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I deficit non sono una minaccia e non lo sono mai stati, di Paul Krugman (newsletter di Krugman, 20 ottobre 2020)

 

Oct 20, 2020

Deficits aren’t a threat, and never were,

Paul Krugman

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Today’s column was about the case for large-scale deficit spending if we get a Democratic president and Senate. As I said in the column, it was mainly about the economics; the political discussion will come later, maybe Friday, depending on how many outrageous and horrible things happen over the next couple of days. But I thought I could use this newsletter to get a bit ahead of the curve.

So let me tell you what worries me about the prospects for doing the right thing economically.

One possibility is that Trump beats the odds and wins, or at least gets within stealing range. If that happens, however, macroeconomics is going to be the least of our problems.

Another, more likely possibility is that Republicans hold the Senate. In that case the G.O.P. will simply sabotage Biden every way it can. I know that sounds harsh, but does anyone really doubt it?

But even if Democrats take both the White House and the Senate, they’ll face a problem: the Very Serious People will surely reappear.

Who are the VSPs? I think I stole the term from the blogger Atrios, who used it to describe all the influential people who thought it was sensible to support the Iraq War because all the other influential people were supporting it. In economics, the VSPs became critically important — and destructive — in the aftermath of the 2008 financial crisis.

Here’s what happened: When the housing bubble burst, leading not just to a plunge in home building but a slide in private spending across the board, the economy was in desperate need of fiscal support; because the private sector wasn’t willing to spend, it was essential that the public sector pick up the slack. But this meant running budget deficits — and in 2010 or thereabouts it somehow became conventional wisdom that debt and deficits were a huge threat, far more important than mass unemployment.

Where did this conventional wisdom come from? Not from the markets, which showed no concern whatsoever about U.S. solvency. Not from the math, which didn’t suggest any problem with running large deficits for multiple years. Not from history: advanced countries like Britain for much of the 20th century and Japan for much of the 21st so far saw debt exceed 150 percent of GDP without experiencing any kind of crisis.

But going on about debt, talking about the need to make tough choices, sounded serious and hardheaded. It sounded even more serious because all the other serious-sounding people were saying the same thing.

Oh, and obvious phonies like Paul Ryan, who pretended to care about deficits when all they really wanted was to cut social programs and hobble President Obama, were treated with great respect.

As far as I can tell, it’s now almost universally agreed that the result of all this seriousness was a premature withdrawal of government support that greatly slowed economic recovery. But let me tell you, those of us arguing against the deficit obsession in real time felt pretty isolated.

So now we’re in another crisis, and once again we desperately need to maintain government spending despite big deficit numbers. Will we actually do what needs to be done?

It’s a given that Republicans, who ignored deficits under Trump, will proclaim imminent economic doom. Nothing can be done about that.

What’s still unclear is how centrists and the news media will react. Last time around they went all in on deficit panic, lionizing those who spread it. Will they do it again?

To be fair, much of the reporting I’m seeing looks much better than what we went through in 2010-11. On the other hand, I’m still seeing a fair bit of giving credit where it isn’t due, with news reports saying things like “Republicans are concerned about budget deficits.” Dear colleagues in the news media: you don’t know that. You only know that Republicans claim to be concerned about deficits, and there is in fact very good reason to believe that they’re hypocrites whose only goal is to undermine Biden

So, will the elite get serious about the budget deficits we’re likely to see in the months and maybe years ahead? Let’s hope not.

 

 

I deficit non sono una minaccia e non lo sono mai stati,

di Paul Krugman

 

L’articolo di oggi era sul tema di una spesa in deficit su larga scala se avremo un Presidente e un Senato democratici. Come ho detto nell’articolo, riguardava principalmente l’economia; il dibattito politico verrà dopo, forse venerdì,  a seconda di quante cose scandalose accadranno nel corso dei prossimi due giorni. Ma ho pensato che potevo usare questa newsletter per avvantaggiarmi un po’.

Dunque, fatemi dire quello che mi preoccupa per quanto concerne il fare la cosa giusta dal punto di vista economico.

Una possibilità è che Trump ribalti i pronostici e vinca, o almeno ci riesca con un qualche furto. Se ciò accade, tuttavia, la macroeconomia è destinata ad essere l’ultimo dei nostri problemi.

Un’altra, più probabile, possibilità è che i repubblicani mantengano il controllo del Senato. In quel caso, il Partito Repubblicano semplicemente saboterà Biden in tutti i modi possibili. So che può sembrare duro, ma c’è davvero qualcuno che lo dubita?

Ma anche se i democratici conquistano sia la Casa Bianca che il Senato, si troveranno di fronte ad un altro problema: riappariranno le Persone Molto Serie (PMS).

Chi sono le PMS? Penso di aver rubato l’espressione al blogger Atrios, che la usava per descrivere tutte le persone influenti che pensavano avesse senso appoggiare la guerra in Iraq, perché tutte le altre persone influenti lo facevano. In economia le PMS divennero decisamente importanti – e rovinose – all’indomani della crisi finanziaria del 2008.

Ecco quello che accadde: quando scoppiò la bolla immobiliare, portandoci non solo ad un crollo dell’edilizia ma ad una flessione generale delle spese private, l’economia aveva un disperato bisogno di sostegno della finanza pubblica; poiché il settore privato non era disponibile a spendere, era fondamentale che il settore pubblico desse una mano. Ma questo comportava gestire deficit di bilancio – e nel 2010 e dintorni divenne in qualche modo un punto di vista convenzionale che il debito e i deficit fossero una grande minaccia, di gran lunga più importanti della disoccupazione di massa.

Da dove proveniva questa saggezza convenzionale? Non dai mercati, che non mostravano alcuna preoccupazione sulla solvibilità degli Stati Uniti. Non dalla matematica, che non indicava alcun problema nel gestire ampi deficit per vari anni. Neanche dalla storia: paesi avanzati come l’Inghilterra per gran parte del ventesimo secolo e il Giappone per gran parte del ventunesimo avevano sino a quel punto conosciuto un debito superiore al 150 per cento del PIL senza misurarsi con crisi di nessun genere.

Ma andando avanti col debito, parlare della necessità di fare scelte dure sembrava serio e risoluto. Sembrava persino molto più serio perché le altre persone che sembravano serie dicevano le stesse cose.

Inoltre, individui evidentemente fasulli come Paul Ryan, che fingeva di preoccuparsi dei deficit quando tutto quello che in realtà voleva era tagliare i programmi sociali e azzoppare Obama, venivano trattati con grande rispetto.

Per quanto posso dire, oggi è quasi universalmente riconosciuto che tutta questa serietà costituì un ritiro prematuro del sostegno pubblico che rallentò grandemente la ripresa economica. Ma fatemi aggiungere che coloro tra noi che si pronunciarono contro l’ossessione del deficit si sentirono in quattro e quattr’otto abbastanza isolati.

Dunque, adesso siamo in un’altra crisi e ancora una volta abbiamo disperatamente bisogno di mantenere la spesa pubblica nonostante i dati elevati sul deficit. Faremo cosa è necessario fare?

È un fatto che i repubblicani, che hanno ignorato i deficit sotto Trump, proclameranno un’incombente disgrazia per l’economia. Su questo non si può far niente.

Quello che non è ancora chiaro è come reagiranno i centristi e i media dell’informazione. La volta passata finirono tutti nel panico del deficit, con grande considerazione per coloro che lo diffondevano. Lo faranno ancora?

Onestamente, molti dei resoconti che sto leggendo sembrano assai migliori di quelli che imperversarono nel 2010-11. D’altra parte, sto ancora constatando che si sta dando un discreto credito a chi non lo merita, con resoconti che dicono cose come “I repubblicani sono preoccupati per i deficit di bilancio”. Cari colleghi giornalisti: quello non lo sapete. Voi sapete soltanto che i repubblicani sostengono di essere preoccupati dei deficit, e di fatto ci sono molte ragioni per credere che siano degli ipocriti il cui unico obbiettivo è minare Biden.

Dunque, ci accorgeremo nei prossimi mesi ed anni se le classi dirigenti faranno sul serio sui deficit di bilancio? Speriamo di no.

 

 

 

 

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