March 12, 2026
Harold Meyerson
There’s such a lot to command public attention today that it’s been easy to miss the emergence of the Democrats’ primary legislative focus over the past couple of months: remaking American taxes. For instance:
In other words, Democrats are beginning en masse to reshape taxes to account for the massive redistribution upward of wealth and income that the nation has experienced since 1980. Research on national tax and accounts data by Parisian-Berkeley trio of economists Thomas Piketty, Emmanuel Saez, and Gabriel Zucman has documented that the pretax income share of the top 1 percent of Americans has risen from roughly 10 percent in 1980 to 22 percent today. Research from the Federal Reserve and the Paris-Berkeley Three shows that the fortunes of the wealthiest 1 percent of Americans rose from roughly 20 percent of all Americans’ wealth in the 1970s to 32 percent today.
As to CEO pay, it has risen from about 20 times greater than that of their companies’ median worker in the 1960s to well more than 200 times that today.
And when it comes to billionaires—of whom we have roughly 1,300—today they control between 15 and 20 percent of all Americans’ wealth. Fifty years ago, there were so few American billionaires that they controlled less than 1 percent of the nation’s wealth.
And 50 years ago, we should never forget, Americans could afford to buy homes (the median age of first-time homebuyers was at least a full decade younger than it is today), go to college (at most public colleges and universities, tuition was still either free or nominal), and purchase prescription drugs. In other words, the relationship between an economy dominated by billionaires and an economy of broadly shared prosperity is, in a word, inverse.
Which is why the Democrats’ current tax reform efforts seek to do no more than update our taxes to account for the massive upward redistribution of wealth and income that the nation has experienced over the past half-century. While billionaires (who, The New York Times reported earlier this week, accounted for 19 percent of all the contributions to House, Senate, and presidential campaigns in 2024) are shrieking at the injustice of all this, the public, happily, supports raising taxes on the richest Americans. Indeed, a range of recent polls show that a majority of Republicans favor raising taxes on the rich.
I note, by the way, that in the wake of the state of Washington’s tax hike, Starbucks exec and union-buster Howard Schultz has said he’ll move to low-tax (and correspondingly low levels of public education) Florida, where he’ll join his fellow billionaire refugees from other blue states on private islands and in well-defended enclaves where they won’t have to suffer the indignity of interaction with normal Americans (excepting, of course, their servants).
Harold Meyerson
Oggigiorno ci sono così tante questioni che catturano l’attenzione del pubblico che è stato facile non notare l’emergere, negli ultimi due mesi, del principale obiettivo legislativo dei Democratici: la riforma del sistema fiscale americano. Ad esempio:
In altre parole, i Democratici stanno iniziando in massa a rimodellare il sistema fiscale per tenere conto della massiccia redistribuzione verso l’alto della ricchezza e del reddito che la nazione ha sperimentato dal 1980. Una ricerca sui dati fiscali e contabili nazionali condotta dal trio di economisti di Parigi e di Berkeley Thomas Piketty, Emmanuel Saez e Gabriel Zucman ha documentato che la quota di reddito al lordo delle imposte dell’1% più ricco degli americani è aumentata da circa il 10% nel 1980 al 22% di oggi. Una ricerca della Federal Reserve e del trio di economisti di Parigi e di Berkeley mostra che le fortune dell’1% più ricco degli americani sono aumentate da circa il 20% della ricchezza totale degli americani negli anni ’70 al 32% di oggi.
Per quanto riguarda la retribuzione degli amministratori delegati, è passata da circa 20 volte superiore a quella del lavoratore medio della loro azienda negli anni ’60 a oltre 200 volte superiore oggi.
E per quanto riguarda i miliardari – di cui ne abbiamo circa 1.300 – oggi controllano tra il 15 e il 20 percento di tutta la ricchezza degli americani. Cinquant’anni fa, i miliardari americani erano così pochi che controllavano meno dell’1 percento della ricchezza nazionale.
E non dovremmo mai dimenticarlo: 50 anni fa gli americani potevano permettersi di comprare casa (l’età media di chi acquistava casa per la prima volta era di almeno dieci anni inferiore rispetto a oggi), andare all’università (nella maggior parte degli atenei pubblici, le tasse universitarie erano ancora gratuite o simboliche) e acquistare farmaci con prescrizione. In altre parole, il rapporto tra un’economia dominata dai miliardari e un’economia di prosperità ampiamente condivisa è, in una parola, inverso.
Ecco perché gli attuali sforzi dei Democratici per la riforma fiscale mirano unicamente ad aggiornare il sistema tributario per tenere conto dell’enorme ridistribuzione della ricchezza e del reddito che il Paese ha sperimentato negli ultimi cinquant’anni. Mentre i miliardari (che, come riportato dal New York Times all’inizio di questa settimana, hanno rappresentato il 19% di tutti i contributi alle campagne elettorali per la Camera, il Senato e la presidenza nel 2024) gridano allo scandalo per l’ingiustizia di tutto ciò, l’opinione pubblica, con ottimismo, appoggia l’aumento delle tasse per gli americani più ricchi. Anzi, diversi sondaggi recenti mostrano che la maggioranza dei Repubblicani è favorevole all’aumento delle tasse sui ricchi.
A proposito, noto che, in seguito all’aumento delle tasse nello Stato di Washington, il dirigente di Starbucks e antisindacale Howard Schultz ha dichiarato che si trasferirà in Florida, uno stato con basse tasse (e di conseguenza bassi livelli di istruzione pubblica), dove si unirà agli altri miliardari rifugiati da altri stati a maggioranza democratica, rifugiandosi su isole private e in enclave ben protette, in modo da non dover subire l’umiliazione di interagire con i normali cittadini americani (fatta eccezione, ovviamente, per i loro domestici).
By mm
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