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Lo studio del Programma per la valutazione degli studenti (PISA), dell’OCSE. Di Arnaud Bertrand (da un recente post di Bertrand, 9 settembre 2026).

 

 

 

Sept. 9, 2026

OECD’s PISA study: last post from Bertrand.

Arnaud Bertrand

 

Arnaud Bertrand - Geopolitics Speaker - CWG SpeakersIf you really want to understand where the world is at and where it’s going, you probably cannot get anything more meaningful than the – a global test given every 3 years to an insane 760,000 15-year-olds across 91 countries.

No report globally, by any institution, better captures whether countries are building or squandering their future.

The latest PISA results just came out yesterday (https://oecd.org/en/publications/2026/09/pisa-2025-results-volume-i_5265bfb1.html) and the results are genuinely fascinating, and in some way pretty depressing.

Why depressing? Because, sadly, the numbers show that the world is getting dumber: as you can see on the first graph below 👇, since roughly 2012 scores in science, reading, and mathematics have been in continuous decline across OECD countries.

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The reading score is particularly concerning: it literally cratered, dropping 28 points since 2015, the equivalent of almost 1.5 years of schooling lost according to the report.

To make matters even worse, the reading skill that’s dropped the most across the board is precisely the one we most desperately need: the capacity to critically assess what you read, cross-reference sources, and tell signal from noise.

On average, sadly, 15-year-old kids globally are – more and more – incapable of slowing down and actually thinking about what they’re reading.

Interestingly though, when you look into the details, this great “dumbing down” isn’t across the board: it’s overwhelmingly concentrated in wealthy Western countries, while many developing countries are actually getting significantly smarter.

For instance rich countries like Finland, the Netherlands, and Norway are in freefall, while countries like Cambodia, Türkiye, and the UAE are posting big gains.

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To be clear, this doesn’t mean that developing countries are now “smarter” than rich ones: save for one notable exception, that’s still not the case. But they are catching up fast, both because rich countries are getting “dumber” and because they’re themselves getting smarter.

The one exception is, as you’d expect, the “smartest” of them all, by a huge margin: China.

It is pretty much in a league of its own: just look at the ranking in the table (only kids in Beijing, Shanghai, Jiangsu and Zhejiang got tested – 4 regions covering 200 million people).

China’s maths results are particularly insane: according to the report, the best level in maths – level 5, where “top performers” begins – starts at 607. The AVERAGE kid in China is 612: “normal” Chinese kids are at a level that is considered elite in the rest of the world.

In fact, and that’s probably the funniest number in the entire report, look at the column called “Share of low performers in science, reading and mathematics”: China is only at 1.8%.

Which means that only 1.8% of Chinese kids are rated as low performers in all 3 subjects, almost a rounding error. Even Singapore, the second best and generally considered best-in-class in education, is at 6.8% – almost 4 times worse. My country France, is at 21.3% – almost 12 times worse.

All of this – incidentally – dispels the common myth that there would be some kids who are just genetically beyond redemption and simply can’t be taught: China proves that with the right system, virtually every child can reach proficiency.

So what does this all say about the world and where it’s going, besides the fact that, if the future belongs to those who can think, China has never been better positioned to own it?

I think the more general picture is this: there is nothing inevitable about any country’s trajectory.

Finland was the world’s education darling fifteen years ago – now it’s in complete freefall (see the last graph).

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Cambodia was at the bottom of every table – now it’s posting the biggest gains ever recorded in the study. What changed wasn’t the children: it’s still Finnish kids (Finland has one of the lowest levels of immigration in the West), and it’s still Cambodian kids.

It also doesn’t matter much – or at least it matters less – if a country is wealthy or not. For instance in Southeast Asia, both Malaysia and Indonesia – the 2 biggest ASEAN economies after Singapore – are faring very badly, while Thailand and Vietnam, both poorer, have better educated kids whose scores are continuing to improve.

So that’s the final takeaway: the kids don’t change, they all have potential, always, as China’s 1.8% proved.

What does change is what adults decide to do with that potential. It’s both hopeful – because it means any country can choose to turn things around at any time – and also sad given the results – because it means so many countries are choosing to fail their children.

 

 

 

Lo studio del Programma per la valutazione degli studenti (PISA), dell’OCSE.

Di Arnaud Bertrand [1]

 

Se vuoi davvero capire dove si trova il mondo e dove sta andando, probabilmente non c’è niente di più significativo dello studio PISA dell’OCSE: un test globale somministrato ogni 3 anni a ben 760.000 quindicenni in 91 paesi.

Nessun rapporto al mondo, di qualsiasi istituzione, coglie meglio se i paesi stanno costruendo o sprecando il loro futuro.

Gli ultimi risultati PISA sono stati pubblicati proprio ieri (https://oecd.org/en/publications/2026/09/pisa-2025-results-volume-i_5265bfb1.htm) e i risultati sono davvero affascinanti e, per certi versi, piuttosto deprimenti.

Perché deprimenti? Perché, purtroppo, i numeri mostrano che il mondo sta diventando più stupido: come si può vedere nel primo grafico qui sotto, dal2012 circa i punteggi in scienze, lettura e matematica sono in continuo calo nei paesi OCSE.

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Il punteggio di lettura è particolarmente preoccupante: è letteralmente crollato, perdendo 28 punti dal 2015, l’equivalente di quasi un anno e mezzo di istruzione persa, secondo il rapporto.

A peggiorare ulteriormente la situazione, l’abilità di lettura che ha subito il calo maggiore in generale è proprio quella di cui abbiamo più disperatamente bisogno: la capacità di valutare criticamente ciò che si legge, confrontare le fonti e distinguere il segnale dal rumore.

In media, purtroppo, i ragazzi di 15 anni in tutto il mondo sono – sempre più – incapaci di rallentare e pensare davvero a ciò che leggono.

È interessante notare, però, che se si analizzano i dettagli, questo grande “impoverimento culturale” non è generalizzato: è concentrato in modo schiacciante nei paesi occidentali ricchi, mentre molti paesi in via di sviluppo stanno effettivamente diventando significativamente più intelligenti. Ad esempio, paesi ricchi come Finlandia, Paesi Bassi e Norvegia sono in caduta libera, mentre paesi come Cambogia, Turchia ed Emirati Arabi Uniti stanno registrando grandi progressi.

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[3]

Sia chiaro, questo non significa che i paesi in via di sviluppo siano ora “più intelligenti” di quelli ricchi: a parte una notevole eccezione, non è ancora così. Ma stanno recuperando terreno rapidamente, sia perché i paesi ricchi stanno diventando “più stupidi” sia perché loro stessi stanno diventando più intelligenti.

L’unica eccezione è, come ci si aspetterebbe, il più “intelligente” di tutti, con un enorme margine: la Cina.

È praticamente in una categoria a parte: basta guardare la classifica nella tabella (sono stati testati solo bambini di Pechino, Shanghai, Jiangsu e Zhejiang – 4 regioni che coprono 200 milioni di persone).

I risultati in matematica della Cina sono particolarmente pazzeschi: secondo il rapporto, il livello migliore in matematica – il livello 5, dove iniziano gli studenti “più brillanti” – parte da 607. Il punteggio MEDIO di un bambino in Cina è 612: i bambini cinesi “normali” raggiungono un livello considerato d’élite nel resto del mondo.

Anzi, e questo è probabilmente il dato più divertente dell’intero rapporto, guardate la colonna intitolata “Percentuale di studenti con scarsi risultati in scienze, lettura e matematica”: la Cina è solo all’1,8%.

Il che significa che solo l’1,8% dei bambini cinesi è considerato con scarsi risultati in tutte e tre le materie, quasi un errore di arrotondamento. Persino Singapore, il secondo miglior paese al mondo e generalmente considerato il migliore in assoluto per quanto riguarda l’istruzione, si attesta al 6,8% – quasi 4 volte peggio. Il mio paese, la Francia, è al 21,3% – quasi 12 volte peggio.

Tutto ciò – per inciso – sfata il mito comune secondo cui ci sarebbero dei bambini geneticamente irrecuperabili che semplicemente non possono essere istruiti: la Cina dimostra che con il sistema giusto, praticamente ogni bambino può raggiungere un livello di competenza adeguato.

Dunque, cosa ci dice tutto questo sul mondo e sulla sua direzione, a parte il fatto che, se il futuro appartiene a chi sa pensare, la Cina non è mai stata in una posizione migliore per possederlo?

Credo che il quadro generale sia questo: non c’è nulla di inevitabile nella traiettoria di un paese.

La Finlandia era la beniamina del mondo dell’istruzione quindici anni fa, ora è in caduta libera (vedi l’ultimo grafico).

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La Cambogia era in fondo a tutte le classifiche, ora sta registrando i maggiori progressi mai rilevati nello studio. Ciò che è cambiato non sono i bambini: si tratta pur sempre di bambini finlandesi (la Finlandia ha uno dei tassi di immigrazione più bassi in Occidente) e si tratta pur sempre di bambini cambogiani.

Inoltre, non importa molto, o almeno importa meno, se un paese è ricco o meno. Ad esempio, nel Sud-est asiatico, sia la Malesia che l’Indonesia, le due maggiori economie dell’ASEAN dopo Singapore, se la passano molto male, mentre la Thailandia e il Vietnam, entrambi più poveri, hanno bambini più istruiti i cui punteggi continuano a migliorare.

Ecco dunque la conclusione finale: i bambini non cambiano, hanno tutti del potenziale, sempre, come ha dimostrato l’1,8% in Cina.

Ciò che cambia è ciò che gli adulti decidono di fare con quel potenziale. È un dato che infonde speranza, perché significa che qualsiasi Paese può scegliere di cambiare rotta in qualsiasi momento, ma è anche triste, visti i risultati, perché significa che molti Paesi scelgono di deludere i propri figli.

 

 

 

 

 

 

 

[1] Un altro straordinario articolo di Bertrand, che ho trovato segnalato come ‘super interessante’ in un post di Milanovic (entrambi pubblicano su “X”).

[2] La tabella mostra l’andamento delle prestazioni medie degli studenti dei paesi dell’OCSE. In alto la scienza, in basso la matematica e per ultima la capacità di lettura. Il calo è mercato a partire dal 2018.

[3] La tabella mostra in pratica tutti i risultati dello studio dell’OCSE. Le prime quattro colonne mostrano i punteggi medi in scienza, lettura, matematica e capacità di soluzione dei problemi di calcolo. I paesi sono mostrati secondo l’ordine dei loro punteggi: ai primi posti, dunque, la Cina nelle regioni interessate dalla ricerca, Singapore, la Cina di Macao, Taipei (Taiwan) e il Giappone. L’Italia è al 29° posto, dietro la Francia e un po’ sotto Germania e Svezia. Gli Stati Uniti si collocano al 14° posto.

Nelle tre colonne a sfondo bianco, le differenze tra lo studio del 2022 e quello del 2025. Interessanti infine, nelle ultime due colonne, le quote espresse in percentuali degli studenti con prestazioni migliori (livello 5 o 6) e degli studenti con prestazioni peggiori (livello 2). Ad esempio, i primi sono in Cina il 55,5%, i secondi l’1,8%. In Italia i primi sono il 10,1%, i secondi il 15,8%.

In sintesi, il commento di Bertrand appare del tutto appropriato.

[4] La tabella mostra il crollo delle prestazioni dei bambini quindicenni della Finlandia.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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