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Alzare i tassi non è la risposta giusta alla “persistenza di salari e di prezzi”, di James K. Galbraith (da Project Syndicate, 5 agosto 2022)

 

Aug 5, 2022

Rate Hikes Are Not the Right Answer to “Wage-Price Persistence”

JAMES K. GALBRAITH

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TOWNSHEND, VERMONT – It is a bit jarring when a secure and comfortable professor writes that others must lose their jobs so that inflation can be contained. And it is even worse if he explains that “the only solution … is to restrain demand” through higher interest rates – a very good solution for those with cash on hand. But let me reply on the merits to Jason Furman’s recent call for this “solution.”

Furman writes that in the United States, “Aside from food and energy price increases, the bulk of the inflation was originally caused by demand.” The words “aside from” are key. Over the 12 months through June 2022, energy prices are up 40% – with gasoline up 60% and fuel oil up almost 100% – and food prices have risen 10%. Prices of everything else have risen just 5.9%, and one must allow that energy prices affect the price of everything else. Furman’s claim recalls the old gag: “Aside from that, Mrs. Lincoln, how was the play?”

There is no actual evidence that demand, rather than cost, caused the non-energy, non-food price increases – and there are good reasons to be skeptical. Costs are wages and raw materials plus profits; they are paid for by sales, also known as demand. Thus demand and cost are nearly inseparable; they are opposite sides of the same economic accounts. Furman himself has written that “the exact combination … is unknowable.”

Shifting his ground from demand to cost, Furman writes that “businesses will most likely continue to pass along the costs of higher wages to consumers.” He barely mentions profits. Yet profits are very high, and high profits come partly from high profit margins – meaning prices. Furman focuses on the dynamic of a “wage-price spiral” (renamed “wage-price persistence”); he is silent about profiteering. Has he not heard of market power, monopoly power, or the predatory corporation?

And what do higher interest rates have to do with “wage-price persistence”? The answer is: absolutely nothing, at least in the short run. Higher interest rates initially just enrich people and institutions (like banks or Harvard University) holding supplies of ready cash. For business borrowers, interest is another cost that will be passed along to consumers in the form of higher prices.

Only when the US Federal Reserve pursues truly extreme measures will prices start to fall, as happened when Fed Chair Paul Volcker pushed short-term interest rates to 20% in the early 1980s. But this mechanism works by slashing growth and driving up joblessness, bankruptcies, foreclosures, suicides, and crime. That, sad to say, is what Furman urges the current Fed chair, Jerome Powell, to do.

But high interest rates are not “the only solution.” Jamaal Bowman, a Democratic member of the House of Representatives from New York, has just proposed a bill with better ideas – democratic ideas of the kind that helped America triumph in World War II and get through the Korean war. Simply put, Bowman’s proposed strategy is to stabilize prices by producing more, rather than less, while taking steps to prevent price gouging and unjust enrichment. His policies would help break the “persistence” dynamic – without resorting to recession and mass unemployment.

Finally, let us consider Furman’s central premise. Is it correct, as he claims, that we are in a period of “persistence”? As I have written many times, this notion partly reflects a statistical illusion. Since price changes are usually reported on a 12-month basis, any jump in a key cost, such as oil prices, will keep generating new headlines every month for a year. That is a long time, offering many opportunities for op-eds from the tight-money lobbies. But the persistence of headlines doesn’t mean that price increases themselves are persistent. They might be, but they also might not be.

As of August 4, the national average gas price is $4.14 per gallon. That is down 17% from the peak of $5 in June, which means that – soon enough – there will be less cost pressure on food and everything else. Why is this happening? Partly, perhaps, because speculative control of US oil markets is unstable. This is something we learned (not for the first time) in the summer of 2008, when oil prices touched $148 per barrel and then collapsed. It may be that the great inflation scare is already past.

The future remains uncertain, of course. But we have just seen two quarters of falling GDP, well ahead of any known Fed forecasts; indeed, late last year, the Fed was predicting 4% real (inflation-adjusted) growth in 2022. It is thus bizarre to argue that the Fed should keep ramping up interest rates to fight an energy price shock that is already fading away. The fact that the argument plays well to the monied classes doesn’t make it smart, or wise, or good.

 

Alzare i tassi non è la risposta giusta alla “persistenza di salari e di prezzi”,

di James K. Galbraith

 

TOWNSHEND, VERMONT – E’ un po’ irritante quando un professore agiato e garantito scrive che gli altri debbono perdere il loro posto di lavoro perché sia contenuta l’inflazione. Ed è anche peggio se spiega che “l’unica soluzione … è restringere la domanda” attraverso tassi di interesse più elevati – un’ottima soluzione per chi ha contante tra le mani. Ma consentitemi di replicare nel merito alla recente presa di posizione di Jason Furman per questa “soluzione”.

Furman scrive che negli Stati Uniti “a parte gli aumenti dei prezzi dei generi alimentari e dell’energia, il grosso dell’inflazione è stato agli inizi provocato dalla domanda”. Le parole “a parte” sono la chiave. Nel corso di 12 mesi sino al giugno del 2022, i prezzi dell’energia sono saliti del 40% – con la benzina salita del 60% e l’olio combustibile di quasi il 100% – e i prezzi dei generi alimentari sono saliti del 10%. I prezzi di tutto il resto sono saliti soltanto del 5,9%, e si deve considerare che i prezzi dell’energia influenzano il prezzo di ogni altra cosa. L’affermazione di Furman ricorda la vecchia battuta: “A parte quello, come è andato lo spettacolo, signor Lincoln?[1]

Non c’è alcuna effettiva prova che la domanda, piuttosto che i costi, abbia provocato l’aumento dei prezzi dei prodotti non-energetici e non-alimentari – e ci sono buone ragioni per essere scettici. I costi sono i salari e le materie prime, in aggiunta ai profitti; sono realizzati attraverso le vendite, nel processo anche noto come ‘domanda’. Quindi la domanda ed i costi sono quasi inseparabili; sono i lati opposti delle stesse contabilità economiche. Furman stesso ha scritto che “la combinazione esatta … è ignota”.

Spostando il suo tema dalla domanda ai costi, Furman scrive che “per la maggior parte le imprese continueranno a trasferire i costi dei salari più elevati sui consumatori”. Egli appena menziona i profitti. Tuttavia i profitti sono molto alti, e gli alti profitti in parte derivano dagli elevati margini di profitto – che sta a significare i prezzi. Furman si concentra sulla dinamica di una “ spirale salari prezzi” (rinominata “persistenza dei salari e dei prezzi”); resta silenzioso sui profitti. Non ha mai sentito parlare di potere di mercato, di potere di monopolio o di società rapaci?

E cosa hanno a che fare i più alti tassi di interesse con la “persistenza dei salari e dei prezzi”? La risposta è: assolutamente niente, almeno nel breve periodo. I più alti tassi di interesse agli inizi arricchiscono persone e istituzioni (come le banche o l’Università di Harvard [2]) che detengono scorte di contante a disposizione. Per le imprese che si indebitano, l’interesse è un altro costo che sarà trasferito ai consumatori nella forma di prezzi più elevati.

Soltanto quando la Federal Reserve statunitense persegue misure effettivamente estreme, i prezzi cominciano a scendere, come avvenne quando il Presidente della Fed Paul Volcker spinse i tassi di interesse a breve termine al 20% agli inizi degli anni ’80. Ma questo meccanismo funziona tagliando la crescita ed aumentando la disoccupazione, i fallimenti, i pignoramenti, i suicidi ed il crimine. Ciò è quello che, triste a dirsi, Furman spinge l’attuale Presidente della Fed, Jerome Powell, a fare.

Ma gli alti tassi di interesse non sono l’unica soluzione. Jamaal Bowman, una membro democratico della Camera dei Rappresentanti eletto a New York, ha appena proposto una legge con idee migliori – idee democratiche del genere di quelle che contribuirono al trionfo dell’America nella Seconda Guerra Mondiale ed a superare la guerra di Corea. Per dirla semplicemente, la strategia proposta da Bowman è stabilizzare i prezzi producendo di più, anziché di meno, assumendo anche iniziative per impedire che ci si rivalga sui prezzi e ci si arricchisca ingiustamente. Le sue politiche contribuirebbero a interrompere la dinamica della “persistenza” – senza ricorrere alla recessione ed alla disoccupazione di massa.

Consideriamo, infine, la premessa centrale di Furman. È corretto, come lui afferma, che siamo in un periodo di “persistenza”? Come ho scritto molte volte, questo concetto in parte riflette una illusione statistica. Dal momento che i mutamenti nei prezzi sono di solito riferiti su una base annuale, ogni balzo nei costi principali, come i prezzi del petrolio, continueranno e generare nuovi titoli di giornali ogni mese per un anno. Questo è un tempo lungo, che offre molte opportunità per articoli da parte delle lobby della restrizione monetaria. Ma la persistenza dei titoli dei giornali con significa che gli stessi prezzi siano persistenti. Potrebbero esserlo, ma potrebbero anche non esserlo.

Al 4 di agosto, il prezzo nazionale medio del gas era 4,14 dollari al gallone. Ovvero il 17% più in basso rispetto al picco di 5 dollari di giugno, il che significa che ci sarà – abbastanza presto – una pressione minore sugli alimenti e su tutto il resto. Perché sta avvenendo? In parte, forse, perché il controllo speculativo dei mercati petroliferi statunitensi è instabile. Questo è qualcosa che apprendemmo (non per la prima volta) nell’estate del 2008, quando i prezzi del petrolio toccarono i 148 dollari al barile e poi collassarono. Può darsi che il grande terrore dell’inflazione sia già passato.

Naturalmente, il futuro resta incerto. Ma abbiamo appena visto due trimestri di calo del PIL, ben oltre ogni previsione conosciuta della Fed; in effetti, sulla fine dell’anno passato, la Fed prevedeva una crescita reale (corretta per l’inflazione) del 4% nel 2022. È quindi bizzarro sostenere che la Fed dovrebbe continuare ad accrescere i tassi di interesse per combattere un shock dei prezzi dell’energia che sta già scomparendo. Il fatto che l’argomento abbia un bell’effetto sulle classi abbienti non lo rende intelligente, né saggio, né positivo.

 

 

 

 

 

[1] La battuta, si fa per dire, è riferita niente di meno che all’assassinio il 15 aprile del 1865 del Presidente Abraham Lincoln. Lincoln venne ucciso durante uno spettacolo – una commedia musicale – al Ford’s Theatre di Washington. Alla commedia avrebbe dovuto, assieme a Lincoln, partecipare anche Ulysses Grant (famoso Generale della Guerra di Successione, e poi collaboratore di Lincoln), che però alla fine aveva declinato l’invito. La salma di Lincoln venne riportata in treno nell’Illinois, da un impressionante corteo funebre che attraversò vari Stati americani.

Ciononostante, questo non impedì che la battuta avesse successo, ad indicare – con un curioso senso dello humor – la possibilità di scherzare anche sulle massime disgrazie.

[2] Ovvero, maliziosamente, l’Università dove Furman lavora.

 

 

 

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