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I fanciulli che gridavano “non c’è il lupo”, di Paul Krugman (dal blog di Krugman, newsletter del 25 giugno 2020)

 

June 23, 2020

The boys who cried “no wolf”,

Paul Krugman

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Look, I can understand why Donald Trump and his minions turned a blind eye to the coronavirus back in February. There were already good reasons to believe that a serious pandemic was on its way, and minimizing the risk was deeply irresponsible. But at the time there was at least a possibility that things wouldn’t be too bad, and from a cynical point of view it made some sense for an administration that wanted to tout a growing economy to engage in happy talk rather than deal with the problem.

But that was four months and 120,000 dead Americans ago. What’s the point of keeping up the pretense?

I mean, what was the purpose of having Vice President Mike Pence put his name to an Op-Ed article declaring that there won’t be a second wave of infections? Nobody in their right mind imagines that Pence is an objective source of epidemiological information. And Larry Kudlow, the administration’s top economist, may have negative credibility: if he says something, it’s almost surely wrong. Why have him, of all people, assure the nation that a second wave isn’t coming?

Actual epidemiologists don’t think that the rising number of new cases is just an artifact of more testing. Two months ago, estimates of Rt, the number of people infected by each already-infected person, were below 1 for most states, meaning that the pandemic appeared to be fading away. But now they’re well above 1 for much of the country. Rt in Florida, for example, has gone from 0.81 in mid-April to 1.39 now.

Even Republican governors who were gung-ho for rapid reopening are sounding very worried. I wouldn’t have expected Texas governor Greg Abbott, who rushed to reopen the state and overruled local governments that wanted to be more cautious, to be sounding the alarm and urging people to wear face masks. But grim data and surging hospitalizations have clearly shocked him.

In any case, what good does virus denial do at this point, even in terms of cynical politics? If the pandemic really does fade away — which looks increasingly unlikely, but still — it will help Trump’s re-election prospects whatever Pence and Kudlow may say. But if it gets worse, they’ve further hurt the administration’s deeply damaged credibility.

My best guess about the logic behind the administration’s coronavirus strategy is that there is no logic. That is, there isn’t anyone sitting in the White House facing the realities of the situation and thinking about how to game them. Instead, they’re just running around in a panic.

The thing is, Covid-19 isn’t the kind of enemy Trump and company wanted to fight. It’s not a politician you can demonize and give silly nicknames; it’s not an ethnic minority about whom you can fearmonger and which you can beat up (not that that strategy is going well, either). It’s a real problem that demands real solutions, which is something the man in the White House and his associates don’t know how to do.

So they’re still pretending that everything is fine. Unfortunately, the virus isn’t listening.

 

 

I fanciulli che gridavano “non c’è il lupo”,

di Paul Krugman

 

Vedete, io posso capire perché Donald Trump e i suoi leccapiedi, nel passato febbraio, chiusero un occhio sul coronavirus. C’erano già buone ragioni per credere che fosse in arrivo una grave pandemia, e minimizzare il rischio era profondamente irresponsabile. Ma in quel momento c’era almeno una possibilità che le cose non fossero troppo negative, e da un punto di vista cinico ciò aveva un qualche senso per una amministrazione che voleva fare propaganda su un’economia in crescita, dandosi da fare con chiacchiere imbonitrici piuttosto che misurandosi con il problema.

Ma questo accadeva quattro mesi  e 120.000 americani morti fa. Che logica c’è nel proseguire con quella pretesa?

Voglio dire, quale è stato lo scopo per cui il Vicepresidente Mike Pence ha firmato un articolo di commento dichiarando che non ci sarebbe stata una seconda ondata di infezioni? Nessuno con un po’ di buon senso si immagina che Pence sia una fonte obbiettiva di informazioni epidemiologiche. E Larry Kudlow, il principale economista della Amministrazione, può risultare non credibile: se dice qualcosa, ha quasi certamente torto. Perché affidare a lui, tra tutte le persone, l’assicurazione che una seconda ondata non sarebbe in arrivo?

Gli epidemiologi veri non pensano che il numero crescente di nuovi casi sia solo una conseguenza di più tamponi. Due mesi fa le stime del Rt, il numero di persone infettate per ciascuna persona già infetta, era nella maggioranza degli Stati inferiore a 1, il che significava che la pandemia stava affievolendosi. Ma ora siamo ben sopra 1 in gran parte del paese. Lo Rt in Florida, ad esempio, è passato da 0,81 a metà aprile a 1,39 oggi.

Persino i governatori repubblicani che erano eccessivamente zelanti per una rapida riapertura sembrano molto preoccupati. Non mi sarei aspettato che il Governatore del Texas Greg Abbott, che si era precipitato a riaprire lo Stato e a rovesciare le opinioni dei governi locali che volevano essere più cauti, suonasse l’allarme e spingesse le persone ad indossare le mascherine. Ma chiaramente i pessimi dati e le crescenti ospedalizzazioni l’hanno impressionato.

In ogni caso, quale vantaggio comporta la negazione del virus a questo punto, persino nei termini di una politica cinica? Se la pandemia realmente svanisse – il che comunque sembra sempre meno probabile – ciò aiuterà le prospettive di rielezione di Trump qualsiasi cosa Pence e Kudlow possano dire. Ma se le cose peggiorano, essi avranno ulteriormente dato un colpo alla credibilità già danneggiata della Amministrazione.

Ma la migliore congettura sulla logica che sta dietro la strategia della Amministrazione sul coronavirus è che non c’è alcuna logica. Ovvero, non c’è nessuno alla Casa Bianca che stia affrontando la situazione reale e pensando a come misurarsi con essa. Stanno invece girandoci attorno in una situazione di panico.

Il punto è che il Covid-19 non è il genere di nemico che Trump e compagnia volevano combattere. Non è un politico che si possa demonizzare dandogli sciocchi nomignoli; non è una minoranza etnica sulla quale potete seminare paure e che potete aggredire (non che stia andando bene neanche quella strategia). È un problema reale che chiede soluzioni reali, ovvero qualcosa che l’uomo alla Casa Bianca ed i suoi associati non sanno come fare.

Dunque stanno ancora fingendo che tutto vada nel migliore dei modi. Sfortunatamente, il virus non li ascolta.

 

 

 

 

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