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Il tempo, le chance e il coronavirus, di Paul Krugman (dal blog di Krugman/New York Times, 27 ottobre 2020)

 

Oct 27, 2020

Time, chance and coronavirus

Paul Krugman

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Donald Trump is doing a lot of whining these days, much of it about the coronavirus. The media, he complains, keep talking about “Covid, Covid, Covid.” How dare they focus on the deaths of 220,000 Americans instead of pseudo-scandals about Joe Biden’s son?

What is true is that if he loses, especially if he loses bigly — which is what the polls seem to indicate, but who knows? — the pandemic will be the main reason. But I’d say that all this whining is unbecoming in a president, if he weren’t so unpresidential to start with.

First of all, as the bumper stickers don’t quite say, stuff happens. Or as the famous verse from Ecclesiastes (which Trump would know if he were devout, or interested in literature, or actually read anything) more elegantly put it: “I returned, and saw under the sun, that the race is not to the swift, not the battle to the strong, neither yet bread to the wise, nor yet riches to men of understanding, nor yet favor to men of skill; but time and chance happeneth to them all.”

A case in point: When the 2008 financial crisis struck, George W. Bush was president of the United States, Gordon Brown the Prime Minister of Britain. Voters in both countries blamed the party in power; but this translated into a leftward turn in the United States (which is how we got Obamacare) but a rightward turn in Britain.

Second, dealing with crises is, you know, the president’s job. And voters often reward politicians who respond well to adversity. New Zealand’s Jacinda Ardern rode to a huge election victory on the strength of her country’s remarkable success in dealing with the coronavirus. Germany’s Angela Merkel also saw a surge in her approval rating as Germany coped with Covid-19 far better than its neighbors, although we’ll see how that holds up in the face of Germany’s rapid recent rise in cases.

So it’s interesting to speculate what might have happened if Trump had actually tried to do his job. For what it’s worth, the Economist’s election model, which currently gives Trump very little chance, had him slightly ahead in late March, when he briefly seemed to be taking the pandemic seriously.

Finally, the really striking thing about Trump’s tenure isn’t that something bad happened in his fourth year; it is that nothing bad happened earlier.

Trump’s first three years were eventful, at least by pre-Covid standards: there was a ferocious fight over health care, an escalating trade war with China, a scary confrontation with North Korea followed by a weird bromance, and more. But all of this Sturm und Drang was self-generated. Until 2020 Trump led a charmed political life; he never had to face a major shock that wasn’t of his own making.

Then came the virus, and the man who prided himself on being a disrupter found himself disrupted.

Clearly, he doesn’t like that at all, and he keeps trying to change the subject. Unfortunately for him, the coronavirus doesn’t watch Fox News.

 

Il tempo, le chance e il coronavirus,

di Paul Krugman

 

Donald Trump sta lamentandosi molto in questi giorni, soprattitto per il coronavirus. I media, protesta, continuano a parlare di “Covid, Covid, Covid”. Come osano concentrarsi sulle morti di 220.000 americani anziché sugli pseudo scandali del figlio di Joe Biden?

Quello che è vero è che se perde, specialmente se perde in larga misura – che è quello che sembrano indicare i sondaggi, ma chi lo sa? – la pandemia sarà la ragione principale. Ma direi che tutti questi lamenti non si addicono ad un Presidente, se egli non fosse, per dirne una, così non presidenziale.

Prima di tutto gli incidenti esistono, come non dicono abbastanza gli adesivi sui paraurti [1]. Oppure, come si esprime con più eleganza il famoso verso dell’Ecclesiaste (che Trump dovrebbe conoscere se fosse devoto, o interessato alla letteratura, o se in realtà leggesse mai qualcosa): “Io mi son rimesso a considerare che sotto il sole, per correre non basta esser agili, né basta per combattere esser valorosi, né esser savi per aver del pane, né essere intelligenti per aver delle ricchezze, né esser abili per ottener favore; poiché tutti dipendono dal tempo e dalle circostanze.” [2]

Un esempio a tale proposito: quando colpì la crisi finanziaria del 2008, George Bush era Presidente degli Stati Uniti e Gordon Brown Primo Ministro dell’Inghilterra. Gli elettori in entrambi i paesi diedero la colpa al partito al potere: ma questo si tradusse in una volta  sinistra negli Stati Uniti (in quel modo avemmo la riforma sanitaria di Obama) e in una svolta a destra in Inghilterra.

In secondo luogo, il lavoro di un Presidente, come  si sa, è quello di misurarsi con le crisi. E gli elettori spesso premiano i politici che reagiscono bene alle avversità. In Nuova Zelanda Jacinda Ardern ha cavalcato una grande vittoria nelle elezioni sulla base della forza del notevole successo del suo paese nel misurarsi con il coronavirus. Anche in Germania Angela Merkel ha conosciuto una crescita del suo indice di gradimento nel mentre la Germania resisteva molto meglio dei suoi vicini al Covid-19, sebbene resta da vedere come reggerà a fronte del recente aumento dei casi in Germania.

È dunque interessante fare qualche congettura su cosa poteva accadere se Trump avesse effettivamente cercato di fare il suo lavoro. Per quello che può valere, il modello elettorale dell’Economist, che attualmente dà a Trump molte poche possibilità, le vedeva leggermente n testa alla fine di marzo, quando per un breve momento sembrò prendere sul serio la pandemia.

Infine, la cosa davvero impressionante del mandato di Trump non è che sia successo qualcosa di negativo nel suo quarto anno; è che nessun evento negativo era accaduto in precedenza. I primi tre anni di Trump furono movimentati, almeno secondo gli standard precedenti al Covid: ci fu una battaglia feroce sulla assistenza sanitaria, una crescente guerra commerciale con la Cina, uno scontro pauroso con la Corea del Nord seguito da una bizzarra infatuazione, ed altro ancora. Ma tutto questo Sturm und Drang era auto provocato. Sino al 2020 Trump condusse una esistenza politica confortevole, non dovette mai misurarsi con un importante trauma che non fosse provocato da lui stesso.

Poi è arrivato il virus, e l’uomo che andava orgoglioso per essere un distruttore si è ritrovato distrutto.

Chiaramente, ciò non gli fa affatto piacere, e continua a cercare di cambiare il tema. Sfortunatamente per lui il coronavirus non guarda Fox News.

 

 

 

 

 

 

[1] Espressione, ma sembra anche abitudine, americana di mettere sui paraurti adesivi che alludono al fatto che “le cose accadono”, per ammonire gli automobilisti ad essere cauti e ad evitare così i tamponamenti. Ma tamponamenti ce ne sono comunque tanti, cosicché gli americani dicono che gli adesivi non ammoniscono abbastanza.

[2] Traduzione da www.biblestudytools.com, molto più bella di quella che avrei potuto fare io.

 

 

 

 

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