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La realtà dietro gli spaventosi racconti sulla finanza pubblica, ovvero la macroeconomia dei media è viva e vegeta, di Simon Wren-Lewis (da Mainly Macro, 21 luglio 2020)

 

Tuesday, 21 July 2020

The reality behind fiscal scare stories, or mediamacro is alive and well

Simon Wren-Lewis

 

zz-228If you listen to the broadcast media, you will have almost certainly picked up the message that at some point in the near future the Chancellor is going to have to raise taxes or cut spending to ‘pay for’ all the support to the economy during the pandemic. At least the Financial Times has learnt the lesson of 2010, and notes in this editorial that the Chancellor “must hold the line and resist attempts to push the UK into a premature fiscal retrenchment. Cutting spending in the middle of the worst recession since the creation of the country would be a historic blunder and make Britain poorer in the long run through unnecessary unemployment and business failure.”

If only they had said the same in 2010.

But they add “Eventually the bill for the crisis-fighting measures will come due.” This is also the message of the latest report from the OBR. We can see what they have in mind from this chart.

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The upper dotted line is the OBR’s worst case scenario. Next one down is the central scenario, followed by another dotted line which is their best case scenario. The other lines are previous forecasts.

All the scenarios, including previous pre-pandemic forecasts, show the same underlying instability. The difference is that as a result of the pandemic, this instability kicks in around the end of this decade rather than sometime in the next decade. Here we get to the crucial point I want to make. For the next five years, in its central forecast public debt moves either side of its projected level for 2020/1 of 104% of GDP. (For each year thereafter: 104, 105, 106, 102.)

The implication is that there is no immediate need for large scale fiscal tightening when the economy recovers. The deficit will be higher than we are used to, but with a higher level of public debt and very low interest rates the level of the deficit that stabilises this debt is also higher. Thus there is no immediate need for substantial tax increases or spending cuts immediately after the recovery is complete. According to the OBR something will need to be done after the general election, but I doubt any Conservative Chancellor will raise taxes substantially ahead of a general election based on OBR forecasts alone.

So the big news from the OBR’s report is not only that there is no immediate need for fiscal consolidation, but if the economy recovers according to its central scenario and it has got its fiscal numbers right, there is no need for substantial fiscal consolidation once the recovery is over. A permanent hit to UK output, which in other circumstances would lead to an unsustainable deficit, has been offset by the impact of low borrowing costs and a higher level of debt. Of course the OBR may turn out to have been too optimistic, and their pessimistic scenario does show debt rising through debt rising a bit between 2020/1 and 2024/5.

So why all the talk of fiscal gloom? (Not quite all. Ben Chu at the Independent has made the points I make above.) Are they reflecting what the OBR says? The report is called the “Fiscal Sustainability Report”, so you would expect them to flag the long term instability. But the final paragraph in their summary ends with this: “in almost any conceivable world there would be a need at some point to raise tax revenues and/or reduce spending (as a share of national income) to put the public finances on a sustainable path.”

It seems that too many ignored the crucial three words “at some point”.

All this illustrates how deep seated the “deficit up = taxes will rise or spending will be cut” meme is. Of all the important economic stories that arise from this stage in the pandemic, the consequences for the deficit and future consolidation is not one of them. I guess one reason these stories are popular is that they are potentially relevant to everyone. Another is that they are so easy to write. Let us just hope that this time around politicians on all sides are not taking them seriously.

 

 

 

 

La realtà dietro gli spaventosi racconti sulla finanza pubblica, ovvero la macroeconomia dei media è viva e vegeta, 

di Simon Wren-Lewis

 

Se ascoltate i media televisivi, avrete quasi certamente raccolto il messaggio secondo il quale il Cancelliere in qualche momento del prossimo futuro è destinato a dover alzare le tasse o a tagliare le spese per “saldare il conto” di tutto il sostegno all’economia durante la pandemia. Almeno il Financial Times ha imparato la lezione del 2010, e osserva in questo editoriale che il Cancelliere: “deve tenere la linea e resistere ai tentativi di spingere il Regno Unito verso un prematuro taglio della finanza pubblica. Tagliare la spesa nel mezzo della peggiore recessione dalla creazione del paese sarebbe una sciocchezza storica e renderebbe la Gran Bretagna più povera nel lungo periodo attraverso una disoccupazione e fallimenti di imprese evitabili”.

Se solo avesse detto lo stesso nel 2010.

Ma essi aggiungono: “Alla fine il conto per le misure per combattere la crisi verranno a scadenza”. Questo è anche il messaggio dell’ultimo rapporto dell’Ufficio per la Responsabilità di Bilancio (OBR). Possiamo vedere che cosa hanno in mente da questo diagramma:

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La linea tratteggiata in alto è il peggiore scenario dell’OBR. Subito sotto c’è lo scenario centrale, seguito da una linea tratteggiata che è il loro scenario migliore. Le altre linee sono previsioni precedenti. [1]

Tutti gli scenari, incluse le previsioni precedenti alla pandemia, mostrano la medesima instabilità di fondo. La differenza è che come risultato della pandemia, questa instabilità si manifesta verso la fine di questo decennio piuttosto che in qualche momento del decennio successivo. É qua che abbiamo l’aspetto cruciale che intendo avanzare. Per i prossimi cinque anni, il debito pubblico nella loro previsione centrale sposta su entrambi i lati di un 104% del PIL rispetto al livello previsto per il 2020/1 (per ciascun anno in successione: 104, 105, 106, 102).

L’implicazione è che non c’è alcun immediato bisogno di una restrizione della finanza pubblica su larga scala nel mentre l’economia si riprende. Il deficit sarà più alto di quello a cui siamo abituati, ma con un livello più elevato del debito pubblico e tassi di interesse molto bassi anche il livello del deficit che stabilizza questo debito è più alto. Quindi non c’è bisogno di sostanziali aumenti delle tasse o tagli alla spesa immediatamente dopo che la ripresa sia completata. Secondo l’OBR ci sarà bisogno di fare qualcosa dopo le elezioni generali, ma io dubito che il Cancelliere conservatore alzerà le tasse in modo sostanziale in modo sostanziale prima di elezioni generali basandosi soltanto sulle previsioni dell’OBR.

Dunque, la grande notizia dal rapporto dell’OBR non è soltanto che non c’è immediato bisogno di alcun consolidamento della finanza pubblica, ma se l’economia si riprende secondo il suo scenario centrale ed esso ha individuate in modo giusto i suoi dati sulla finanza pubblica, non ci sarà alcun bisogno di un sostanziale consolidamento della finanza pubblica una volta che la ripresa sarà superata. Un colpo permanente alla produzione del Regno Unito, che in altre circostanze avrebbe condotto ad un deficit insostenibile, è stato bilanciato dall’impatto di bassi costi di indebitamento e di un livello del debito più alto.

Dunque, perchè parlano tutti di finanza pubblica deprimente (non proprio tutti. Sull’Indipendent, Ben Chu ha avanzato gli argomenti che ho fornito sopra)? E stanno riflettendo su ciò che dice l’OBR? Il rapporto ha il titolo di “Rapporto sulla sostenibilità della finanza pubblica”, dunque vi aspettereste che segnalino l’instabilità a lungo termine. Ma il paragrafo finale del loro sommario termina con queste parole: “in quasi tutti I mondi immaginabili ci sarebbe bisogno a un certo punto di alzare le tasse e/o di ridurre la spesa (come quota del reddito nazionale) per collocare le finanze pubbliche su una traiettoria sostenibile”.

Sembra che troppi abbiano ignorato le tre parole cruciali: “a un certo punto”.

Tutto questo illustra con quanta profondità venga collocato il luogo comune “deficit in crescita = si alzeranno le tasse o ci saranno tagli alla spesa”.  Tra tutti gli importanti racconti economici che questo stadio della pandemia solleva, le conseguenze del deficit e il futuro consolidamento non sono uno di essi. Suppongo che una ragione per la quale questi racconti sono popolari è che essi sono potenzialmente rilevanti per ciascuno. Un’altra è che è così facile scriverne. Speriamo che in questa occasione i politici di tutti gli schieramenti non li prendano sul serio.

 

 

 

 

 

 

[1] Il testo dell’articolo spiega il diagramma. Si può aggiungere che sulla scala verticale compaiono le percentuali del debito del settore pubblico sul PIL, mentre su quella orizzontale la distribuzione negli anni futuri. L’area grigia riguarda gli anni sino al 2024-25, dopodiché si procede per quinquenni, sino al 2070.

 

 

 

 

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