Jan 27, 2026
Zhang Youxia, Liu Zhenli, He Weidong, Li Shangfu, Wei Fenghe, Miao Hua, He Hongjun, Wang Xiubin, Lin Xiangyang, Qin Shutong, Yuan Huazhi, Wang Houbin, Wang Chunning—all central committee members, all senior military-politicians of great authority and weight, all purged, and they are only the tip of the iceberg.
This AM we have:
Adrian Monck: The End of China’s Central Military Commission <https://7thin.gs/p/china-military-purge>: ‘What the Zhang Youxia purge tells us about Xi Jinping’s China:
Former Pentagon China hand Drew Thompson met Zhang during a 2012 delegation to the United States. He says Zhang stood out from his peers: intellectually curious; willing to engage with foreigners; respected by his staff as a soldier rather than a pen-pusher. He jumped at the chance to fire a machine gun at Fort Benning. He asked smart questions. He had, says Thompson, ‘an aura of competence around him,’ but not an aura of indestructibility…
The rest Adrian has put behind his paywall.
So I get to continue this by saying what I think we should draw from this bizarre chain of events—which, I think, is largely aligned with Adrian’s point of view. Adrian puts what I think is the right big conclusion in an if mode: “If Xi genuinely believes that a corrupt PLA is no PLA at all—that selling ranks poisons everything downstream—then the purges follow their own logic, whatever the cost to institutional continuity.” I would make that stronger: it is not an if hypothesis but has a very high probability of being a correct description of what is going down.
Because Xi believes, and all the stories the CCP tells itself about how it won the 1945-9 civil war reinforce his belief, that a corrupt army is no army at all, Xi now believes that he has no choice but to continue the purges until all of the corrupt rot in the PLA is, well, purged.
To that end, Xi Jinping has constructed a bureaucratic machine to carry out purges of the corrupt: a political order whose main tool is permanent, performative purging—much like what Stalin did in the 1930s when he concluded that something big had gone wrong when Stalin’s hand-picked senior party officials like Sergei Kirov more than they liked him. And so Stalin built a machine to find and root out the disloyalists. And, ultimately, it turned out nearly everybody old enough to have known Kirov before Stalin had him assassinated was disloyal. As Adrian says: When you build an Inquisition, you should not be surprised that it keeps finding and burning heretics.
This dynamic is reinforced by three other things very much in the forefront of Xi Jinping’s mind:
Hence when the purge trail reached Zhang Youxia, not princeling status, not war veteran status, not longtime Xi ally status, not having been at one time Xi’s “elder brother” in the party, could keep him from becoming a subject of the purge. So now Xi has completely dismantled the Central Military Commission: purged five of six uniformed members since 2022, leaving the PLA’s top command effectively beheaded. Lower down, the number of officers in some way disciplined really has now probably risen into the six figures.
I reach for analogies as to what this is doing to the PLA as an organization—both a peacetime bureaucracy and something that might actually be tasked with doing something violent—and I find myself at sea.
Zhang Youxia, Liu Zhenli, He Weidong, Li Shangfu, Wei Fenghe, Miao Hua, He Hongjun, Wang Xiubin, Lin Xiangyang, Qin Shutong, Yuan Huazhi, Wang Houbin, Wang Chunning: tutti membri del comitato centrale, tutti politici-militari di grande autorità e peso, tutti epurati e sono solo la punta dell’iceberg.
Stamattina abbiamo:
Adrian Monck: La fine della Commissione militare centrale cinese < https://7thin.gs/p/china-military-purge >: ‘Cosa ci dice la purga di Zhang Youxia sulla Cina di Xi Jinping:
L’ex collaboratore del Pentagono in Cina, Drew Thompson, incontrò Zhang durante una delegazione negli Stati Uniti nel 2012. Afferma che Zhang si distingueva dai suoi colleghi: intellettualmente curioso; disposto a interagire con gli stranieri; rispettato dal suo staff come un soldato piuttosto che come uno che scriveva lettere. Colse al volo l’occasione di sparare con una mitragliatrice a Fort Benning. Poneva domande intelligenti. Aveva, dice Thompson, “un’aura di competenza attorno a sé”, ma non un’aura di indistruttibilità…
Il resto Adrian l’ha messo dietro il suo ‘limite per i non sottoscrittori’.
Quindi posso continuare dicendo cosa penso dovremmo trarre da questa bizzarra catena di eventi, che, credo, sia in gran parte in linea con il punto di vista di Adrian.
Adrian mette quella che ritengo essere la giusta conclusione in modalità se, ipotetica : “Se Xi crede davvero che un’Esercito Popolare di Liberazione corrotto non sia affatto un’Esercito Popolare di Liberazione – che vendere ranghi avveleni tutto a valle – allora le purghe seguono una loro logica, qualunque sia il costo per la continuità istituzionale”. Io lo renderei più forte: non è un’ipotesi se , ma ha un’altissima probabilità di essere una descrizione corretta di ciò che sta accadendo.
Poiché Xi crede, e tutte le storie che il PCC si racconta su come ha vinto la guerra civile del 1945-49 rafforzano la sua convinzione, che un esercito corrotto non sia affatto un esercito, Xi ora crede di non avere altra scelta che continuare le purghe finché tutta la corruzione presente nell’Esercito Popolare di Liberazione non sarà, ebbene, epurata.
A tal fine, Xi Jinping ha costruito una macchina burocratica per effettuare epurazioni dei corrotti: un ordine politico il cui strumento principale è l’epurazione permanente e performativa, molto simile a ciò che fece Stalin negli anni ’30, quando concluse che qualcosa di grosso era andato storto quando gli alti funzionari del partito scelti da Stalin amavano Sergej Kirov più di quanto amassero lui stesso. E così Stalin costruì una macchina per scovare e sradicare gli sleali. E, alla fine, si scoprì che quasi tutti coloro che erano abbastanza anziani da aver conosciuto Kirov prima che Stalin lo facesse assassinare, erano sleali. Come dice Adrian: Quando si costruisce un’Inquisizione, non ci si dovrebbe sorprendere che continui a trovare e bruciare eretici.
Questa dinamica è rafforzata da altri tre aspetti che Xi Jinping ha molto a cuore:
Pertanto, quando la purga ha raggiunto Zhang Youxia, né lo status di principino, né quello di veterano di guerra, né quello di alleato di lunga data di Xi, né il fatto di essere stato un tempo il “fratello maggiore” di Xi nel partito, sono riusciti a impedirgli di diventare oggetto della purga. Così ora Xi ha completamente smantellato la Commissione Militare Centrale: epurato cinque dei sei membri in uniforme dal 2022, lasciando il comando supremo dell’Esercito Popolare di Liberazione di fatto decapitato. Più in basso, il numero di ufficiali in qualche modo disciplinati è probabilmente salito a sei cifre.
Cerco delle analogie per capire cosa questo stia succedendo all’Esercito Popolare di Liberazione come organizzazione – sia come burocrazia in tempo di pace sia come qualcosa che potrebbe effettivamente essere incaricato di compiere qualcosa di violento – e mi ritrovo in difficoltà.
[1] Seleziono questo breve articolo per vari motivi.
Anzitutto, DeLong sceglie un tema che sembra avere un rilievo oggettivo che non intercetta i radar delle nostre scadenti informazioni in Occidente. Decapitare l’intero gruppo dirigente dell’esercito cinese parrebbe una notizia enorme. Ma in sostanza essa scompare dalla cronaca e dalle analisi, nel migliore dei casi si riduce a commenti di scontata propaganda sull’autoritarismo cinese (con l’eccezione praticamente unica dell’articolo di Adrian Monck dal quale lui trae spunto).
In secondo luogo, DeLong segnala una possibilità: che l’unica logica che pare sussistere nella vicenda rimandi ad un fondamentale pessimismo strategico di Xi sulle condizioni e sul ruolo dell’esercito cinese. Che, in quella ipotesi, verrebbe da lui considerato come interamente corrotto ed anche dipendente da un ‘modello’ militarista di conio russo – bolscevico-stalinista e putiniano. Un modello, ad esempio, troppo indifferente alla tragedia dei militari russi uccisi e mutilati nella guerra ucraina. Il che segnalerebbe un ragionamento di enormi implicazioni strategiche. Aldilà delle somiglianze con le purghe staliniane degli anni ‘930, il coraggio di questa ‘smobilitazione’ non avrebbe confronti neppure con le riforme di Gorbacev. E questa possibilità gli appare, a DeLong, del tutto realistica.
In terzo luogo, questo breve post indica quanto settori dell’ “intelligenza pubblica” della sinistra americana si stanno spingendo in profondo nel ‘riesame’ dei significati possibili della sfida cinese. Al punto che, in conclusione, DeLong afferma di non avere elementi e conoscenze per essere certo delle sue impressioni, che però registra.
Tra le analisi che di recente ci sollecitano ad un valutazione del tutto nuova della ‘sfida’ cinese, potremmo segnalare: il rilievo che in generale viene dato da tempo a tale tema da Milanovic, in particolare alle misure anti-corruzione cinesi; il rilievo che Tooze, ma anche Krugman, segnalano sui primati energetici e tecnologici della Cina. E adesso anche questo ‘dubbio’ di DeLong sul pensiero contemporaneo cinese in materia di eserciti (e forse di guerre). Sembra che la crisi della democrazia americana offra inaspettatamente visuali inedite sulla Cina.
P.S. Poche ore dopo la pubblicazione di questo post, su “Sinica” abbiamo trovato un nuovo articolo di Kaiser Y Kuo che spiega perfettamente l’impressione che ci ha provocato lo scritto di Brad DeLong. Viene pubblicato oggi, 30 gennaio 2026, in seguito a questo.
By mm
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