mostra l’andamento dei pagamenti delle domande conseguenti alla estensione di criteri di cui sopra (un andamento non molto diverso dalla procedura dei riconoscimenti del diritto, che dunque sta arrivando quasi a tutti coloro che sono stati sottoposti a quella procedura).

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E questi sono i “calcoli approssimativi” di Krugman pubblicati ieri su Twitter. Il primo mostra l’andamento delle ore lavorate, ovvero il crollo che è partito con le misure contro la pandemia:

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Il secondo mostra l’andamento dei compensi medi orari. Che sono sensibilmente cresciuti, perché coloro che hanno fatto richiesta dei sussidi avevano compensi medi reali molto al di sotto della media. Cioè, in regime di pandemia hanno avuto una paga più equa.

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