So the world’s greatest military power went to war with a poor, medievalist theocracy. It was an incredibly uneven match. Here’s are the GDPs of Iran and the United States in 2024:
Yet Iran won. The Iranian regime has emerged far stronger than it was before, controlling the Strait of Hormuz and having demonstrated its ability to inflict damage on both its neighbors and the world economy. The U.S. has emerged far weaker, having demonstrated the limitations of its military technology, its strategic ineptitude and, when push comes to shove, its cowardice.
We’ve also destroyed our moral credibility: Trump may have TACOed at the last minute, but he threatened to commit gigantic war crimes — and for all practical purposes our political and civil institutions gave him permission to do so.
How did this happen? Naturally, the Iranian Minister of War credited divine intervention, declaring that “God deserves all the glory.” His nation, he said, fought with the “protection of divine providence. A massive effort with miraculous protection.”
Well, theocrats gonna theocrat.
But I lied. That wasn’t a quote from an Iranian official. That’s what Pete Hegseth, our self-proclaimed Secretary of War, said while claiming that one of the worst strategic defeats in American history was a great victory.
There will be many analyses by military and strategic experts of the Iran debacle. But let’s not lose sight of the larger picture: We were led to disaster by the boastful ignorance of men like Trump and Hegseth — boastful ignorance made even worse by claims that God supports whatever they want to do.
With men like that running America, major disasters were just a matter of time. I’d like to think that they have been chastened by this debacle, that they have learned something. But I don’t believe that for a minute.
God help us.
Quindi la più grande potenza militare del mondo è entrata in guerra con una teocrazia povera e medievale. È stata una battaglia incredibilmente impari. Ecco i PIL dell’Iran e degli Stati Uniti nel 2024:
Eppure l’Iran ha vinto. Il regime iraniano è emerso molto più forte di prima, controllando lo Stretto di Hormuz e avendo dimostrato la sua capacità di infliggere danni sia ai paesi vicini che all’economia mondiale. Gli Stati Uniti sono emersi molto più deboli, avendo dimostrato i limiti della loro tecnologia militare, la loro inettitudine strategica e, quando la situazione si fa critica, la loro codardia.
Abbiamo anche distrutto la nostra credibilità morale: Trump potrà anche aver fatto il TACO [1] all’ultimo minuto, ma ha minacciato di commettere crimini di guerra giganteschi e, a tutti gli effetti, le nostre istituzioni politiche e civili gli hanno dato il permesso di farlo.
Come è potuto succedere? Naturalmente, il Ministro della Guerra iraniano ha attribuito la vittoria all’intervento divino, dichiarando che “Dio merita tutta la gloria”. La sua nazione, ha affermato, ha combattuto con la “protezione della divina provvidenza. Uno sforzo immane con una protezione miracolosa”.
Beh, i teocrati sono pur sempre teocrati.
Sennonché … ho detto una bugia. Non era una citazione di un funzionario iraniano. È quello che ha detto Pete Hegseth, il nostro autoproclamato Segretario alla Guerra, quando ha affermato che una delle peggiori sconfitte strategiche della storia americana era in realtà una grande vittoria.
Ci saranno molte analisi da parte di esperti militari e strategici sulla debacle iraniana. Ma non perdiamo di vista il quadro generale: siamo stati condotti al disastro dall’ignoranza spaccona di uomini come Trump e Hegseth, un’ignoranza spaccona resa ancora più grave dalle loro affermazioni secondo cui Dio appoggia qualsiasi cosa vogliano fare.
Con uomini del genere al governo dell’America, le grandi catastrofi erano solo questione di tempo. Mi piacerebbe pensare che questa debacle li abbia messi a tacere, che abbiano imparato qualcosa. Ma non ci credo nemmeno per un minuto.
Dio ci aiuti.
[1] “Trump Always Chickens Out”. Questo il significato dell’acronimo TACO. Tradotto letteralmente: Trump torna sempre sui suoi passi all’ultimo minuto per paura. Il riferimento è ai continui cambi di passo del presidente statunitense sui dazi, prima annunciati e poi lasciati in stand by. A chiamare “Taco Trade” la politica commerciale del numero uno della Casa Bianca è stato un giornalista del Financial Times che ha ironizzato in merito al tira e molla tra gli Usa, la Cina e l’Unione europea.
By mm
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