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L’Europa sta perdendo la battaglia per l’energia e la sicurezza con la Cina. Di EMMANUEL GUERIN (da Proiect Syndicate, 8 maggio 2026)

 

 

 

May 8, 2026

Europe Is Losing the Energy-Security Battle to China

Emmanuel Guerin

 

GuerinPARIS—The war in Iran has triggered a dramatic redistribution of global wealth. US oil and gas companies stand to pocket at least $60 billion in windfall profits this year, while Russia could gain up to $100 billion in additional fiscal revenues. But nearly every economy, including energy exporters, is grappling with slower growth, rising inflation, and the prospect of persistently high interest rates.

The clearest fault line runs through the Strait of Hormuz, as its closure has exposed Asia’s heavy dependence on Gulf energy. Europe, too, is paying a steep price: since the Iran war began, the European Union has spent an additional €24 billion ($28 billion) on fossil-fuel imports.

At the same time, the current crisis is redefining energy security. In the 20th century, it meant reliable access to oil and gas. Today, energy security increasingly rests on the ability to electrify rapidly, produce clean power domestically, and control the technologies and supply chains on which the electricity systems of the future will depend.

By those measures, China holds a clear competitive advantage. Electricity already accounts for roughly 30% of its total energy consumption, compared with about 20% in the United States and Europe. The EU, for all its climate ambition and electrification targets, remains dependent on imported fossil fuels and foreign clean technologies.

The divide within Europe is just as striking. Spain, for example, has built a partial buffer against fossil-fuel volatility: renewables now set wholesale electricity prices roughly 80% of the time, averaging €60 per megawatt-hour. Italy, by contrast, remains heavily exposed to natural-gas markets, with electricity prices hovering near €130 per megawatt-hour.

The European Commission’s AccelerateEU initiative reflects the urgency of electrification. This package of measures seeks to curb rising energy costs and reduce the bloc’s dependence on imported fossil fuels by scaling up electric vehicles (EVs) and heat pumps, expanding renewables, strengthening power grids, and building storage capacity. But it lacks the financing needed to achieve its stated objectives. Without a credible investment strategy, it risks remaining a tissue of ambition rather than a coherent plan.

China, by contrast, has spent decades building an integrated electrification system, securing access to critical minerals, expanding its dominance in refining, scaling up renewables, batteries, and EVs, and electrifying its industrial base. As a result, it now controls strategic chokepoints across the clean-energy value chain.

Given that industrial electricity prices in Europe were roughly twice as high as in China even before the current energy shock, the transition from a world dominated by petrostates to one shaped by electrostates is likely to accelerate. Access to low-cost electricity will translate directly into strategic autonomy and geopolitical leverage. While the US and Russia may benefit most from the fossil-fuel shock in the short term, the balance is set to shift toward China over time.

Europe could still benefit from the energy transition, but that will require more than new targets and regulations. Success depends on large-scale investment and a well-designed industrial policy. Otherwise, Europe risks trading dependence on Gulf oil and gas for dependence on Chinese clean technologies.

Encouragingly, the EU has begun to put in place the regulatory framework needed to support this shift. Most notably, the Net-Zero Industry Act, the Critical Raw Materials Act, the European Chips Act, and the Industrial Accelerator Act are aimed at securing control over key parts of the electrified economy by strengthening Europe’s industrial base, ensuring access to vital inputs, and bolstering technological capabilities.

These initiatives also signal a more assertive approach to industrial policy. Public procurement, state aid, and other tools are increasingly geared toward supporting low-carbon products made in Europe or within trusted supply chains. In this sense, Europe is beginning—albeit cautiously—to play the same strategic game as China.

The main constraint, however, is financing. As the 2024 Draghi report on EU competitiveness made clear, the investment required for the clean-energy transition far exceeds the bloc’s current resources. This underscores the urgent need for common financing instruments, including Eurobonds, to support the necessary spending.

Europe still has time to catch up. But unless it matches its regulatory ambition with sustained investment, it will remain strong on rules and weak on delivery. In a world defined by industrial policy and geopolitical competition, there is little room for half measures.

 

 

 

L’Europa sta perdendo la battaglia per l’energia e la sicurezza con la Cina.

Emmanuel Guerin

 

PARIGI – La guerra in Iran ha innescato una drammatica ridistribuzione della ricchezza globale. Le compagnie petrolifere e del gas statunitensi potrebbero intascare almeno 60 miliardi di dollari di profitti straordinari quest’anno, mentre la Russia potrebbe ottenere fino a 100 miliardi di dollari di entrate fiscali aggiuntive. Ma quasi tutte le economie, comprese quelle esportatrici di energia, si trovano a dover affrontare una crescita più lenta , un’inflazione in aumento e la prospettiva di tassi di interesse persistentemente elevati.

La linea di faglia più evidente attraversa lo Stretto di Hormuz, la cui chiusura ha messo in luce la forte dipendenza dell’Asia dalle risorse energetiche del Golfo. Anche l’Europa sta pagando un prezzo salato: dall’inizio della guerra con l’Iran, l’Unione Europea ha speso ulteriori 24 miliardi di euro (28 miliardi di dollari) per le importazioni di combustibili fossili.

Al contempo, la crisi attuale sta ridefinendo la sicurezza energetica. Nel XX secolo, significava accesso affidabile a petrolio e gas. Oggi, la sicurezza energetica si basa sempre più sulla capacità di elettrificare rapidamente, produrre energia pulita a livello nazionale e controllare le tecnologie e le catene di approvvigionamento da cui dipenderanno i sistemi elettrici del futuro.

In base a questi parametri, la Cina detiene un chiaro vantaggio competitivo. L’elettricità rappresenta già circa il 30% del suo consumo energetico totale, rispetto al 20% circa degli Stati Uniti e dell’Europa. L’UE, nonostante le sue ambizioni in materia di clima e obiettivi di elettrificazione, rimane dipendente dai combustibili fossili importati e dalle tecnologie pulite straniere.

La spaccatura all’interno dell’Europa è altrettanto marcata. La Spagna, ad esempio, si è parzialmente protetta dalla volatilità dei combustibili fossili: le energie rinnovabili determinano ormai i prezzi all’ingrosso dell’elettricità nell’80% circa dei casi, con una media di 60 euro per megawattora. L’Italia, al contrario, rimane fortemente esposta ai mercati del gas naturale, con prezzi dell’elettricità che si aggirano intorno ai 130 euro per megawattora.

L’iniziativa AccelerateEU della Commissione europea ​​riflette l’urgenza dell’elettrificazione. Questo pacchetto di misure mira a frenare l’aumento dei costi energetici e a ridurre la dipendenza del blocco dai combustibili fossili importati, promuovendo la diffusione dei veicoli elettrici (EV) e delle pompe di calore, espandendo le energie rinnovabili, rafforzando le reti elettriche e costruendo capacità di accumulo. Tuttavia, manca il finanziamento necessario per raggiungere gli obiettivi dichiarati. Senza una strategia di investimento credibile, rischia di rimanere un insieme di ambizioni piuttosto che un piano coerente.

La Cina, al contrario, ha impiegato decenni a costruire un sistema di elettrificazione integrato, assicurandosi l’accesso a minerali critici, espandendo il suo predominio nella raffinazione, potenziando le energie rinnovabili, le batterie e i veicoli elettrici, ed elettrificando la sua base industriale. Di conseguenza, ora controlla punti strategici cruciali lungo l’intera catena del valore dell’energia pulita.

Considerato che i prezzi dell’elettricità industriale in Europa erano circa il doppio rispetto a quelli cinesi anche prima dell’attuale shock energetico, è probabile che la transizione da un mondo dominato dagli stati petroliferi a uno plasmato dagli stati elettrici acceleri. L’accesso a elettricità a basso costo si tradurrà direttamente in autonomia strategica e influenza geopolitica. Sebbene Stati Uniti e Russia possano trarre i maggiori benefici dallo shock dei combustibili fossili nel breve termine, nel tempo l’equilibrio è destinato a spostarsi verso la Cina.

L’Europa potrebbe ancora trarre vantaggio dalla transizione energetica, ma ciò richiederà ben più di nuovi obiettivi e regolamenti. Il successo dipende da investimenti su larga scala e da una politica industriale ben concepita. In caso contrario, l’Europa rischia di passare dalla dipendenza dal petrolio e dal gas del Golfo alla dipendenza dalle tecnologie pulite cinesi.

È incoraggiante constatare che l’UE ha iniziato a predisporre il quadro normativo necessario a sostenere questa transizione. In particolare, il Net-Zero Industry Act , il Critical Raw Materials Act , l’ European Chips Act e l’ Industrial Accelerator Act mirano a garantire il controllo su settori chiave dell’economia elettrificata, rafforzando la base industriale europea, assicurando l’accesso a input essenziali e potenziando le capacità tecnologiche.

Queste iniziative segnalano anche un approccio più assertivo alla politica industriale. Gli appalti pubblici, gli aiuti di Stato e altri strumenti sono sempre più orientati a sostenere i prodotti a basse emissioni di carbonio fabbricati in Europa o all’interno di filiere di approvvigionamento affidabili. In questo senso, l’Europa sta iniziando – seppur con cautela – a giocare la stessa partita strategica della Cina.

Il principale ostacolo, tuttavia, è rappresentato dai finanziamenti. Come ha chiaramente evidenziato la relazione Draghi del 2024 sulla competitività dell’UE, gli investimenti necessari per la transizione verso l’energia pulita superano di gran lunga le risorse attuali del blocco. Ciò sottolinea l’urgente necessità di strumenti di finanziamento comuni, compresi gli Eurobond, per sostenere la spesa necessaria.

L’Europa ha ancora tempo per recuperare terreno. Ma se non accompagnerà le sue ambizioni normative con investimenti costanti, rimarrà forte nelle regole ma debole nell’attuazione. In un mondo definito dalla politica industriale e dalla competizione geopolitica, c’è poco spazio per le mezze misure.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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