Blog di Krugman

Parità dei poteri di acquisto e aspettative di inflazione giapponesi (estremamente specialistico) (27 ottobre 2013)

 

October 27, 2013, 10:27 am

PPP and Japanese Inflation Expectations (Extremely Wonkish)

I’m doing a bit of work on Abenomics, which will surface in a week or so. One thing I discovered along the way is that nobody much likes any of the existing measures of inflation expectations, as this New York Fed post by Mandel and Barnes explains. In particular, the Japanese market in inflation-protected securities is considered too thin to rely on.

Mandel and Barnes, building off work by Goldman Sachs, suggest an ingenious workaround: they use inflation expectations inferred from US TIPS, then adjust by the forward exchange rate. The idea is that relative purchasing power parity more or less holds in the long run, so you can assume that Japanese inflation equals US inflation plus change in the exchange rate. And since the forward premium is basically equal to the interest-rate differential, this in turn means inferring Japanese inflation expectations as equal to the US TIPS spread minus the difference between US and Japanese rates.

It’s a clever idea, but I think incomplete. There is strong evidence that real exchange rates are mean-reverting (pdf), and you should take that into account too. Estimating the rate of mean-reversion is tricky, but we can more or less sidestep this by looking at long-term expectations: after a decade, we can expect the bulk of any deviation from the norm to be eliminated.

You may ask, what is the long-run equilibrium real exchange rate? Interesting question, but not one we need to answer if we’re just trying to assess the impact of Abenomics, where what matters is the change in inflation expectations on Abe’s watch.

So here’s what I did: I took the implied 10-year breakeven inflation rate from US TIPS, minus the 10-year interest rate differential, plus the real appreciation Japan would experience if the real exchange rate against the dollar 10 years from now were to return to its level in January 2010. You can adjust this as you like with whatever your estimate of the difference between the 1-2010 rate and the equilibrium rate is; it will just shift the line up or down. Here’s the result:

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I have my doubts about the apparent decline in recent months. It’s being driven not by events in Japan but by the taper scare, which drove up US rates. There is a question about why that rise in US rates didn’t produce a lot more yen depreciation, but something seems off here.

The main point, however, is that this measure does suggest a substantial rise in expected inflation since Abenomics began, which is good news.

 

Parità dei poteri di acquisto [1] e aspettative di inflazione giapponesi (estremamente specialistico)

 

Sto facendo un po’ di lavoro sulla politica economica di Abe, che verrà in evidenza circa tra una settimana. Una cosa che ho scoperto strada facendo è che nessuno gradisce granché le misure esistenti sulle aspettative di inflazione, come il post sul blog della Fed di New York a cura di Mandel e Barnes spiega. In particolare, il mercato giapponese dei titoli indicizzati dall’inflazione è considerato troppo esile per essere un riferimento affidabile.

Mandel e Barnes, che realizzano lo studio per conto di Goldman Sachs, suggeriscono un modo ingegnoso di aggirare il problema: utilizzano le aspettative di inflazione derivanti dai TIPS [2] statunitensi, poi le correggono sulla base del tasso di cambio in divenire. L’idea è che nel lungo periodo la relativa parità del potere di acquisto più o meno si mantenga, cosicché si può assumere che l’inflazione giapponese eguagli quella statunitense, con l’aggiunta del mutamento nel tasso di cambio. E dato che il premio a venire è fondamentalmente eguale al differenziale del tasso di interesse, questo a sua volta significa che le aspettative di inflazione giapponesi sono uguali allo spread verso i TIPS statunitensi meno la differenza tra i tassi degli Stati Uniti e del Giappone.

E’ un’idea intelligente, ma penso incompleta. C’è un evidenza forte che i tassi di cambio reali tendano a tornare su valori medi (disponibile in pdf), e anche quello dovrebbe essere messo nel conto. Stimare il tasso del ritorno su valori medi è complicato, ma è un aspetto che possiamo più o meno schivare osservando le aspettative a lungo termine: dopo un decennio, possiamo aspettarci che il grosso di qualsiasi  deviazione dalla norma sia stato eliminato.

Si può chiedere, cosa è il tasso di cambio reale di equilibrio? E’ una domanda interessante, ma non abbiamo bisogno di rispondere se stiamo solo cercando di valutare l’impatto della politica economica di Abe, dove quello che conta è il mutamento delle aspettative di inflazione dal punto di osservazione di Abe.

Ecco dunque cosa ho fatto: ho preso il tasso di inflazione contenuto nel breakeven [3] decennale dei TIPS statunitensi, meno il differenziale del tasso di interesse decennale, più la rivalutazione reale che il Giappone conoscerebbe se il tasso di cambio reale con il dollaro nei dieci anni a venire tornasse al suo livello del gennaio 2010. Potete correggere come vi pare questo schema, con una vostra stima qualsiasi della differenza tra il tasso a gennaio del 2010 ed il tasso di equilibrio; ciò sposterà semplicemente la linea in alto o in basso. Ecco il risultato:

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Ho i miei dubbi sul declino apparente nei mesi recenti. Esso non è guidato dagli eventi giapponesi, ma dalla paura per la “stretta” che ha spinto in alto i tassi degli Stati Uniti. C’è un quesito sulla ragione per la quale la crescita nei tassi statunitensi non abbia prodotto una svalutazione un bel po’ superiore dello yen, ma è qualcosa che sembra estraneo a questo ragionamento.

Il punto principale, tuttavia, è che questo criterio di misura suggerisce davvero una crescita sostanziale nella inflazione attesa dal momento in cui la politica economica di Abe [4] ha avuto inizio, che è una buona notizia.



[1] La teoria della parità dei poteri di acquisto (PPA, PPP in inglese), in economia, introduce una relazione tra i prezzi e il tasso di cambio. Per la versione assoluta della PPA, i livelli generali dei prezzi di due paesi non possono differire quando vengono raffrontati dopo averli convertiti nella medesima valuta.

[2] Ovvero: Treasury Inflation Protected Securities (Titoli del Tesoro Protetti dall’Inflazione)

 

[3] “Breakeven” – in termini generali ed in economia – è il punto di equilibrio di profitti e perdite. Più precisamente, in economia aziendale, il punto di pareggio (break even point o break even, abbreviato in BEP) è un valore che indica la quantità, espressa in volumi di produzione o fatturato, di prodotto venduto necessaria per coprire i costi precedentemente sostenuti, al fine dunque di chiudere il periodo di riferimento senza profitti né perdite.

[4] Come si vede le aspettative di inflazione sino ad ottobre del 2011 erano negative, ovvero c’era un pur minima aspettativa di deflazione, ed erano ancora tra 0,5 ed 1 per cento nel gennaio 2012; sono poi cresciute sino ad un massimo di quasi il 3 per cento nell’aprile del 2013. Shinzo Abe è stato rieletto Primo Ministro dalla Dieta del Giappone nel dicembre del 2012.

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