I recently wrote a couple of Substack pieces that were seemingly disparate, but did have one theme in common. They argued against joining military alliances, and being in favor of peace not just by saying so but doing it in the real world by refusing military entanglements.
The first piece criticked Baltic countries’ suddenly-found belligerence and global irresponsibility, and indirectly (and in the later exchanges I had), directly, praising the policy of Finlandization. The second piece tried to delineate what, in my opinion, should be Serbia’s international policy (before the current change of government, and even more now) of holding to Tito’s legacy of non-alignment.
In both articles, the common theme was this: for small counties in Europe and in the world (and especially so in Africa), the best policy is that of neutrality between the great powers. It is the only policy that gives them agency, freedom of maneuver, and relevance in the world. Without it they would be gobbled up by great powers, reduced to irrelevance or serfdom, impotence and nothingness.
Moreover, such a policy of N and N (neutral and non-aligned) is not only good for the countries themselves but is good for the world as a whole because it limits the area where the big powers fight each other, prevents them from using the rivalries and contradictions within these countries to sow discord, to pit one tribe, or one people, or one ethnic group against another. and create endless wars, and then, through inter-imperial rivalry, to hurl the word into a cataclysm. As they did before.
Small, and big non-Western, countries too have a duty to preserve world peace.
But then why did I get such horribly negative response to my articles? Many supporters of the belligerence of the Baltic states accused me of being a Putin’s stooge. They wrote that the policy of Finlandization was wrong, or if it was not wrong, it was, they wrote, just a clever ruse to trick the Soviets. They thought that their countries should have joined NATO even much earlier, become fully part of the West, and perhaps gone to war.
My piece on Serbia’s foreign policy got attacked as a vulgar attempt to revive Communism and Titoism (by one set of people) and to keep Serbia away from Russia (by another set of people). They did not care for my argument that, due to historical events, Serbia was the only country in the former Yugoslavia able, at lead theoretically, to pursue the policy of neutrality and non-alignment that Tito so skillfully crafted. No, they argued, we need to get aligned with the West. The fact that Yugoslavia was the only country in Central and Eastern Europe that never belonged to the Tripartite Nazi pact (no longer than 72 hours that it took the Army to make the anti-Nazi coup in 1941), nor to the Warsaw Pact, nor to the NATO pact, was not an argument for them.
Some pro-Orthodox Russian bloggers attacked me from trying to “neutralize” Serbia from its Orthodox “brothers”. They also wanted the alignment but from the other side.
Everybody wanted to fight. No-one wanted to be neutral.
But they failed to reflect on the counterfactual that had Ukraine stuck to its originally Constitutionally-enshrined policy of neutrality, it would have had more than a million people, who are now dead, alive and happy. It would have flourished by trading with both the European Union and Russia. It would have been on its way to be a rich developed country. And they did not reflect on the fact that Finland’s economic growth was made possible by its neutrality and equal trade with the Soviets and the West. Nor that Swiss and Singaporean wealth was made possible by the policy of neutrality.
Nor that the global cold peace during the Cold War was made possible and maintained by the Bandoeng meeting and the numerous non-aligned countries’ Summits from Belgrade in 1961, to Cairo and Algiers, and ultimately Havana in 1979. They did not care to think that without neutrality and nonalignment, millions of people would have perished in a nuclear war between the superpowers. They have forgotten –or never learned—history.
Multipolarity and neutrality are the only way forward to have peace and save humankind.
Di recente ho scritto un paio di articoli per Substack che, pur essendo apparentemente diversi tra loro, avevano un tema in comune. Entrambi si schieravano contro l’adesione ad alleanze militari e sostenevano la causa della pace non solo a parole, ma anche concretamente, rifiutando qualsiasi coinvolgimento in conflitti militari.
Il primo articolo criticava l’improvvisa belligeranza e l’irresponsabilità globale dei Paesi baltici e, indirettamente (e nei successivi scambi di opinioni che ho avuto), elogiava direttamente la politica di finlandizzazione. Il secondo articolo cercava di delineare quella che, a mio avviso, avrebbe dovuto essere la politica internazionale della Serbia (prima dell’attuale cambio di governo, e ancor più ora), ovvero rimanere fedele all’eredità di non allineamento di Tito.
In entrambi gli articoli, il tema comune era il seguente: per i piccoli paesi in Europa e nel mondo (e soprattutto in Africa), la politica migliore è quella della neutralità tra le grandi potenze. È l’unica politica che garantisce loro autonomia, libertà di manovra e rilevanza nel mondo. Senza di essa, verrebbero inghiottiti dalle grandi potenze, ridotti all’irrilevanza o alla servitù, all’impotenza e al nulla.
Inoltre, una tale politica di N e N (neutrali e non allineati) non è solo positiva per i paesi stessi, ma è un bene per il mondo intero perché limita l’area in cui le grandi potenze si combattono, impedendo loro di sfruttare le rivalità e le contraddizioni interne a questi paesi per seminare discordia, per aizzare una tribù, un popolo o un gruppo etnico contro un altro, e creare guerre senza fine, e poi, attraverso la rivalità interimperiale, gettare il mondo nel caos. Come hanno fatto in passato.
Anche i paesi non occidentali, piccoli e grandi, hanno il dovere di preservare la pace mondiale.
Ma allora perché i miei articoli hanno ricevuto una risposta così terribilmente negativa? Molti sostenitori della belligeranza degli Stati baltici mi hanno accusato di essere un burattino di Putin. Hanno scritto che la politica di finlandizzazione era sbagliata, o se non era sbagliata, era, a loro dire, solo un astuto stratagemma per ingannare i sovietici. Pensavano che i loro paesi avrebbero dovuto aderire alla NATO molto prima, diventare parte integrante dell’Occidente e forse entrare in guerra.
Il mio articolo sulla politica estera serba è stato attaccato come un volgare tentativo di far rivivere il comunismo e il titoismo (da parte di alcuni) e di tenere la Serbia lontana dalla Russia (da parte di altri). Non hanno gradito la mia tesi secondo cui, a causa di eventi storici, la Serbia era l’unico paese dell’ex Jugoslavia in grado, almeno in teoria, di perseguire la politica di neutralità e non allineamento che Tito aveva così abilmente elaborato. No, sostenevano, dobbiamo allinearci con l’Occidente. Il fatto che la Jugoslavia fosse l’unico paese dell’Europa centro-orientale a non aver mai fatto parte del Patto tripartito nazista (non più di 72 ore, il tempo impiegato dall’esercito per attuare il colpo di stato antinazista nel 1941) [1] , né del Patto di Varsavia, né del Patto NATO, non era per loro un argomento valido.
Alcuni blogger russi filo-ortodossi mi hanno attaccato per aver tentato di “neutralizzare” la Serbia dai suoi “fratelli” ortodossi. Anche loro auspicavano un allineamento, ma dalla parte opposta.
Tutti volevano combattere. Nessuno voleva rimanere neutrale.
Ma non hanno considerato l’ipotesi controfattuale secondo cui, se l’Ucraina avesse mantenuto la sua politica di neutralità sancita dalla Costituzione, avrebbe avuto più di un milione di abitanti, che ora sono morti, vivi e felici. Sarebbe prosperata grazie agli scambi commerciali sia con l’Unione Europea che con la Russia. Sarebbe stata sulla buona strada per diventare un paese ricco e sviluppato. E non hanno considerato il fatto che la crescita economica della Finlandia è stata resa possibile dalla sua neutralità e dagli scambi commerciali paritari con l’Unione Sovietica e l’Occidente. Né che la ricchezza della Svizzera e di Singapore è stata resa possibile dalla politica di neutralità.
Né hanno dimenticato che la pace globale durante la Guerra Fredda fu resa possibile e mantenuta grazie all’incontro di Bandung e ai numerosi vertici dei paesi non allineati, da Belgrado nel 1961, al Cairo e ad Algeri, fino all’Avana nel 1979. Non si sono curati di pensare che senza la neutralità e il non allineamento, milioni di persone sarebbero perite in una guerra nucleare tra le superpotenze. Hanno dimenticato – o non hanno mai imparato – la storia.
Multipolarità e neutralità sono l’unica via da seguire per raggiungere la pace e salvare l’umanità.
[1] Il colpo di Stato in Jugoslavia del 1941 fu una rivolta militare quasi incruenta che il 27 marzo 1941 rovesciò il governo filo-tedesco del reggente Paolo Karađorđević a Belgrado. L’evento azzerò temporaneamente l’alleanza strategica che il Paese aveva appena stretto con la Germania nazista, scatenando la furia di Adolf Hitler.
By mm
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