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Come l’Africa sta combattendo gli eventi climatici estremi. Gli effetti del prossimo “super” El Niño si estenderanno ben oltre i confini del continente. Di Nosmot Gbadamosi (da Foreign Policy, 19 agosto 2026)

 

 

 

August 19, 2026

How Africa Is Battling Climate Extremes

The effects of the coming “super” El Niño will reach beyond the continent.

By Nosmot Gbadamosi,

 

Nosmot-GbadamosiIn recent weeks, deadly wildfires have ravaged forests across Algeria, Morocco, and Tunisia, while seasonal floods have displaced thousands of people across West Africa. These climate extremes compound a severe food crisis that has been growing over the past year, driven by prolonged droughts and erratic weather patterns that heavily damaged regional crop yields.

In Nigeria, where roads have been submerged in the deluge, experts have warned that flooding has changed from being a seasonal challenge into a persistent problem worsened by climate change and poor city planning.

In the capital of Abuja, politicians and environmental experts have criticized the federal government for allowing the construction of commercial and residential buildings on green belts that could have absorbed some of the floodwater. Critics also argue that the government has failed to address long-standing waste and drainage issues.

Last month, Ghanaian President John Dramani Mahama held an emergency meeting after June floods killed at least 13 people and displaced some 48,000 others. Mahama also ordered the demolition of all buildings obstructing waterways around the capital, Accra.

In Ivory Coast, the government has announced that it plans to move a total of 5,000 people from flood risk zones in the capital of Abidjan after more than 50 people were killed in floods in recent months. Rapid urban growth has led to the expansion of vulnerable informal homes in areas prone to floods and landslides. Authorities have already begun demolishing informal settlements, but some evicted residents have said that they have nowhere else to go.

Meanwhile, a rare “super” El Niño climate pattern threatens to bring severe drought to nations in the Sahel and southern Africa, as well as flooding to eastern Africa, starting around September. El Niño is forecast to cost African nations between $10 billion and $20 billion in economic losses and could trigger mass migration, the African Development Bank has warned.

“El Niño is not just on our doorstep; it is inside the house and turning up the heat, and this is only a warm-up act,” United Nations Secretary-General António Guterres said last month.

According to the U.N., more than 18 million people in eastern and southern Africa could face food insecurity beginning in September. There is particular concern about the impact of El Niño in Somalia, Sudan, South Sudan, and Ethiopia—all nations that are already affected by conflict.

Other countries that rely on agricultural production are already feeling the effects of drought while preparing for the coming floods. Kenya, for instance, is facing a projected harvest loss of around 30 percent for maize, a staple of Kenyans’ diets.

The “impacts are already being felt through reduced agricultural productivity and growing water scarcity,” David Koros, the assistant director of forecasting at the Kenya Meteorological Service Authority, told Kenyan newspaper the Daily Nation. “The signals we are tracking are becoming clearer and stronger, and they have the potential to significantly alter Kenya’s weather patterns later this year.”

These regional climate patterns will not just affect Africa. El Niño in particular will likely compound disruptions to global supply chains caused by the Iran war and the effective closure of the Strait of Hormuz, driving up grocery and consumer bills in Europe and the United States. The prices of rice, palm oil, sugar and coffee could rise between 50 and 100 percent globally.

 

 

 

Come l’Africa sta combattendo gli eventi climatici estremi

Gli effetti del prossimo “super” El Niño si estenderanno ben oltre i confini del continente.

Di Nosmot Gbadamosi 

 

Nelle ultime settimane, devastanti incendi hanno distrutto le foreste di Algeria, Marocco e Tunisia, mentre le inondazioni stagionali hanno costretto migliaia di persone ad abbandonare le proprie case in tutta l’Africa occidentale. Questi eventi climatici estremi aggravano una grave crisi alimentare che si è intensificata nell’ultimo anno, a causa di prolungate siccità e condizioni meteorologiche imprevedibili che hanno gravemente compromesso i raccolti regionali.

In Nigeria, dove le strade sono state sommerse dalle inondazioni, gli esperti hanno avvertito che le alluvioni, un tempo problema stagionale, si sono trasformate in un fenomeno persistente, aggravato dai cambiamenti climatici e da una scarsa pianificazione urbana.

Nella capitale Abuja, politici ed esperti ambientali hanno criticato il governo federale per aver consentito la costruzione di edifici commerciali e residenziali su aree verdi che avrebbero potuto assorbire parte dell’acqua alluvionale. I critici sostengono inoltre che il governo non sia riuscito ad affrontare i problemi di lunga data relativi ai rifiuti e al drenaggio.

Il mese scorso, il presidente ghanese John Dramani Mahama ha tenuto una riunione d’emergenza dopo che le inondazioni di giugno hanno causato la morte di almeno 13 persone e lo sfollamento di circa 48.000 altre. Mahama ha anche ordinato la demolizione di tutti gli edifici che ostruiscono i corsi d’acqua intorno alla capitale, Accra.

In Costa d’Avorio, il governo ha annunciato l’intenzione di trasferire un totale di 5.000 persone dalle zone a rischio alluvione nella capitale Abidjan, dopo che oltre 50 persone sono morte a causa delle inondazioni negli ultimi mesi. La rapida crescita urbana ha portato all’espansione di abitazioni informali e vulnerabili in aree soggette a inondazioni e frane. Le autorità hanno già iniziato a demolire gli insediamenti abusivi, ma alcuni residenti sfrattati hanno dichiarato di non avere un altro posto dove andare.

Nel frattempo, un raro fenomeno climatico “super El Niño” minaccia di portare una grave siccità nelle nazioni del Sahel e dell’Africa meridionale, nonché inondazioni nell’Africa orientale, a partire da settembre circa. Si prevede che El Niño costerà alle nazioni africane tra i 10 e i 20 miliardi di dollari in perdite economiche e, ha avvertito la Banca africana di sviluppo,  potrebbe innescare migrazioni di massa.

“El Niño non è solo alle nostre porte; è dentro casa e sta alzando il calore, e questo è solo un fatto di riscaldamento”, ha dichiarato il Segretario generale delle Nazioni Unite António Guterres il mese scorso.

Secondo le Nazioni Unite, oltre 18 milioni di persone nell’Africa orientale e meridionale potrebbero trovarsi ad affrontare l’insicurezza alimentare a partire da settembre. Particolare preoccupazione desta l’impatto di El Niño in Somalia, Sudan, Sud Sudan ed Etiopia, paesi già colpiti da conflitti.

Altri paesi che dipendono dalla produzione agricola stanno già risentendo degli effetti della siccità, mentre si preparano alle imminenti inondazioni. Il Kenya, ad esempio, si trova ad affrontare una perdita di raccolto di mais, alimento base della dieta keniota, stimata intorno al 30%.

“Gli impatti si stanno già facendo sentire attraverso la riduzione della produttività agricola e la crescente scarsità d’acqua”, ha dichiarato David Koros, vicedirettore del servizio di previsioni meteorologiche presso l’Autorità meteorologica del Kenya, al quotidiano keniota Daily Nation. “I segnali che stiamo monitorando stanno diventando più chiari e più forti e hanno il potenziale per alterare significativamente i modelli meteorologici del Kenya entro la fine dell’anno”.

Questi modelli climatici regionali non influenzeranno solo l’Africa. El Niño, in particolare, probabilmente aggraverà le interruzioni delle catene di approvvigionamento globali causate dalla guerra con l’Iran e dalla chiusura di fatto dello Stretto di Hormuz, facendo lievitare i prezzi dei generi alimentari e dei beni di consumo in Europa e negli Stati Uniti. I prezzi di riso, olio di palma, zucchero e caffè potrebbero aumentare tra il 50 e il 100% a livello globale.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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