Altri Economisti » Selezione della Settimana

La crescente minaccia di una recessione globale, di Kenneth Rogoff (da Project Syndicate, 26 aprile 2022)

 

Apr 26, 2022

The Growing Threat of Global Recession

KENNETH ROGOFF

zz 832

CAMBRIDGE – Is the global economy flying into a perfect storm, with Europe, China, and the United States all entering downturns at the same time later this year? The risks of a global recession trifecta are rising by the day.

  1. EconomicsA recession in Europe is almost inevitable if the war in Ukraine escalates, and Germany, which has been fiercely resistingcalls to pull the plug on Russian oil and gas, finally relents. China is finding it increasingly difficult to sustain positive growth in the face of draconian COVID-19 lockdowns, which have already brought Shanghai to a screeching halt and now threaten Beijing. In fact, the Chinese economy may already be in recession. And with US consumer prices currently increasing at their fastest rate in 40 years, prospects for a soft landing for prices without a big hit to growth look increasingly remote.

Private and official economic forecasts have recently started to highlight growing regional risks, but perhaps understate the extent to which they multiply each other. Widespread lockdowns in China, for example, will wreak havoc with global supply chains in the short run, raising inflation in the US and lowering demand in Europe. Normally, these problems might be attenuated by lower commodity prices. But with no clear end in sight in Ukraine, global food and energy prices are likely to remain high in any scenario.

A recession in the US, especially if triggered by a cycle of interest-rate hikes by the Federal Reserve, would curtail global import demand and trigger chaos in financial markets. And although recessions in Europe normally radiate globally mainly through reduced demand, a war-induced slowdown could radically shake business confidence and financial markets worldwide.

How likely is each of these events? China’s growth trajectory has long been slowing, with only a combination of luck and mostly competent macroeconomic management preventing a severe downturn. But no amount of careful macroeconomic stewardship can save the day if the Chinese leadership has made the wrong call on COVID-19.

Most Asian countries have now exited zero-COVID strategies and are moving on to regimes that manage COVID-19 as an endemic threat, but do not treat it as a pandemic. Not China. There, the government is spending massive sums to convert empty downtown office buildings into quarantine centers.

Perhaps the new quarantine centers are a brilliant idea, providing a way to redirect China’s bloated construction sector toward more socially useful activities than piling more new projects on top of years of overbuilding (something that the International Monetary Fund economist Yuanchen Yang and I warned of in 2020). Perhaps China’s leaders know something their Western counterparts don’t about the urgency of preparing for the next pandemic, in which case the quarantine centers could look positively visionary. More likely, however, China is tilting at windmills in trying to tame the increasingly contagious virus, in which case the centers will prove to be a vast waste of resources, and the lockdowns futile.

The risk of a US recession has surely skyrocketed, with the main uncertainties now being its timing and severity. The sanguine view that inflation will decline significantly on its own, and that the Fed will therefore not have to raise interest rates too much, is looking more dubious by the day. With savings having soared during the pandemic, the more likely scenario is that consumer demand will remain strong, while supply-chain problems become even worse.

True, the US government appears to be scaling down its stimulus policies, but that will increase recession concerns even if it helps mitigate inflation somewhat. And if stimulus programs continue full throttle – and, in an election year, why would they not? – it will make the Fed’s job even tougher.

As for Europe, blowback from economic slowdowns in China and the US would have threatened its growth even without the war in Ukraine. But the war has greatly amplified Europe’s risks and vulnerabilities. Growth is already weak. If Russian President Vladimir Putin resorts to using chemical or tactical nuclear weapons, Europe will be forced to cut the cord decisively, with uncertain consequences for both its economy and the risk of further escalation, which might mean imposing sanctions on China as well. Meanwhile, European governments are under considerable pressure to increase significantly their spending on national defense.

Clearly, emerging markets and poorer developing economies will suffer mightily in the event of a global recession. Even energy and food-exporting countries, which until now have benefited economically from the war because of high prices, would likely have problems.

With luck, the risk of a synchronized global downturn will recede by late 2022. But for the moment, the odds of recession in Europe, the US, and China are significant and increasing, and a collapse in one region will raise the odds of collapse in the others. Record-high inflation does not make things any easier. I am not sure politicians and policymakers are up to the task they may soon confront.

 

La crescente minaccia di una recessione globale,

di Kenneth Rogoff

 

CAMBRIDGE – L’economia globale sta volando verso una tempesta perfetta, con l’Europa, la Cina e gli Stati Uniti che entreranno tutti contemporaneamente in declino per la fine di quest’anno? I rischi di una tripla recessione globale stanno crescendo giorno per giorno.

Una recessione in Europa è quasi inevitabile se la guerra in Ucraina cresce di intensità e la Germania, che ha resistito accanitamente alle richieste di staccare la spina al petrolio e al gas russi, alla fine sta attenuando la sua posizione. La Cina sta trovando sempre più difficile sostenere una crescita positiva a fronte dei draconiani blocchi per il Covid-19, che hanno già portato Shanghai ad una stridente frenata e adesso minacciano Pechino. Di fatto, l’economia cinese potrebbe già essere in recessione. E con i prezzi al consumo che negli Stati Uniti stanno crescendo al loro tasso più alto da 40 anni, le prospettive di un atterraggio morbido per i prezzi senza un gran colpo alla crescita appaiono sempre più remote.

Gli analisti economici privati e pubblici hanno di recente cominciato a mettere in evidenza rischi regionali crescenti, ma forse sottovalutano la misura nella quale si moltiplicano l’uno con l’altro. Ad esempio, generalizzati lockdown in Cina nel breve termine getteranno scompiglio sulle catene globali dell’offerta, accrescendo l’inflazione negli Stati Uniti e abbassando la domanda in Europa. Questi problemi, normalmente, potrebbero essere attenuati da prezzi più bassi delle materie prime. Ma senza che sia in vista una chiara interruzione in Ucraina, i prezzi globali dei generi alimentari e dell’energia è probabile restino elevati in qualsiasi scenario.

Una recessione negli Stati Uniti, specialmente se innescata da un ciclo di rialzi dei tassi di interesse da parte della Federal Reserve, taglierebbe la domanda globale delle importazioni e innescherebbe il caos nel mercati finanziari. E sebbene le recessioni in Europa normalmente si irradiano globalmente soprattutto attraverso una domanda ridotta, un rallentamento indotto dalla guerra potrebbe scuotere radicalmente la fiducia delle imprese e i mercati finanziari in tutto il mondo.

Quanto è probabile ciascuno di questi eventi? La traiettoria di crescita della Cina sta rallentando da tempo, e soltanto una combinazione di buona sorte e di competente gestione macroeconomica impedisce una grave regressione. Ma nessuna dose di accurata gestione macroeconomica potrebbe salvare la situazione se le autorità cinesi avessero preso la decisione sbagliata sul Covid-19.

La maggioranza dei paesi asiatici a questo punto hanno abbandonato le strategie dello ‘zero Covid’ e si stanno spostando verso strategie che gestiscono il Covid-19 come una minaccia endemica, ma non lo trattano come una pandemia. Non la Cina. Là, il Governo sta spendendo somme massicce per convertire palazzi vuoti per uffici nei centri cittadini in centri per le quarantene.

Forse i nuovi centri per le quarantene sono un’idea brillante, forse forniscono un modo per reindirizzare il rigonfio settore delle costruzioni verso attività socialmente più utili che non accumulare altri nuovi progetti su anni di costruzioni eccessive (qualcosa su sui l’economista del FMI Yuanchen Yang e il sottoscritto avevano messo in guardia nel 2020). Forse le autorità cinesi conoscono qualcosa che i loro omologhi occidentali non sanno sull’urgenza di prepararsi alla prossima pandemia, nel qual caso i centri per le quarantene potrebbero rivelarsi positivamente visionari. Più probabilmente, tuttavia, la Cina sta combattendo contro i mulini a vento nel tentativo di domare un virus sempre più contagioso, nel qual caso i centri si dimostreranno essere una grande spreco di risorse, e i lockdown inutili.

Il rischio di una recessione statunitense è sicuramente salito alle stelle, e adesso le principali incertezze riguardano la sua tempistica e la sua gravità. Il punto di vista ottimistico secondo il quale l’inflazione recederà per suo conto, e la Fed di conseguenza non ha bisogno di elevare troppo i tassi di interesse, diventa giorno per giorno più dubbio. Con l’impennata dei risparmi durante la pandemia, lo scenario più probabile è che la domanda di consumi resterà forte, mentre i problemi delle catene dell’offerta diverranno persino peggiori.

È vero, il Governo statunitense sta riducendo le sue politiche di stimolo, ma ciò aumenterà le preoccupazioni di recessione anche se in qualche modo contribuisce a mitigare l’inflazione. E se i programmi di stimoli continueranno a pieno ritmo – e, in un anno di elezioni, perché non dovrebbero? – ciò renderà il lavoro della Fed persino più arduo.

Quanto all’Europa, i contraccolpi per il rallentamenti economici in Cina e negli Stati Uniti avrebbero minacciato la sua crescita anche senza la guerra in Ucraina. Ma la guerra ha grandemente amplificato i rischi e le vulnerabilità dell’Europa. La crescita è già debole. Se il Presidente russo Vladimir Putin facesse ricorso all’uso di armi chimiche o nucleari tattiche, l’Europa sarebbe costretta a tagliare in modo definitivo la corda, con conseguenze incerte sia per la sua economia che per il rischio di una ulteriore intensificazione della guerra, il che potrebbe comportare l’imposizione di sanzioni anche sulla Cina. Nel frattempo, i Governi europei sono sotto una considerevole pressione ad aumentare le loro spese sulla difesa nazionale.

Nel caso di una recessione globale, chiaramente i mercati emergenti e le economie più povere in via di sviluppo soffriranno moltissimo. Persino i paesi che esportano energia e materie alimentari, che sino ad adesso hanno tratto beneficio dalla guerra a causa dei prezzi elevati, avrebbero probabilmente problemi.

Se si ha fortuna, il rischio di una regressione globale sincronizzata si attenuerà verso la fine del 2022. Ma per il momento, le possibilità della recessione in Europa, negli Stati Uniti e in Cina sono significative e crescenti, e un collasso in una regione accrescerà le probabilità di collasso nelle altre. L’inflazione a livelli da record non rende in alcun modo le cose più semplici. Non sono sicuro che gli uomini politici e le autorità siano all’altezza dei compiti con i quali potrebbero presto doversi misurare.

 

 

 

 

 

By


Commenti dei Lettori (0)


E' possibile commentare l'articolo nell'area "Commenti del Mese"