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Stiamo entrando in un territorio ben segnalato, di Paul Krugman (dal blog di Krugman, 11 agosto 2020)

Aug 11, 2020

We are entering well-charted territory,

di Paul Krugman

 zz 898I guess we all have our vices, although maybe not on a Jerry Falwell level. Anyway, one of mine is an aversion to clichés. Back in the day, when I served on a committee evaluating student research proposals, I (jokingly) suggested automatic rejection of any student declaring themselves “passionate” about whatever the topic was. These days I groan whenever someone declares that “we’re in uncharted territory.”

OK, I’m being unfair. In a lot of ways we are indeed in uncharted territory. I’ve never before been this afraid of a stolen election. And even in economics, the coronavirus slump in the first half of 2020 was truly something new under the sun.

But right now, at least as far as economics goes, we are in fact entering very well-charted territory. What seems all too likely to happen to the U.S. economy over the next few months is all too familiar to those of us who studied the aftermath of the 2008 financial crisis. We actually have a very good road map telling us which policies are likely to be helpful and which will do great damage.

Unfortunately, both Senate Republicans and the Trump White House seem determined to ignore that map.

Until now, 2020 has been a tale of two economies. One sector — call it the C-sector either for coronavirus or contagion, take your pick — suffered terribly. The other — call it K for Keynesian — suffered far less damage. Here’s a picture showing changes in employment in the main sectors that suffered from lockdown, and in everything else:

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Two pandemic economiesBureau of Labor Statistics

 

One great worry among economists was that the C-sector crisis would spill over to the economy at large. After all, millions of workers were going without wages, thousands of businesses had no customers. Wouldn’t they be forced to cut spending across the board, creating a generalized depression?

So far, however, we have avoided that fate. But we weren’t lucky; we (or at least Nancy Pelosi and her allies) were smart. By providing generous aid to those temporarily put out of work by the pandemic, they not only alleviated suffering, they sustained spending and protected the broader economy.

But now the aid has gone away, with no sign of a workable replacement. What this means is that the U.S. economy as a whole is about to look something like the way it did in 2009-2010, when a housing bust produced a broad-based slump. And we know a lot about policy in that kind of economy!

First, the Federal Reserve can’t save us. In both recent crises the Fed was very aggressive about printing money and buying assets, and in so doing helped limit the damage. But once interest rates are close to zero, the Fed is “pushing on a string” and can’t engineer a recovery.

Second, government spending can save us. Economists surveyed by the University of Chicago overwhelmingly agreed that the Obama stimulus helped reduce unemployment; it’s just too bad that it wasn’t bigger.

Third, in a depressed economy deficits aren’t a problem. Remember all those predictions that government borrowing would lead to soaring inflation and interest rates? It never happened.

Finally, austerity policies — slashing government spending over phantom debt fears — are disastrous, greatly deepening the slump.

So we are, as I said, currently in very well-charted territory. We know what is likely to help and what will make things worse.

But you can probably guess the punchline: Donald Trump seems determined to take advice from people who got everything wrong during the last crisis and learned nothing from the experience. We have a very good road map to guide us, but we’re being led by people dead set on driving us into a ditch.

 

Stiamo entrando in un territorio ben segnalato,

di Paul Krugman

 

Suppongo che abbiamo tutti i nostri vizi, seppure non al livello di Jerry Falwell [1]. In ogni modo, uno dei miei è la avversione ai clichés. Tempo fa, quando operavo in un comitato di valutazione delle proposte di ricerca degli studenti, suggerii (per scherzo) di respingere automaticamente ogni studente che si dichiarava “appassionato”, di qualsiasi tematica si trattasse. In questi giorni mugugno tutte le volte che qualcuno dichiara che “siamo in un territorio ignoto”.

Va bene, sto diventando ingiusto. In una gran quantità di modi siamo in effetti in un territorio ignoto. Prima d’ora non ho mai avuto il timore che le elezioni potessero essere rubate. E persino nell’economia, la recessione del coronavirus nella prima metà del 2020 è stata davvero qualcosa di nuovo sotto il sole.

Ma un questo momento, almeno per certi aspetti dell’economia, stiamo di fatto entrando in un territorio ben segnalato. Quello che pare anche troppo probabile che accada all’economia degli Stati Uniti nei prossimi mesi è del tutto familiare a quelli di noi che hanno studiato le conseguenze della crisi finanziaria del 2008. Effettivamente abbiamo una buona tabella di mercia che ci dice quali politiche è probabile che siano utili e quali faranno un gran danno.

Sfortunatamente, sia i repubblicani del Senato che la Casa Bianca di Trump sembrano determinati a ignorare tale tabella.

Sino a ora, il 2020 è stato un racconto di due economie. Un settore – chiamiamolo settore C in riferimento sia al coronavirus che al contagio, scegliete voi – ha sofferto terribilmente. L’altro – chiamiamolo K intendendo ‘keynesiano’ – ha sofferto un danno molto minore. Qua sotto un diagramma che mostra i cambiamenti nell’occupazione nei principali settori che hanno principalmente sofferto per i blocchi, e in tutti gli altri:

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Le due economie pandemiche. Ufficio delle Statistiche del Lavoro.

 

Una grande preoccupazione tra gli economisti era che la crisi del settore C potesse estendersi all’economia intera. Dopo tutto, milioni di lavoratori stavano procedendo senza salari, migliaia di imprese non avevano clienti. Non sarebbero stati costretti a tagliare le spese a tutto campo, determinando una depressione generalizzata?

Sinora, tuttavia, abbiamo evitato questa sorte. Non perché siamo stati fortunati; siamo stati intelligenti (o almeno lo è stata Nancy Pelosi e i suoi collaboratori). Fornendo un aiuto generoso a coloro che temporaneamente sono stati allontanati dal lavoro dalla pandemia, non hanno solo attenuato le sofferenze, hanno sostenuto la spesa e protetto l’economia più ampia.

Ma adesso l’aiuto è uscito di scena, senza alcun segno di una sostituzione funzionante. Quello che questo significa è che l’economia degli Stati Uniti nel suo complesso assomiglia alle condizioni in cui si trovava nel 2009-2010, quando lo scoppio di una bolla immobiliare produsse una recessione di ampie dimensioni. E noi sappiamo molto della politica in una economia di quel genere!

Prima di tutto, la Federal Reserve non può venirci a soccorrere. In entrambe le crisi recenti, la Federal Reserve è stata molto aggressiva nello stampare moneta e nel comprare asset, e facendo così ha contribuito a limitare il danno. Ma una volta che i tassi di interesse sono prossimi allo zero, la Fed è come stesse “spingendo una corda” [2] e non può rendere possibile una ripresa.

Il secondo luogo, la spesa pubblica può salvarci. Gli economisti che parteciparono ad un sondaggio da parte dell’Università di Chicago convennero a grande maggioranza che lo stimolo di Obama aveva contribuito a ridurre la disoccupazione; l’unica cosa negativa fu che esso non ea stato maggiore.

In terzo luogo, in una economia depressa i deficit non sono un problema. Vi ricordate tutte quelle previsioni secondo le quali l’indebitamento del Governo avrebbe portato alle stelle l’inflazione e i tassi di interesse? Non accadde mai.

Infine, le politiche dell’austerità – tagliare la spesa pubblica per i timori di un debito fantasma – sono disastrose, aggravando grandemente la recessione.

Dunque, come ho detto, siamo in un territorio davvero ben segnalato. Sappiamo cosa è probabile sia d’aiuto e cosa renderà le cose peggiori.

Probabilmente potete immaginare la battuta finale: Donald Trump sembra determinato a prendere consigli da persone che durante l’ultima crisi compresero tutto in modo sbagliato e non impararono niente dall’esperienza Abbiamo un’ottima mappa che ci indirizza, ma siamo guidati da individui determinati a portarci in un fosso.

 

 

 

 

 

[1] Jerry Falwell è stato un pastore protestante americano, costantemente schierato con i repubblicani, in particolare importante sostenitore di Ronald Reagan. In nome dei sue idee religiose, combattè contro l’interruzione della gravidanza, il diritti degli omosessuali e il femminismo. Famosa una sua dichiarazione secondo la quale “I fatti dell’11 settembre 2001 sono una punizione che Dio ha dato agli USA per punire l’omosessualità dilagante nel paese”.

[2] È una espressione leggermente cervellotica, che sta a significare che una corda si può tirare, ma non spingere. Pare che venisse coniata da Keynes negli anni ’30, ma non è sicuro. Di sicuro venne usata da un Presidente della Fed in una audizione al Congresso negli stessi anni.

 

 

 

 

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