Altri Economisti » Selezione della Settimana

Il test dell’obitorio all’economia statunitense, di J. Bradford DeLong (da Project Syndicate, 6 agosto 2020)

 

Aug 6, 2020

Morgue Testing the US Economy 

J. BRADFORD DELONG

zzz 24

BERKELEY – US national income and output in the first quarter of 2020 was 1.25% below what it had been in the fourth quarter of 2019, but still 9.5% above what it would be by the second quarter of this year. Now that US national income has plunged 12% below what it was at the start of the year, what should we expect for the third quarter?

America could always turn out to be lucky; but betting on that would not be prudent. According to Austan Goolsbee and Chad Syverson of the University of Chicago Booth School of Business, it was voluntary self-protection, rather than legislated restrictions on activity, that drove most of the decline in consumer spending this spring. Moreover, they warn that, “If repealing lockdowns leads to a fast enough increase in COVID infections and deaths and a concomitant withdrawal of consumers from the marketplace,” doing so “might ultimately end up harming business activity.”

In fact, we have seen this summer that ending or scaling back lockdowns often does lead to a rapid increase in COVID-19 infections. A sound forecast for the US economy, then, must start by forecasting the future of the pandemic. Yet most of the charts, graphs, and tables concerning the virus and its impact are useless for forecasting purposes.

After all, confirmed COVID-19 deaths tell us only what the virus was doing a month ago, whereas anticipating the virus’s trajectory requires knowledge about what it is doing now. Similarly, confirmed cases catch only those who have been tested, and one must wait days or even weeks to receive test results. To get a grip on the situation, the number of tests per confirmed case would need to be 5-10 times higher than it is.

How would the past few months have played out if effective testing infrastructure had been in place? My guess is that the true (not just the measured) number of weekly new cases increased 2.5-fold from mid-June to mid-July. Assuming that we can accurately infer true cases in mid-June by multiplying mid-July’s weekly confirmed deaths by 150 (admittedly a big assumption), the cases per week rose from about 600,000 to about 1.5 million as the “Sunbelt second wave” hit.

Since then, the overall picture has been even less clear. As was the case in mid-July, one test in 12 still comes back positive, and there are 150-200 confirmed cases per million people. But we are testing no more now than we were then, and the reporting date of a typical test is now lagging substantially behind the administered data – in some cases by as long as three weeks.

If the US is lucky, the fear caused by the Sunbelt second wave will have led to more vigilance in social distancing and mask-wearing, allowing for the true number of new cases nationwide to stabilize at around 1.5 million per week. But if the country is unlucky, that number will have continued to grow to around 2.5 million per week.

Tragically, we simply will not know where we stand until we can count the bodies later this month. Only then can we determine whether COVID-19 deaths “merely” doubled (from 4,500 to 9,000 per week) between mid-June and mid-July, or continued surging well beyond that level.

America’s widespread testing failure means that it is still flying blind. As such, nobody really knows what would happen if schools were reopened or indoor dining and choral music recitals resumed. The conservative commentator David Frum spent the spring in New York and is now in Toronto. “To walk around a city of 2.8 million with fewer than 5 cases a day feels like the onset of recovery,” he recently tweeted.

He’s right. Canada, the European Union, and Japan are highly likely to see substantial economic recoveries this fall. The same cannot be said of the US. At best, there will be a mechanical bounce-back from the second to the third quarter, mostly because unemployment-insurance claims had fallen from a peak of 24 million to 17.5 million by the start of July. But, given that claims rose by one million from July 5-11 to July 12-18, there is every reason to fear that they have continued to climb in the ensuing weeks. We will soon have numbers for the first week of August. If claims have returned to the 20 million range and remain at that level heading into the fall, much of the mechanical bounce-back will have been reduced.

For the US to have any chance of a real economic recovery this year, it would need to focus on two overarching objectives. The first is to stop the spread of the virus, so that people no longer fear going out and spending. The second task is to put those who have lost their jobs in hospitality and other indoor high-human-contact occupations back to work, either providing online services or working in investment-goods sectors that do not require close contact with people.

It is in America’s power to do these things, in principle. We have the resources, and as John Maynard Keynes once put it, “Anything we can actually do, we can afford.”

But doing what needs to be done would require governance far more competent than anything we have seen from President Donald Trump and his Republican enablers. In the coming months, at least, we should continue to expect the worst.

 

Il test dell’obitorio all’economia statunitense,

di J. Bradford DeLong

 

BERKELEY – Nel primo trimestre del 2020 il reddito e la produzione nazionale sono stati inferiori dell’1,25% rispetto a quello che erano nel quarto trimestre del 2019, e comunque superiori del 9,5% rispetto a quello che sono state nel secondo trimestre di quest’anno. Adesso che il reddito nazionale degli Stati Uniti è crollato sotto del 12% rispetto a quello che era all’inizio dell’anno, che cosa dovremmo aspettarci dal terzo trimestre?

L’America potrebbe sempre, alla fine, scoprirsi fortunata; ma scommetterci non sarebbe prudente. Secondo Austan Goolsbee e Chad Syverson della Booth School of Business dell’Università di Chicago [1], è stato per effetto di una volontaria auto protezione, piuttosto che delle restrizioni disposte per legge sulle attività, che si è determinata la maggior parte del declino della spesa per consumi della primavera. Inoltre, come essi ammoniscono: “se abrogare i blocchi porta ad un aumento delle infezioni da Covid ed a morti in modo abbastanza veloce ed a un concomitante ritiro dei consumatori dal mercato”, il farlo “potrebbe definitivamente risolversi in un danno per la attività delle imprese”.

Nei fatti, abbiamo constatato questa estate che interrompere o ridurre i blocchi spesso porta ad un rapido incremento delle infezioni da Covid. Previsioni affidabili sull’economia degli Stati Uniti, dunque, devono partire dalle previsioni sul futuro della pandemia. Tuttavia, gran parte dei diagrammi, dei grafici e delle tabelle che riguardano il virus e il suo impatto non sono utili per gli scopi previsionali.

Dopo tutto, le morti confermate da Covid ci dicono soltanto cosa il virus stava provocando un mese fa, mentre anticipare la traiettoria del virus richiede una conoscenza di quello che sta provocando in questo momento. In modo simile, i casi accertati riguardano soltanto quelli che sono stati testati, e si devono aspettare giorni o persino settimane per ricevere i risultati dei test. Per ottenere una comprensione della situazione, il numero dei test per casi accertati dovrebbe essere 5 – 10 volte più alto di quello che è.

Che effetti avrebbero avuto i pochi mesi passati se una efficace organizzazione dei test fosse stata posta in essere? La mia opinione è che il numero effettivo (non solo quello misurato) dei nuovi casi settimanali sia cresciuto di 2,5 volte da metà giugno a metà luglio. Ipotizzando che si possano accuratamente dedurre i casi effettivi alla metà di giugno moltiplicando le morti accertate settimanali alla metà di luglio per 150 (ipotesi, devo ammettere, impegnativa), i casi settimanali sarebbero cresciuti da circa 600 mila a circa un milione e mezzo, quando è arrivata la “seconda ondata del Sunbelt” [2].

Da allora, il quadro generale è stato persino meno chiaro. Ad esempio a metà di luglio, un test su 12 ancora risultava positivo, e c’erano 150-200 casi accertati per un milione di persone. Ma adesso non ne stiamo testando di più di quanto facevamo allora, e la data di segnalazione di un test tipico è adesso sostanzialmente in ritardo sui dati amministrati – in alcuni casi sino a tre settimane.

Se gli Stati Uniti sono fortunati, la paura provocata dalla seconda ondata del Sunbelt avrà provocato maggiori cautele nel distanziamento sociale e nell’indossare le mascherine, permettendo che il numero effettivo nazionale di nuovi casi si stabilizzi attorno ad 1,5 milioni per settimana. Ma se il paese è sfortunato, quel numero sarà continuato a crescere sino a circa 2,5 milioni per settimana.

Tragicamente, non sapremo a che punto siamo sinché non potremo contare i corpi alla fine di questo mese. Soltanto allora potremo stabilire se le morti da Covid-19 sono “semplicemente” raddoppiate (da 4.500 a 9.000 per settimana) tra metà maggio e metà giugno, o hanno continuato a crescere ben oltre quel livello.

Il fallimento generale dell’America nel fare i test comporta che essa sta ancora volando alla cieca. Quindi, nessuno sa realmente cosa accadrebbe se venissero riaperte le scuole oppure se i ristoranti al chiuso e i recital di musica corale venissero ripresi. David Frum ha passato la primavera a New York e adesso è a Toranto. Ha twittato: “Camminare attorno ad una città di 2,5 milioni con meno di cinque casi al giorno sembra l’inizio della ripresa”.

Ha ragione. È altamente probabile che il Canada, l’Unione Europea e il Giappone conoscano questo autunno sostanziali riprese economiche. Non si può dire lo stesso degli Stati Uniti. Nel migliore dei casi, ci sarà un rimbalzo automatico dal secondo al terzo trimestre, principalmente perché le istanze per la assicurazione di disoccupazione sono scese da un picco di 24 milioni a 17,5 milioni agli inizi di luglio. Ma dato che le istanze sono cresciute di un milione dal 5-11 luglio al 12-18 luglio, ci sono tutte le ragioni per temere che abbiano proseguito a salire nelle settimane successive. Avremo presto i numeri per la prima settimana di agosto. Se le istanze sono tornate in una dimensione di 20 milioni e restano a quel livello andando verso l’autunno, buona parte del rimbalzo automatico si sarà ridotta.

Perché gli Stati Uniti abbiano qualche reale possibilità di ripresa ecoomica quest’anno, sarebbe necessario concentrarsi su due principali obbiettivi. Il primo è fermare la diffusione del virus, in modo tale che le persone non abbiano più paura ad uscire ed a spendere. Il secondo obbiettivo è rimettere al lavoro coloro che hanno perso i loro posti di lavoro nel settore alberghiero e in altre occupazioni al chiuso con elevati contatti umani, sia fornendo servizi online che lavorando nei settori dei beni di investimento che non richiedono stretti contatti tra le persone.

In via di principio, l’America ha il potere di fare queste cose. Abbiamo le risorse e, come una volta si espresse John Maynard Keynes: “Tutto quello che possiamo effettivamente fare, possiamo permettercelo”.

Ma fare quello che si deve fare, richiederebbe una capacità di governo di gran lunga più competente di quello che abbiamo constatato da parte del Presidente Trump e dei suoi complici [3]. Come minimo, nei prossimi mesi dovremmo continuare ad aspettarci il peggio.

 

 

 

 

 

 

[1] Come frequentemente accade negli USA, Università o corsi di studio assumano i nomi dei mecenati che le hanno finanziate. In questo caso, la scuola ha assunto l’attuale nome nel 2008 dopo un finanziamento di 300 milioni di dollari ricevuto in dono dall’ex-allievo David G. Booth.

[2] Il Sun Belt è una regione degli Stati Uniti d’America che si estende dalla costa atlantica alla costa pacifica raggruppando gli Stati meridionali del paese. Il confine settentrionale della regione è il 37º parallelo di latitudine nord. Wikipedia

zzz 23

 

 

 

 

 

 

[3] “Enabler” non significa effettivamente “collaboratore”, ma colui che ‘permette ad un altro di fare quello che fa’. Può darsi che “complice” sia una traduzione un po’ forte rispetto alle intenzioni, ma corrisponde meglio al senso del termine inglese.

 

 

 

By


Commenti dei Lettori (0)


E' possibile commentare l'articolo nell'area "Commenti del Mese"