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La coraggiosa presa di posizione del Brasile contro Trump, di Joseph E. Stiglitz (da Project Syndicate, 28 luglio 2025)

 

Jul 28, 2025

Brazil’s Brave Stand Against Trump

Joseph E. Stiglitz

 

stigNEW YORK – For decades, the United States was the champion of democracy, the rule of law, and human rights. Of course, there were glaring discrepancies between rhetoric and reality: during the Cold War, the US overturned democratically elected governments in Greece, Iran, Chile, and elsewhere in the name of defeating Communism. At home, the US was in a battle to uphold African-Americans’ civil rights a century after slavery’s end. More recently, the US Supreme Court has acted aggressively to restrict efforts to rectify the legacies of the long history of racial discrimination.

But while the US has often failed to practice what it preached, now it does neither. President Donald Trump and the Republican Party have seen to that.

In his first term, Trump’s contempt for the rule of law culminated in his attempt to overturn democracy’s most important principle: the peaceful transition of power. He claimed – and still insists – that he won the 2020 election, even though Joe Biden received some seven million more votes, and even though dozens of courts ruled that there had been no significant electoral irregularities.

Anyone familiar with Trump may not have been surprised; the big surprise was that some 70% of Republicans believe that the election was rigged. Many Americans – including a majority of one of the two major parties – have gone down the rabbit hole of outlandish conspiracy theories and disinformation. For many Trump supporters, democracy and the rule of law are less important than preserving the American way of life, which in practice means ensuring domination by white males at the expense of everyone else.

For better and for worse, America has long provided a model for others to follow. And unfortunately, there are demagogues around the world more than willing to adapt Trump’s formula of trampling on democratic institutions and repudiating the values that underpin them.

A prominent example is Brazil’s former president, Jair Bolsonaro, who went so far as to try to emulate the January 6, 2021, attack on the US Capitol to prevent Biden’s election. That attempted coup on January 8, 2023, in Brasília was larger than the attack on the US Capitol, but Brazil’s institutions held firm – and now they are demanding that Bolsonaro be held accountable.

Meanwhile, the US has been moving in the opposite direction since Trump’s return to the White House in January. Once again, Trump has made it clear that he loves tariffs and abhors the rule of law – even violating the trade agreement he made with Mexico and Canada in his first term. And now, ignoring the US Constitution, which gives Congress the sole authority to impose taxes – and tariffs are just a particular tax on imports of goods and services – he has threatened to impose a 50% tariff on Brazil unless it stops the prosecution of Bolsonaro.

Here was Trump violating the rule of law to insist that Brazil, which has adhered to all the strictures of due process in prosecuting Bolsonaro, do the same. Congress has never enacted tariffs as an instrument for inducing countries to obey a president’s political dictates, and Trump could cite no law that gave him even a fig leaf for his unconstitutional actions.

What Brazil is doing stands in marked contrast to what has happened in the US. While the legal process had moved slowly but judiciously to hold to account those who had participated in the January 6 insurrection, immediately after his second inauguration, Trump used the president’s pardon power to forgive all who had been duly convicted – even the most violent. Complicity in an attack that left five people dead and more than 100 police officers injured was no crime.

Like China, Brazil has refused to submit to America’s bullying. President Luiz Inácio Lula da Silva called Trump’s threat “unacceptable blackmail,” adding, “No foreigner is going to give orders to this president.”

Lula has defended his country’s sovereignty not only in the domain of trade, but also in regulating US-controlled tech platforms. America’s tech oligarchs use their money and influence worldwide to try to force countries to give them free reign to pursue their profit-maximizing strategies, which inevitably cause enormous harms, including by serving as a channel of misinformation and disinformation.

As in recent elections in Canada and Australia, Lula got a “Trump bump” in national support as Brazilians recoiled from the US administration and rallied around him. But that wasn’t what motivated Lula to take his stance. It was a genuine belief in Brazil’s right to pursue its own policies without foreign meddling.

Under Lula’s leadership, Brazil has chosen to reaffirm its commitment to the rule of law and democracy, even as America seems to be renouncing its own Constitution. It must be hoped that other leaders of countries large and small will demonstrate similar bravery in the face of bullying by the world’s most powerful country. Trump has undermined democracy and the rule of law in the US – perhaps irreparably. He must not be allowed to do so elsewhere.

 

La coraggiosa presa di posizione del Brasile contro Trump,

di Joseph E. Stiglitz

 

NEW YORK – Per decenni gli Stati Uniti sono stati i campioni della democrazia, dello stato di diritto e dei diritti umani. Naturalmente, c’erano lampanti discrepanze tra la propaganda e la realtà: durante la guerra fredda, gli Stati Uniti rovesciarono governi democraticamente eletti in Grecia, in Iran, in Cile e in altri luoghi nel nome dello sconfiggere il comunismo. All’interno, gli Stati Uniti erano impegnati in una battaglia per affermare i diritti civili degli afro-americani dopo un secolo dalla fine della schiavitù. Più di recente, la Corte Suprema degli Stati Uniti ha operato aggressivamente per restringere gli sforzi e per correggere le eredità di una lunga storia di discriminazione razziale.

Ma mentre gli Stati Uniti non sono spesso riusciti a praticare quello che predicavano, adesso non fanno né l’una cosa né l’altra. L’hanno risolto il Presidente Donald Trump e il Partito Repubblicano.

Nel suo primo mandato, il disprezzo di Trump per lo stato di diritto culminò nel suo tentativo di rovesciare il principio più importante della democrazia: la transizione pacifica dei poteri. Egli sostenne – e ancora insiste – di aver vinto le elezioni del 2020, anche se Joe Biden aveva ricevuto sette milioni di voti in più e anche se dozzine di tribunali stabilirono che non c’era stata nessuna significativa irregolarità elettorale.

Chiunque abbia familiarità con Trump potrebbe non essere stato sorpreso; la grande sorpresa è stata che qualcosa come il 70% degli repubblicani  credono che le elezioni siano state manipolate. Molti americani – compresa una maggioranza di uno dei due principali partiti – sono caduti nella tana del coniglio di stravaganti teorie del complotto e della disinformazione. Per molti sostenitori di Trump, la democrazia e lo stato di diritto sono meno importanti che conservare lo stile di vita americano, che in pratica comporta garantire il dominio degli uomini bianchi su tutti gli altri.

Nel bene e nel male, l’America ha da lungo tempo fornito un modello perché gli altri lo seguissero. E sfortunatamente, ci sono demagoghi in giro per il mondo disposti ad adattare la formula di Trump per calpestare le istituzioni democratiche e ripudiare i valori che le sostengono.

Un esempio eminente è il passato Presidente del Brasile Jair Bolsonaro, che si è spinto assai avanti nel tentativo di emulare il 6 gennaio del 2021, l’attacco al Campidoglio statunitense per impedire l’elezione di Biden. Quel tentato colpo di stato dell’8 gennaio 2023 a Brasilia fu più grave dell’attacco al Campidoglio degli Stati Uniti, ma le istituzioni del Brasile si mantennero solide – e adesso chiedono che Bolsonaro sia tenuto a renderne conto.

Nel frattempo, dal momento che Trump è tornato a gennaio alla Casa Bianca, gli Stati Uniti si stanno spostando nella direzione opposta. Ancora una volta, Trump ha reso chiaro che egli ama le tariffe e odia lo stato di diritto – persino violando l’accordo commerciale fatto da lui stesso con il Messico e ed il Canada nel suo primo mandato. E ora, ignorando la Costituzione americana che dà unicamente al Congresso l’autorità di imporre tasse – e la tariffe sono precisamente una particolare tassa sulle importazioni di beni e servizi – egli ha minacciato di imporre una tariffa del 50% sul Brasile a meno che esso non interrompa l’azione penale contro Bolsonaro.

In questo caso è stato Trump, violando lo stato di diritto, a insistere che il Brasile, che ha adempiuto a tutte le procedure del regolare processo nell’azione penale contro Bolsonaro, faccia la stessa cosa. Il Congresso non ha mai promulgato tariffe come uno strumento per indurre i paesi a obbedire ai dettati politici di un presidente, e Trump non potrebbe citare alcune legge che gli fornisca persino una foglia di fico per le sue iniziative anticostituzionali.

Quello che il Brasile sta facendo è in stridente contrasto con quello che è avvenuto negli Stati Uniti. Mentre il procedimento legale si è mosso lentamente ma saggiamente per tener conto di coloro che avevano partecipato alla insurrezione del 6 gennaio, immediatamente dopo la sua seconda giornata dell’inaugurazione, Trump ha usato il potere di grazia del presidente per condonare tutti quelli che erano stati regolarmente condannati – persino i più violenti. La complicità in un attacco che ha lasciato cinque persone morte e più di 100 ufficiali di polizia feriti non era un crimine.

Come la Cina, il Brasile ha rifiutato di sottomettersi alla prepotenza dell’America. Il Presidente Luiz Inácio Lula da Silva ha definito la minaccia di Trump un “inaccettabile ricatto”, aggiungendo che “nessuno straniero è destinato a dare ordini a questo presidente”.

Lula ha difeso la sovranità del suo paese non solo sul terreno del commercio, ma anche sulla regolamentazione delle piattaforme tecnologiche controllate dagli Stati Uniti. Gli oligarchi tecnologici dell’America utilizzano il loro denaro e la loro influenza su scala mondiale per costringere i paesi a dare loro carta bianca per perseguire le loro strategie di massimizzazione del profitto, che provocano inevitabilmente danni enormi, compreso il loro utilizzo come un canale di disinformazione e di manipolazione.

Come nelle recenti elezioni in Canada e in Australia, Lula ha ricevuto dall’ “intoppo di Trump” il sostegno nazionale, con i brasiliani che si sono allontanati dall’amministrazione statunitense e si sono stretti attorno a lui. Ma non è stato quello che ha motivato Lula nel prendere la sua posizione. E’ stato il genuino convincimento del diritto del Brasile a perseguire le proprie politiche senza ingerenze straniere.

Sotto la guida di Lula, il Brasile ha scelto di riaffermare il suo impegno allo stato di diritto ed alla democrazia, anche mentre l’America sembra star rinunciando alla sua Costituzione. Si deve sperare che altri paesi grandi e piccoli mostreranno un coraggio simile a fronte della prepotenza del paese più potente del mondo. Trump ha minato – forse irreparabilmente – la democrazia e lo stato di diritto negli Stati Uniti. Non gli deve essere consentito di farlo altrove.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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